Eugenio di Savoia, il nobile cavaliere

16/08/2014 di Silvia Mangano

"Der eddle Rittler", il condottiero che - respinto da Luigi XIV - fece le fortune dell'Impero Asburgico per mezzo secolo

Eugenio di Savoia Soissons

Chi è appassionato di storia, almeno una volta nella vita, avrà provato a immaginare come sarebbero potute andare le cose se Cesare non fosse stato così ambizioso, se Napoleone non fosse stato preso in giro fin dall’infanzia per la sua altezza, se Guglielmo il Conquistatore avesse perso la battaglia di Hastings. A volte, la Storia ci lascia con l’amaro in bocca, altre volte sembra un puzzle riuscito perfettamente: ogni pezzo è al suo posto. Così appaiono la vita e le gesta di Eugenio di Savoia, il quale, nonostante i numerosi ostacoli incontrati, inseguì la propria vocazione guerriera e cambiò per sempre le sorti della storia europea.

Il principe Eugenio nacque a Parigi nel 1663, da Eugenio Maurizio di Savoia-Soissons, morto quando il principe era ancora un bambino, e da Olimpia Mancini, disinibita nipote del cardinale Mazzarino, che venne esiliata dal re di Francia per il suo presunto coinvolgimento in un torbido affaire. La famiglia cadde in disgrazia e il giovinetto venne cresciuto con la sola prospettiva futura di poter far carriera nella Chiesa. Eppure, un futuro da prelato annoiava la fervida immaginazione di Eugenio, che già si dipingeva con l’armatura indosso.

Eugenio di Savoia SoissonsCosì, insensibile agli ordini dei parenti, si presentò appena ventenne dinnanzi a Luigi XIV, offrendogli i propri servigi e chiedendogli di poter combattere per la corona francese. Il re negò il beneplacito, forse perché non vedeva un futuro militare per quel ragazzo dall’atteggiamento scoliotico, o forse per la poca fiducia che riponeva nel figlio di Olimpia Mancini. Ma Eugenio, lungi dal cedere di fronte al primo fallimento, lasciò la Francia per raggiungere l’Austria, dove l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo lo accolse a braccia aperte, ricordando con nostalgia Luigi Giulio Savoia-Soissons, il fratello di Eugenio che era morto combattendo per l’Impero.

Il principe, ansioso di guerreggiare e mettersi alla prova, fu assegnato al servizio di Carlo di Lorena e inviato immantinente sul campo di battaglia. Fu l’assedio di Vienna il battesimo del fuoco per il giovane soldato, che assisté in prima persona alla liberazione della città tra l’11 e il 12 settembre 1683. Pur non avendo combattuto, l’estro militare di Eugenio non tardò a rivelarsi agli occhi del Lorena. Le numerose vittorie riportate dal ragazzo in pochi mesi, gli valsero la nomina a colonnello. Con il suo reggimento di dragoni imperiali iniziò l’ascesa nella carriera militare, che lo vide impegnato dapprima contro i turchi e successivamente contro i francesi. Nulla sembrò fermare l’anima intrepida dell’ormai venticinquenne tenente generale: né la pallottola che, in battaglia, lo ferì gravemente alla gamba; né quella che lo colpì alla testa nel 1688. Dopo aver preso parte alle guerre che imperversavano in Europa, fu nuovamente assegnato sulla frontiera orientale, dove i turchi di Mustafa II avevano già conquistato Belgrado.

La sua preparazione emerse pienamente nella difficoltà: abbandonato da Federico Augusto I, sorprese e sconfisse i turchi al passaggio del Tibisco, presso Zenta. L’11 settembre 1697 (una data ricorrente nella vita del principe), il feldmaresciallo riuscì a uccidere nell’imboscata ben 30mila soldati musulmani, senza riportare gravi perdite tra gli austriaci. La vittoria mise in fuga Mustafa II, che fu costretto a capitolare, e suscitò il plauso di tutta l’Europa (Francia esclusa, s’intende), cingendo d’ulteriore ammirazione la già consolidata fama del “der eddle Rittler” (“il nobile Cavaliere”).

Con il 1701, si inaugurò una nuova stagione di guerre rinominate dalla storiografia come le “guerre di successione”, un periodo in cui i precari equilibri interstatuali scaturiti dai trattati di Westfalia (1648) si infransero definitivamente. L’esercito imperiale necessitava di un centro direttivo in grado di sovrintendere con mano esperta alle operazioni militari e nessuno come il principe Eugenio sembrava più adatto a rivestire l’incarico di presidente del Consiglio aulico di guerra. Ciononostante il Savoia non rinunciò a combattere sul campo, ma affrontò le truppe franco-bavaresi, conseguendo a fianco del duca di Marlborough (John Churchill, antenato di Winston) la clamorosa vittoria di Höchstädt (1704). I successi degli eserciti sotto la guida di Eugenio contro le truppe francesi furono molteplici e su più fronti, quasi a segnare una rivincita contro quel regno che l’aveva ripudiato.

Il pendolo della vittoria oscillò tra i due schieramenti per un altro decennio, finché le parti non decisero di riporre le armi per passare a un tipo di guerra più silenziosa: la diplomazia. Fu su quest’altro terreno di confronto che l’audacia e il mirabile intuito politico del cavaliere poterono dar prova di valore, quando l’Inghilterra si era ritirata dal conflitto, lasciando da solo il generale a negoziare la pace di Rastatt (1714), con cui si pose definitivamente fine alla prima guerra di successione.

Eugenio di Savoia SoissonsI successivi furono anni densi di battaglie contro i turchi, che avevano violato la pace del 1699, e di vittorie, non solo in campo militare, ma anche politico. Infatti, durante tutti gli anni Venti del XVIII sec., si era adoperato con estrema meticolosità per isolare la Francia da qualsiasi tipo di accordo che avesse potuto farle buon gioco in caso di un’ulteriore guerra: aveva allontanato l’amicizia della Prussia dai Borbone di Versailles ed era riuscito a stipulare un trattato di alleanza che unisse le sorti del regno inglese con quelle dell’Impero. Senza dimenticare che, dal 1724, il Savoia riorganizzava l’assetto dell’esercito imperiale in Italia, in qualità di vicario d’Italia, e si dilettava a collezionare opere d’arte.

La vita militare non poteva dargli ulteriori soddisfazioni; ma scoppiata la seconda guerra di successione (1733), l’età molto avanzata non impedì al cavaliere settantunenne di comandare il fronte orientale del Reno e di scendere in campo per l’ultima, gloriosa, volta nel 1734. Il 21 aprile 1736 si spense dopo una vita di vittorie e di onori.

Generale valoroso come Raimondo Montecuccoli e fine diplomatico al pari del conte di Cavour, Eugenio di Savoia spese la propria esistenza al servizio dell’Impero asburgico. Il destino ha voluto regalargli una tempra incrollabile, che l’ha fatto avanzare nonostante gli ostacoli e gli impedimenti, mentre la storia ha voluto tributargli gli onori riservati soltanto a sovrani e a imperatori. Considerato da alcuni storici l’ultimo soldato di ventura, il principe Eugenio servì sotto tre imperatori e cambiò le sorti dell’Europa, respingendo la minaccia turca e logorando la potenza francese. Chissà quante volte Luigi XIV, nel lunghissimo arco del suo regno, si sarà soffermato a pensare cosa sarebbe successo se quel giorno del 1683 avesse espresso un assenso al posto di un rifiuto.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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