Priorità: dalle parole ai fatti

06/05/2013 di Federico Nascimben

Le priorità? – IMU, IVA, legge elettorale, cassa integrazione in deroga, ius soli, giovani, costi della politica ecc. ecc. E poi, quante volte in campagna elettorale sentiamo dire: “il primo provvedimento che il nostro governo prenderà sarà…”? Oppure: “entro i primi 100 giorni il nostro governo approverà queste riforme…”? Parole, parole, parole verrebbe da dire, ma di queste (e solo di queste, troppo spesso) vive la politica.

Saccomanni e Letta
Saccomanni e Letta, a loro il difficile compito di definire le priorità del Paese senza scontentare il centrodestra.

Un strana alleanza con idee diverse – Naturalmente per questo governo la questione è più complicata: devono esserci continui negoziati, vista la composizione eterogenea, per cui le cose appena dette hanno un valore relativo. Ma, come sottolineato nel precedente articolo, si fatica a  capire quale sia la reale priorità dell’esecutivo in carica. I problemi da affrontare sono tanti, troppi, e le idee sul dove (e come) iniziare sono confuse.

L’urgenza detterà comunque alcune priorità – Ciò che è certo, è che per questioni di tempo bisognerà varare qualche provvedimento per cercare di tamponare risorse e far fronte alle questioni più stringenti: si vuole sospendere la rata di giugno dell’IMU sulla prima casa? Si vuole rifinanziare la CIG in deroga? Si vuole evitare l’aumento dell’IVA? I soldi bisogna trovarli (e i margini sono molto stretti). Invece, dal punto di vista delle riforme istituzionali: si vuole riformare la legge elettorale? Si vogliono tagliare i costi della politica? Si vuole superare il bicameralismo perfetto? Occorre attivare al più presto la Convenzione, la cui presidenza (da ciò che si è capito) andrà comunque ad un uomo del centrodestra.

Le condizioni tecniche per l’avvio dei lavori parlamentari sono ormai soddisfatte – Detto questo però, occorre mettersi d’accordo ora che le trattative per l’insediamento delle commissioni permanenti sembrano avviarsi verso la conclusione. Il governo c’è. La maggioranza e l’opposizione si sono delineate. Tutti i prerequisiti indispensabili per il funzionamento del nostro Parlamento sono soddisfatti, e si può tornare a lavorare a pieno regime dopo troppi mesi di pausa.

Un governo che non soddisfa veramente nessuno – La sensazione che si avverte, in queste prime settimane successive alla formazione del nuovo governo, è data dal fatto che questa soluzione è percepita dalle stesse forze politiche come extrema ratio, dovuta all’esito inconcludente delle elezioni. Non rimanevano altre soluzioni, per cui alla fine si è resa necessaria un’alleanza comune, dopo mesi di campagna elettorale in cui slogan e proposte sembravano essere in antitesi tra loro: Berlusconi vuole eliminare subito l’IMU perché questo è stato il suo cavallo di battaglia, Letta invece vuole mettere “al centro il lavoro” perché questo era lo slogan di Bersani. Priorità diverse che si riflettono sull’incerto avvio del nuovo governo.

Le due facce della politica – Resta però questa sensazione per cui (a telecamere accese) non sembra essere possibile andare oltre a banali slogan, quando invece (come sempre) la vera politica è quella che viene fatta quando i riflettori sono spenti. O meglio: da una parte si cerca di dare “il contentino” al proprio elettorato, per fargli credere che il proprio voto non è stato vanificato dal post-elezioni tramite accordi di partito, e quindi si insiste sugli slogan sentiti in campagna elettorale; dall’altra, invece, quegli stessi partiti sono pienamente consapevoli che al momento conviene a tutti che questo governo duri, per cui di certo non lo si farà cadere se “l’IMU non verrà completamente eliminata”.

Un accordo per far fronte ai problemi comuni – Chi è pienamente realista dirà che è la politica, chi non lo è invece penserà che è un inutile teatrino. Il fatto comunque ineliminabile è la necessità di trovare “soluzioni condivise a problemi comuni”, per utilizzare le parole del Capo dello Stato. Bisogna quindi cercare di superare quell’antico vizio tutto italiano, per cui si danno risposte ai cittadini solo sotto la pressione della necessità e dell’urgenza, perché molto spesso poi occorre tornare sul provvedimento appena approvato a causa di errori dettati (appunto) dalla fretta. Basterebbero alcuni incontri, al più presto, per definire una scala reale delle priorità del Paese. Alla fine, dato che queste sono note da tempo, occorre solo fare un po’ d’ordine. Nient’altro.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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