Fra promesse elettorali, sogni e realtà

17/12/2013 di Federico Nascimben

Renzi diventa il nuovo segretario del PD e promette una svolta, Letta pronto all'ennesima fase 2, i "Forconi" protestano... ma la realtà dove sta?

Promesse elettorali, sogni, realtà e proteste. Fra Renzi, Letta, il suo Governo ed i “Forconi”, l’Italia della crisi – stando alla realtà descritta dai media – continua ad essere terribilmente in bilico fra una classe politica che promette svolte e cambiamenti epocali e le piazze con i suoi movimenti (5 Stelle, Forconi, 9 dicembre). Come la storia (non) ci ha insegnato, recessioni economiche alimentano sempre populismi ed estremizzano il confronto/conflitto. E l’Italia – a causa dei suoi forti squilibri socioeconomici – è sempre andata a braccetto con entrambi; famosa a tal proposito è l’espressione di un tal Winston Churchill che molti conoscono: “gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero guerre“.

"Vi restituirò l'IMU" è stata una la promessa più nota della scorsa campagna elettorale, e ha subito suscitato l'ironia della rete.
“Vi restituirò l’IMU” è stata una la promessa più nota della scorsa campagna elettorale, e ha subito suscitato l’ironia della rete.

I problemi però rimangono sempre quelli, aiutati da una classe dirigente negletta(ma consapevole e compiacente nella difesa dello status quo) e, per lo più, incompresi o malintesi dal “popolo”. Fondamentalmente, questi due motivi ci riportano ricorsivamente a quanto sopra evidenziato. E il rendiconto di quanto non fatto finora dal Governo Letta contribuisce ad alimentare questa spirale perversa. Basta vedere quanto avvenuto con l’IMU, la privatizzazione della Banca d’Italia, Alitalia, il caso Shalabayeva, la legge di stabilità e il suo ininfluente taglio al cuneo fiscale.

In compenso, si diceva, le nuove promesse elettorali non tardano a mancare, e fra la svolta di Renzi e l’ennesima fase 2 promessa da Letta, grandi novità ci dovremmo aspettare. Ma anche qui, come noto, i problemi sono sempre quelli: il neosegretario si deve trovare a mediare con un gruppo parlamentare eletto in un contesto completamente diverso da quello attuale e largamente a maggioranza non renziano; il Presidente del Consiglio deve comunque fare i conti con i crescenti malumori di ciò che è rimasto del Centro (SC, Popolari e UDC) e del Centrodestra (NCD). In quest’ultimo caso si può tranquillamente affermare che l’aumentare della frammentazione partitica è inversamente proporzionale al consenso elettorale. Dall’altra parte delle barricate, Grillo e Berlusconi (assieme alla nuova Lega Nord targata Salvini) sembrano andare a braccetto nel sostegno all’eterogeneo e disorganizzato “movimento dei Forconi” e nell’attaccare Unione Europea ed Euro.

Certo, ovviamente, qualcuno si dimentica di aver firmato fiscal compact e pareggio di bilancio per il 2013, ma questa è un’altra storia. Inoltre, ci si scorda anche che il forte risparmio derivante dalla riduzione della spesa per interessi sul debito, in particolar modo dal 1998 al 2011, è servito solamente a finanziare aumenti di spesa corrente, in particolar modo nella prima metà degli anni 2000, anziché ridurre l’indebitamento complessivo e la pressione fiscale su famiglie e imprese (tralasciamo le c.d. “riforme strutturali”). Sul versante delle riforme istituzionali sempre promesse e mai attuate ci siamo ritrovati nell’assurda situazione in cui una pronuncia della Consulta ha riportato in vita un sistema di fatto puramente proporzionale che, con la situazione odierna, ci obbligherebbe a larghe intese per il resto della nostra vita.

Ma è il paradigma di quest’Italia ingovernabile e, a sua volta, ingovernata. In cui causa ed effetto si mescolano dando vita ad un tutt’uno, con la costante tentazione di risolvere tutto con una leggina ad hoc, senza una visione complessiva dei problemi, in cui a regnare è solo l’entropia.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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