Prospettive economiche della Cina: la classe media come motore di sviluppo

09/04/2014 di Vincenzo Romano

I dati macroeconomici. I dati sull’andamento dell’economia cinese nell’ultimo trimestre del 2013 mostrano rinnovati segnali di rallentamento e pongono una volta in più l’attenzione sulle riforme necessarie a sostenere l’economia. Con molta probabilità essi spingeranno la leadership del PCC a rivedere e riconsiderare gli obiettivi di crescita per il 2014.Nel quarto trimestre del 2013 il paese è cresciuto ad un tasso del 7.7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; un valore inferiore di 0.1% rispetto a quello del trimestre precedente. Alla luce di tale performance, la Cina ha chiuso il 2013 con un tasso di crescita del 7.7%, lo stesso registrato alla fine del 2012 e 0.2 punti percentuali in più rispetto all’obiettivo fissato per il 2013 (7.5%). Considerando poi l’anno precedente, i dati mostrano un’inversione di tendenza nel contributo netto di investimenti e consumi: nel 2013, infatti, la sola spesa per investimenti ha contribuito a far crescere il paese del 4.2% (il 54.4% del totale), mentre i consumi interni vi hanno contribuito per il 3.8%, 0.4 punti percentuali in meno rispetto al 2012. Tali dati mostrano come il sentiero di sviluppo basato sui consumi interni tardi ancora ad essere pienamente implementato.

Paesaggio CinaAltri segnali di rallentamento arrivano dalla flessione di alcuni indicatori economici fondamentali per la crescita. Tra questi troviamo la quota di investimenti fissi, la cui crescita nel 2013 è stata la più bassa degli ultimi dieci anni. Le vendite al consumo sono rimaste in linea con il mese precedente, ma il tasso di crescita complessivo alla fine dell’anno (+13.3%) rimane sostanzialmente più basso rispetto sia al 2012 (14.7%) che al 2011 (17.1%). In egual misura, la crescita della produzione industriale (fondamentale indicatore per un paese manifatturiero) si è ridotta di 0.3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

La classe media come motore di sviluppo. Su tale sfondo, non eccessivamente ottimistico, la Cina è interessata da un fenomeno che ha preceduto le fasi di maggiore crescita dei paesi occidentali: la progressiva affermazione della classe media. Quest’ultima è da sempre stata considerata il motore di una crescita economica duratura e stabile nel tempo, e le serie storiche dimostrano tale assunto mettendo in luce che proprio durante i periodi di allargamento della fetta di popolazione appartenente a tale classe si sono registrati tassi di crescita sostenuti e costanti nel tempo. È stato così per gli USA in seguito alla crisi del 1929 (con il New Deal di Roosvelt), è stato così per l’Italia ed il Giappone del secondo dopoguerra, ed è così per la Cina, che ha imboccato tale processo a partire dagli anni ‘90. Ma è soltanto a partire dal 2002 che, a conclusione del XVI Congresso del PCC, l’allora segretario generale Jiang Zemin indicò– segnando un passaggio rivoluzionario – nell’”espansione del gruppo dal reddito medio” l’obiettivo centrale del governo.

L’avvento di una nuova era. Per capire la portata di una tale espressione bisogna fare un passo indietro. Durante il periodo maoista (1949-1978), fondato su una politica di de-stratificazione sociale, la classe media non ha potuto trovare né spazio né legittimazione pubblica. In seguito all’avvio del programma “Riforma ed Apertura” fino al 2002, la leadership ha evitato di fare esplicite analisi di classe, limitandosi a riaffermare la vecchia linea: nel 1989 Jiang dichiarò che “la classe lavoratrice ha bisogno del Partito ed il Partito ha bisogno della classe lavoratrice” mentre nel 1990 Deng Xiaoping affermò che “non permetteremo che si formi una nuova borghesia”. Sulla scia di tali posizioni, e sull’apertura di Jiang nel 2002, la linea politica seguita oggi dal partito è molto prudente. È per tale motivo che si evitano esplicitamente riferimenti ad un concetto – la classe media – carico di significato ideologico, e difficilmente maneggiabile dalla leadership cinese.

Le ricadute socio-politiche dell’avvento della classe media. Oltre alle ovvie ricadute economiche di un tale processo di ribalta della classe media, ve ne sono altrettante di natura socio-politica: l’interesse montante per la classe media si muove lungo la linea del mantenimento della stabilità ed armonia sociale. Nella fase attuale di transizione economica, nella quale il disagio sociale rispetto a problematiche legate ad una crescita che sta fortemente rallentando, un paese con una fetta di popolazione che si trova “nel mezzo” tra ricchi e poveri si presenta non solo come meno polarizzato, ma anche come più giusto.

Inoltre, il passaggio da un sistema pianificato e redistributivo ad uno di mercato ha portato con sé cambiamenti importanti rispetto ai canali di accesso alle risorse e alla modalità di distribuirle. In un sistema di mercato, infatti, lo status di ogni individuo dipende da una complessa e variegata gamma di fattori, fra i quali in primis spiccano il mercato, il livello di istruzione, l’ambiente e le relazioni familiari, variabili che nel precedente ordine occupavano un ruolo decisamente secondario, e dove, invece, prevaleva il prestigio politico attribuito dalle autorità dello Stato a una data classe.

In un tale contesto, la classe media si presenta come una forza politica nuova, necessaria alla stabilità sociale e, soprattutto, alla rigenerazione ed al rafforzamento delle forze produttive. Il ruolo che ad essa spetta nel prossimo futuro sarà destinato a crescere sempre più nell’economia così come nella politica. I leader cinesi lo hanno compreso, resta da chiedersi quanto ne siano consapevoli i loro stessi esponenti.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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