Le difficili prove di dialogo nella Repubblica Democratica del Congo

07/09/2016 di Sabrina Sergi

Nella RDC continua l'aspro scontro tra le opposizioni e il Presidente Kabila. Il tema è quello che sta colpendo molte delle democrazie nate nel Continente dopo la fine della guerra fredda: la violazione del limiti di mandati imposti dalle Costituzioni di molti paesi africani.

Repubblica Democratica Congo

A poco meno di quattro mesi dalle elezioni programmate per fine novembre, nella Repubblica Democratica del Congo non si apre che un tenue spiraglio di dialogo tra maggioranza e opposizione. Il primo settembre scorso, l’ex presidente del Togo Edem Kodjo, nominato mediatore per la crisi congolese dall’organizzazione dell’Unione Africana, ha inaugurato una serie di incontri tra i sostenitori del presidente Joseph Kabila e i partiti dell’opposizione.

Ricordiamo che la situazione è particolarmente delicata: già nel 2011, la nuova elezione di Kabile era stata accompagnata da forte proteste dell’opposizione, e anche di alcuni osservatori internazionali. Oggi il Presidente dovrebbe essere giunto alla fine del proprio secondo e ultimo mandato, ma il rischio concreto di un rinvio delle elezioni – che lo stesso Kebila starebbe cercando di favorire – potrebbe permettergli di arginare tale limite e rimanere in carica.

La riunione del Comitato preparatorio al dialogo nazionale, tenutasi il 26 agosto, nella quale era stata fissata una piattaforma comune quale base di partenza per la promozione del processo elettorale, era giunta ad un accordo sull’organizzazione delle elezioni e sulle regole di condotta, ma aveva nuovamente rimandato la decisione sulla data elettorale.

Entrambi gli incontri, tuttavia, sono stati boicottati dai leader più rappresentativi dell’opposizione, come il leader storico Étienne Tshisekedi e l’ex governatore del Katanga Moïse Chapwe Katumbi. Tshisekedi e Katumbi, insieme ad altri soggetti della società civile e partiti politici, hanno infatti recentemente costituito il cartello politico Rassemblement pour la défense des valours de la République, dopo un incontro a Bruxelles, che ha visto partecipare, in maggio, diversi soggetti politici, ma ha anche registrato l’assenza di alcune formazioni di opposizione .

Tshisekedi, che era stato l’avversaio di Kabile nel 2011, è stato costretto prima agli arresti domiciliari e poi alla fuga dal Paese, dopo aver contestato l’esito del voto. Katumbi, prese le distanze da Kabile, ha annunciato la propria candidatura a Presidente. Dopo aver ottenuto l’appoggio dei G7, Katumbi è stato costretto a fuggire in Sud Africa, perché immediatamente accusato di una serie di reati e condannato a tre anni in contumacia.  

Le opposizioni sono convinte che la strategia del dialogo nazionale, lanciata dal Presidente un anno fa, sia solo un modo per temporeggiare ulteriormente, rimandare le elezioni e continuare, così, ad esercitare il proprio potere anche oltre il limite dei due mandati. Inoltre, il G7 ha anche anteposto come condizione essenziale per la partecipazione al dialogo anche l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici arrestati nella scorsa primavera oltre all’annullamento della condanna a tre anni di carcere inflitta a Katumbi. Il G7 ha infine accusato il mediatore Kodjo di essere un “kabilista”, dal momento che il dialogo di pace somiglierebbe più che altro a una «riunione di kabilisti riservata agli amici». 

Da un punto di vista pratico, tuttavia, mentre il dibattito nazionale continua a infiammarsi, la prospettiva delle elezioni si allontana sempre di più. A questo va aggiunto un progressivo deteriorarsi dell’ordine pubblico nel Paese, costantemente degenerato dopo gli scontri della scorsa primavera. Dal mese di Agosto infatti, si sono susseguite una serie di violenze che hanno colpito ancora una volta la regione nord-orientale del Kivu, in particolare la città di Beni, dove almeno 51 persone sono state uccise a colpi di machete.

Fatti analoghi si sono svolti nella regione del Katanga, come confermato dal lungo report di agosto 2016 redatto dall’International Crisis Group. L’attuale clima di tensione non è solo dovuto all’incertezza politica, ma anche alla presenza di gruppi armati di natura sia interetnica che internazionale. Soprattutto nella parte Est del Paese sono infatti ancora presenti numerosi ribelli ruandesi e ugandesi che hanno partecipato alle guerre civili nei propri Stati e continuano a propagare le violenze al confine con il Congo. Questa situazione, combinata con gli attuali problemi di tipo politico precedentemente illustrati, hanno contribuito a creare una situazione critica.

Da un lato, la popolazione accusa il governo di aver perso il controllo su molte zone del Paese e di essere quindi indirettamente responsabile dei massacri che avvengono quotidianamente. Dall’altro, come sostenuto anche da un report del Congo Research Group dell’Università di New York, molte delle violenze sono da attribuire non solo ai ribelli, ma anche ai soldati dell’esercito regolare. Per sperare in un miglioramento della crisi congolese è ancora possibile guardare con un po’ di fiducia alla data del 19 settembre. È infatti questo il giorno previsto per la convocazione dello scrutinio presidenziale, definito dal leader dell’opposizione Tshisekedi quale «preavviso di tre mesi» affinché il presidente lasci il potere entro dicembre.

MONUSCO
La situazione della missione MONUSCO aggiornata a settembre 2016 (fonte: ONU)

La comunità internazionale si è per ora limitata a tacere sulla questione, mentre l’ONU ha solamente condannato le violenze di Agosto, dopo l’adozione della risoluzione 2277 per il rinnovo della missione MONUSCO. Dall’Unione Europea, invece, è arrivato un segnale ambiguo, non essendoci state finora prese di posizione nette di alcun tipo. Tuttavia, per il 7 settembre prossimo è previsto un incontro presso il Parlamento Europeo riguardante la situazione dei diritti dell’uomo, la democrazia e l’alternanza politica nell’Africa sub sahariana. Tra i relatori, che saranno presentati dall’eurodeputata italo-congolese Cécile Kyenge, è altresì previsto l’intervento del più strenue rivale di Kabila, Moïse Katumbi, dal titolo: «Natura del rapporto tra le opposizioni congolesi e la maggioranza presidenziale»

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Sabrina Sergi

Laureata magistrale in Scienze della Politica a Lecce, con 110 e lode, ha approfondito i suoi studi di politica internazionale presso l’ISPI di Milano, dove ha frequentato il Master in Diplomacy. Passioni collaterali: scrittura, letteratura e storia.
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