Pubblica amministrazione : quando la contrattazione funziona

06/12/2016 di Alessandro Mauri

L’accordo sul contratto della Pubblica amministrazione, passato in sordina a causa del referendum costituzionale, rappresenta invece un importante passo avanti nella contrattazione per il pubblico impiego e sblocca una situazione ferma da anni.

PA

Un accordo importante – L’accordo concluso nei giorni scorsi tra governo e sigle sindacali sul rinnovo del contratta della Pubblica amministrazione è importante non solo perché pone fino a una situazione di stallo che si protraeva da sette anni, ma anche perché include alcuni aspetti innovativi. Questo secondo aspetto è particolarmente rilevante soprattutto considerando che la Pubblica amministrazione, e il contratto quadro in particolar modo, non rappresenta certamente una delle istituzioni più inclini al cambiamento. Resta inoltre un punto di merito il fatto che tutte le parti presenti al tavolo della scorsa settimana hanno siglato l’accordo, ovvero il ministro Marianna Madia e i rappresentanti delle principali sigle sindacali: Cgil, Cisl e Uil con i rispettivi segretari Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, nonché i rappresentanti delle singole categorie della pubblica amministrazione.

Aumenti e nuovi interventi – La novità più reclamizzata dell’accordo sulla pubblica amministrazione è l’aumento di 85 euro medi. Si tratta di una cifra non omogenea per tutti, in quanto gli aumenti maggiori andranno a chi percepisce uno stipendio più basso. Inoltre saranno previste misure che impediscano misure distorsive, considerando il bonus Renzi di 80 euro, che viene percepito da circa 850.000 dipendeti della pubblica amministrazione. Il piano prevede dunque interventi per 5 miliardi di euro nei tre anni 2016, 2017 e 2018, testimoniando un impegno molto più significativo del solito. Inoltre sono state modificate le norme sulla pubblica amministrazione previste della legge Brunetta e dalla legge sulla buona scuola, con particolare riferimento al ruolo della contrattazione nella gestione dei contratti. E’ previsto l’impegno a regolarizzare i lavoratori precari e a superare il precariato, anche se questo intervento dovrebbe essere oggetto di una legge quadro apposita. Infine sono state introdotte norme relative al welfare contrattuale, che vanno oltre le classiche prestazioni pubbliche.

Il futuro della contrattazione – Restano sul tavolo una serie di interventi preventivati, e che con la crisi del governo in corso potrebbero prendere strade differenti da quelli previsti. Se sugli impegni economici previsti dalla legge di bilancio non dovrebbero esserci grossi scossoni, dubbi sorgono sulla effettiva implementazione dell’atto di indirizzo sulla contrattazione e sulla riscrittura del testo unico dei contratti. Pesa inoltre la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato nella parte più sostanziale la riforma Madia, nella parte riguardante le nomine dei dirigenti della Pubblica Amministrazione.

Nonostante i passi avanti da fare siano ancora molti, a partire dalle contrattazioni di secondo livello, passando per l’approvazione definitiva delle risorse da destinare alla pubblica amministrazione, si tratta di un buon accordo. Innanzitutto perché sblocca una situazione ferma dall’inizio della crisi economica. In secondo luogo perché dimostra come il confronto costruttivo, portato avanti lontano dai riflettori (che spesso distraggono dal vero interesse delle parti), può portare a dei risultati, magari non eccellenti, ma comunque buoni per tutti.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.