Progetto GeRPA: bilancio di genere per le pubbliche amministrazioni

05/11/2015 di Redazione

Nell’ambito della collaborazione con TIA Formazione, una cronaca dell’incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sul progetto del Dipartimento per le Pari Opportunità

Il progetto GeRPA nasce grazie all’accordo fra Dipartimento per le Pari Opportunità e l’Università di Ferrara, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ed è volto ad elaborare nuovo strumenti operativi per la sistematizzazione del bilancio di genere, soprattutto all’interno delle Regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).

In questa circostanza, il partner scientifico universitario ha giocato un ruolo fondamentale perché si è prodigato alla stesura di modelli fruibili per qualsiasi ente pubblico e possibilmente declinabili a seconda delle esigenze dell’ente (comuni, regioni, università, società controllate). Le professoresse Cristiana Fioravanti ed Emidia Vagnoni hanno fornito, in sede di congresso – presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – materiale tecnico che ha esplicato il percorso di studi che è stato fatto per arrivare alla compilazione di questi schemi.

Le fasi principali sono 3:

1) Approfondimento delle normative, delle esperienze e della letteratura sia italiana che internazionale;

2) Formulazione a partire dall’analisi 1;

3) Presentazione del progetto, che prevede una disposizione al dialogo con chi desidera attuarlo.

Nel progetto GerPA il bilancio di genere è concepito con una duplice finalità: come strumento che accompagna la relazione sulle performance, quindi, valutazione della partecipazione di uomini e donne a tutti i livelli organizzativi e, come strumento di monitoraggio e di valutazione dell’impatto delle politiche regionali su donne e uomini, configurandosi dunque, come funzionale al controllo delle politiche stesse. Ai fini del monitoraggio delle situazioni di genere, sono necessari i cosiddetti “indicatori”, ovvero, tutti quei termini che vengono presi in considerazione per verificare la situazione di un determinato contesto, riguardo i membri di un ente e il loro comportamento, il territorio e le condizioni dei cittadini. Attraverso gli indicatori quindi, si scandaglia un ente (o più in generale, una circostanza) affinché si possa trovare la giusta soluzione da attuare in termini di bilancio di genere e a individuare i benefici che possono essere apportati, attraverso un ragionato utilizzo delle risorse pubbliche.

La lettura del bilancio, tuttavia, non è sempre monocromatica, si cerca infatti, di attingere a diverse modalità, attraverso la valutazione delle singole performance. A partire da questa ricerca, possono germogliare politiche durature, ed è sostanziale quindi, che la valutazione venga considerata parte integrante per l’attuazione di politiche pubbliche, ponendo sempre l’attenzione al benessere dei cittadini; valutazione che non deve essere attuata solo al termine dell’applicazione della normativa, ma per tutta la sua durata, in modo da indirizzare “in tempo reale” le diverse strategie.

La Proff.ssa Mita Marra, propone invece, l’analisi di questo settore in chiave più sociologica occupandosi di Scienze Politiche, Sociali e della comunicazione all’Università di Salerno. La Marra informa che quello che può venire ormai chiamato “femminismo di stato” (gender mainstreaming) non deve venir concepito come elemento di contrasto tra i generi, bensì come focalizzazione della lente valutativa su quei meccanismi che ci rendono cooperativi, a partire dalla solidarietà, che parte dal micro (nucleo familiare) ed arriva al macro (istituzioni).

Altra applicazione, molto più pratica, da parte del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) è stata spiegata dalla Dott.ssa Valeria Vaccaro. Per ridurre gli inevitabili impegni delle donne, il MEF, ha garantito delle soluzioni come: asili nido, ludoteche e voucher di conciliazione (per baby sitter, badanti ecc). Il diretto riscontro di queste (e di tante altre) agevolazioni, ha portato alla registrazione di grandi vantaggi, come riguardo l’assenza per ferie e i part-time estivi. Tutto questo – afferma la Dott.ssa – ha incrementato la produttività e la presenza in ufficio; ben accolto soprattutto il servizio di intrattenimento per i bambini in sede ministeriale, che ha incoraggiato il personale (per questi grandi risultati, questo progetto ha vinto il Premio delle Nazioni Unite, relativo ai programmi di bilancio di genere).

In chiusura, l’intervento di Monica Parrella (Dirigente generale, Dipartimento per le Pari Opportunità), la quale ha ricordato che, l’attuazione del bilancio di genere è già un obbligo, ma le pubbliche amministrazioni non sanno come redigerlo. Le stesse regioni italiane, (non tutte si sono adeguate a queste normative) registrano dei fiochi cambiamenti; sostanziale pertanto, credere nel progetto GerPA, perché gli obblighi normativi possano trovare una degna applicazione. Si rimanda al prossimo anno, per un altro appuntamento che discuterà su quelle che saranno le migliori esperienze in tema di bilancio di genere.

Giada Bernile

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