Prosegue la crescita del debito pubblico dell’Eurozona

26/07/2013 di Andrea Luciani

Il debito pubblico cresce nell’Eurozona e nell’Ue a 27 – Prosegue la crescita del debito pubblico rispetto al PIL nel secondo trimestre del 2013. Secondo i dati di Eurostat il rapporto fra i due indicatori è cresciuto al 92,2 % dal 90,6 % dell’anno 2012 come media fra i 17 Paesi che hanno come moneta l’euro. Se si prende in considerazione l’Ue a 27 (anche se ormai, dato l’ingresso della Croazia si dovrebbe dire a 28, senonché i dati essendo precedenti al mese di luglio 2013, non tengono in considerazione lo Stato balcanico) la crescita media del debito pubblico risulta solo dello 0,7 %, cioè all’85,9 % dall’85,4 %, il che mostra, ancora una volta che fanno parte dell’Unione monetaria abbiano dovuto affrontare maggiori problemi dovuti agli attacchi speculativi sui titoli del debito pubblico ed azioni di recupero congiunte attraverso gli strumenti finanziari di EFSF e MES. Il primo trimestre del 2012 il rapporto debito PIL dell’Eurozona era dell’88,2 % e dell’Ue a 27 dell’83,3 %.

Debito Pubblico Unione EuropeaIl peso della crisi – Dopo circa quattro trimestri il debito in rapporto al PIL è dunque cresciuto di quattro punti percentuali nell’Eurozona e di due punti percentuali nell’Ue a 27, due dati che confermano che l’Ue ancora subisce le conseguenze della crisi economico finanziaria e dell’aggravamento dei propri debiti pubblici dovuti al risanamento degli istituti finanziari alla diminuzione della produzione e all’aumento del costo del finanziamento dello stesso debito. L’aumento del debito pubblico che rischia di diventare “insostenibile” di fronte ai mercati finanziari, rappresenta, dunque, un’altra manifestazione degli effetti della crisi e ricorda all’Unione che la fine della parabola discendente è ancora lontana ovvero che gli effetti della stessa si ripercuoteranno negli anni a venire e che ciò comporta la necessità di un’azione dell’Unione concreta e rivolta verso la crescita.

La situazione italiana – Fra i Paesi membri, il debito più alto è stato registrato in Grecia (160,5%), Italia (130,3%), Portogallo (127,2%) e Irlanda (125,1%), mentre quello più basso in Estonia (10%), Bulgaria (18%) e Lussemburgo (22,4%). Il debito italiana tocca, secondo Eurostat, la quota record di 130,3 % pari a circa 2.034.763 miliardi. La situazione italiana deve far riflettere la più presto il Governo sulle misure da prendere per favorire la crescita ed i tagli della spesa. La mole del debito italiano rischia di essere una zavorra per la penisola italiana anche durante un eventuale recupero post-crisi. Essa, infatti, contribuisce a non attirare gli investitori e a determinare un aumento del costo del finanziamento del debito stesso, attraverso i tassi di interesse sui titoli di Stato nonché ad alimentare il clima di sfiducia ed incertezza sulla sostenibilità di quest’ultimo con conseguenze sull’economia reale.

Unica nota positiva è che nella classifica “negativa” della crescita del debito l’Italia arrivi questa volta sesta. L’incremento, infatti, del debito pubblico italiano, superiore alla media europea è inferiore (in termini percentuali) a quello che si è registrato in Irlanda, Belgio, Spagna, Malta Grecia e Portogallo.

L’importanza di puntare sulla crescita –  Questi dati ribadiscono, se mai ce ne fosse il bisogno, l’importanza di avviare un programma di misure deciso per agire sulla crescita. L’Italia deve necessaria muoversi in questa direzione se vuole cominciare ad invertire la tendenza negativa del PIL ed il conseguente accrescimento del debito pubblico. L’Ue si sta già mobilitando in questa direzione ed il prossimo consiglio europeo avrà come suo tema centrale proprio la crescita nell’Ue a 28 ma soprattutto nell’Eurozona.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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