Provinciali 2014: tiene l’asse di Governo, e si aggiunge pure FI

16/09/2014 di Giacomo Bandini

Nella "terra di mezzo" della riforma Delrio non mancano le sorprese nelle alleanze per il voto interno ai nuovi enti di secondo livello.

Province ed esuberi

Il 28 settembre 2014 si terranno le elezioni di cui nessuno parla, quelle provinciali. Di fatto è bastato lo slogan “aboliremo le Province”, accompagnato dal progetto Delrio, a far dimenticare totalmente questi enti. In realtà queste elezioni non sono poi così secondarie come si pensa, e le liste che stanno nascendo costituiscono le concrete arene di strane alleanze politiche.

Un breve ripasso: con la legge Delrio (la legge n.56/2014), le Province sono diventate enti di secondo livello. Il Presidente della Provincia infatti, non solo non otterrà più emolumenti per il suo ruolo, ma verrà scelto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni del territorio provinciale. E’ una carica che dura quattro anni, e possono candidarsi solo gli stessi sindaci del territorio. Il Consiglio provinciale segue lo stesso principio, ma rimane in carica solo per due anni, a cui segue il rinnovo. Viene da sé che, in caso di decadenza dalla carica nel comune, decade anche il ruolo provinciale. Il peso del voto non è eguale per tutti i sindaci e consiglieri, ma si baserà sulla fascia demografica di cui fa parte un singolo comune: per capirci, il voto di un consigliere di un comune di più di 10 mila abitanti vale quasi quanto tre di quelli dei comuni di 5 mila. Questa è la situazione attuale, tenendo presente che nel caso l’attuale riforma costituzionale passasse, la parola “province” scomparirebbe dalla Costituzione: le cose insomma potrebbero cambiare ancora.

Una mappa dell'Italia comprensiva delle Province
Una mappa dell’Italia comprensiva delle Province

All’interno della rinnovata cornice tecnica/amministrativa, a destare qualche sorpresa sono state soprattutto le liste presentate dai partiti che presentano un sindaco candidato in comune. Nella maggioranza dei casi si vede replicato l’asse governativo nazionale Pd-Nuovo Centrodestra in piccolo (ad esempio Brescia, Avellino, Cremona, Savona, Latina). Spesso poi si inseriscono liste civiche indipendenti, solitamente tendenti ad un’alleanza informale con il Pd, alcune fra l’altro capitanate da esponenti locali di Sel. Il caso più curioso risulta essere quello di Trapani, dove nei mesi scorsi si è parlato di una mega coalizione Costituente e trasversale al massimo livello, in quanto avrebbe dovuto eleggere un candidato comune fra Pd-Ncd-Forza Italia e Fratelli d’Italia. Insomma un ipotetico calderone, poi smentito dal centrosinistra.

Calderone che, invece, si presenta in due delle città principali della nostra penisola: Torino e Genova. Nel capoluogo piemontese, dietro al più o meno valido motivo del dover scrivere le regole del nuovo ente insieme, ha trovato spazio l’asse Partito Democratico, Forza Italia e Nuovo Centro Destra, con una SEL che potrebbe aderire nelle prossime ore; a Genova, invece, la Lista Doria racchiude PD, FI, NCD e Lista Doria. Ancora più estremo il caso di Ferrara, dove la lista Provincia Insieme riunisce sindaci di PD, Lega, FI, M5S e Psi. Per i protagonisti un segnale di responsabilità per affrontare insieme una fase di transizione e le problematiche che si presenteranno nei prossimi due anni, per l’opposizione – Fratelli d’Italia – un inciucio fatto per spartirsi le poltrone.

Eccezioni a parte, che sono comunque meno isolate di quanto si possa pensare, la tenuta e la continuità che si cerca di dare a livello locale al blocco di governo è evidente, avendo il perno nell’asse PD-NCD. Da un lato quest’ultimo sta ottenendo il massimo risultato con uno sforzo e una base elettorale minimi. Bisogna considerare poi l’evidenza che annota NCD come sostituto innaturale di Sel in guisa di partner privilegiato del Pd. Di sicuro non si parla di virata a destra del nuovo centrosinistra renziano, piuttosto è meglio definirlo come opportunismo politico utile soprattutto agli alfaniani ed una chiara scelta nei confronti dell’elettore, pur poco sensibile a questo tipo di elezioni secondarie: è l’alleanza governativa a contare in questo momento, molto meno le vecchie appartenenze politiche. Forza Italia invece trova evidentemente in Fratelli d’Italia e gli ex An il solido alleato di sempre consolidando un’alleanza utile alle future nazionali.

L’importanza, però, delle dimenticate “Provinciali” sta tutta  nelle funzioni rimaste in seno all’organo come modificato. I nuovi enti di secondo livello continueranno, difatti, ad avere competenze nei settori dell’edilizia scolastica, nella tutela e valorizzazione dell’ambiente, nei trasporti e nella gestione delle strade provinciali cui si aggiungono controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e la promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale. Soprattutto alle prime voci elencate arriveranno i vari fondi destinati all’amministrazione ed è lì che si concentrerà l’attività dei nuovi Presidenti e Consigli. Un discreto gruzzolo che dovrebbe far risvegliare la coscienza collettiva del cittadino e dovrebbe far riflettere sulla nuova situazione delle province. Risulta chiaro quindi che votare una certa parte oggi significa automaticamente generare un tipo o meno di alleanza sistematica e, con alcune forze politiche isolate, si creerà sempre di più a livello locale una sorta di primordiale bipolarismo, ricordando però che a livello macro è tutta un’altra cosa.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus