Pubblica amministrazione italiana e dirigenti: fra riforme e numeri

24/03/2014 di Federico Nascimben

Quanti sono i dipendenti pubblici? Quanti i dirigenti? Cosa è cambiato con le ultime riforme?

Su Europinione, circa un anno fa, avevamo parlato dell’evoluzione storica della pubblica amministrazione italiana (qui e qui). In particolare, negli ultimi vent’anni, si sono susseguite un numero elevato di riforme della PA, pari almeno al numero di governi che si sono dati il cambio. I temi al centro erano sempre quelli: efficienza, minori costi, trasparenza, valutazione ecc. Ora, entro aprile, a quanto pare, anche il Governo Renzi approverà la sua riforma.

Secondo quanto riportato da IlSole24Ore (qui il link), al centro della nuova proposta vi saranno “mobilità anche interamministrativa, un albo unico per tutti gli alti burocrati, salario di produttività vincolato all’effettiva capacità di ottimizzare la gestione finanziaria degli uffici statali e anche pagelle dettagliate in nome dell’efficienza”. In attesa che i 500 milioni di euro di tagli del Piano Cottarelli diventino operativi, le principali novità sembrano essere rappresentate dal ritorno al ruolo unico dirigenziale e dal taglio/riforma (?) dell’ARAN (qui la pagina wiki).

In Italia i dipendenti pubblici – cioè i lavoratori dipendenti nelle pubbliche amministrazioni a livello statale, regionale, provinciale e comunale – con contratto a tempo indeterminato, al 2009, sono pari a 3 milioni e 300 mila persone, a cui si sommano circa 230 mila precari, per un totale di 3,5 milioni di lavoratori (qui il link con un’infografica de Linkiesta). La percentuale di pubblici impiegati è in linea con la media europea, il problema riguarda la loro distribuzione territoriale. Il numero di dirigenti – per toccare un argomento di assoluta attualità – è eccessivo: 280 mila unità, uno ogni 11,5 dipendenti, mentre in Francia (Paese con una percentuale di dipendenti pubblici più elevata della nostra) sono uno ogni 33 (qui il link); stesso discorso per le retribuzioni: rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, per i dirigenti di prima fascia queste sono più elevate del 105% rispetto al reddito pro capite dei paesi interessati, mentre lo sono del 12% per i dirigenti di seconda fascia.

Secondo la “Relazione sulla performance delle amministrazioni centrali 2012“, stilata dall’Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche (ANAC) – in seguito alle riforme che hanno imposto una valutazione delle performance dei dirigenti e un legame tra stipendi e performance (pari a circa il 30%) – sempre al 2009, “la quasi totalità [di questi] ha conseguito una valutazione non inferiore al 90% del livello massimo atteso (ad eccezione degli Enti previdenziali)”. Ovviamente, secondo la relazione, “gli straordinari risultati positivi nel conseguimento della gran parte degli obiettivi strategici, rendicontati da parte di tutte le amministrazioni, appaiono irrealistici ed in contrasto con la percezione dei cittadini sull’efficacia dell’azione delle amministrazioni centrali”: l’84% ha dichiarato di aver raggiunto gli obiettivi (cioè contenimento della spesa, digitalizzazione, qualità dei servizi, organizzazione, trasparenza) fissati per il 2012 in misura superiore al 90%.

Nel corso degli anni sono state riformate più volte le commissioni di valutazione, e addirittura con la riforma Brunetta, nel 2009, era stato imposto il limite minimo del 25% di valutazioni negative che faceva appunto coppia con il 30% di retribuzione variabile in funzione del risultato. Arrivare a dover imporre un limite minimo di “bocciature” dà perfettamente la misura di quanto sia efficiente il nostro settore pubblico, e di quanto sia alta l’inclinazione alla valutazione del merito e del conseguimento del risultato.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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