Primo Carnera, la montagna che cammina

16/02/2013 di Matteo Anastasi

carnera205 centimetri per 125 chilogrammi. 89 incontri vinti per knock-out. Campione italiano, europeo e mondiale dei pesi massimi. Medaglia d’oro al Valore Atletico, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia. Copertina di Time nel 1931. Inserito nella Italian American Sports Hall of Fame, nella World Boxing Hall of Fame e nella Sports Hall of Fame.Ribattezzato oltreoceano The Ambling Alp, “la montagna che cammina lentamente”. Tutto questo è stato Primo Carnera, mito e leggenda dello sport italiano.

Venuto al mondo nella friulana Sequals il 25 ottobre 1906, alla nascita pesava circa 8 chilogrammi, evento eccezionale tutt’oggi, ma ancor più nella povera e affamata Italia dell’epoca. Di famiglia umilissima, nel 1915, chiamato alle armi il padre mosaicista, assieme alla madre e ai fratelli emigrò in Francia, dove iniziò a lavorare come carpentiere. Fin dai quindici anni il suo fisico, già imponente, lo costrinse a indossare abiti che non ne contenevano la mole e scarpe aperte in punta, in quanto introvabili della sua taglia, calzando, il giovane Primo, un 52 di piede. Nel 1925 trovò un impiego, come lottatore, al circo di Le Mans. Allibiti dalla stazza di Carnera, sfidanti dai vicini paesi d’oltralpe giungevano a frotte per affrontare la “sequoia italiana”. Si narra il primo di questi impavidi, lo colpì a tradimento con un pugno nello stomaco prima dell’inizio del match: paonazzo dalla rabbia per la viltà del suo sfidante, Carnera lo afferrò per il collo, facendolo svenire. Intervennero allora sul palco quattro amici del malcapitato, pronti a fare giustizia. Al primo destro dell’italiano, fuggirono tutti a gambe levate.

Nell’estate del 1928 il circo fece tappa ad Arcachon, in Aquitania. Sugli spalti un ospite d’eccezione, l’ex campione francese dei pesi massimi Paul Journée, che lo introdusse rapidamente nel mondo della boxe professionista. Il debutto a Parigi, il 12 settembre 1928, contro lo spagnolo Leon Sebilo, sconfitto per knock-out alla seconda ripresa. Stesso esito ebbero i sei match successivi. Tra questi quello assai discusso con Epifanio Islas, combattuto in una Milano vestita a festa per il ritorno del gigante italiano. L’incontro venne definito dai giornalisti una «farsa» messa in scena per far vincere  la «torre di gorgonzola» Carnera, estremamente scarso tecnicamente e altrimenti incapace di avere la meglio su boxeurs professionisti. Profondamente deluso dal trattamento riservatogli dalla stampa italiana, nel 1930 sbarcò negli Stati Uniti. Erano gli anni del proibizionismo, della crisi economica e – soprattutto – della mafia italo-americana, che rapidamente vide in Carnera un’occasione di business, organizzando decine d’incontri palesemente truccati in favore dell’atleta friulano. Il 30 novembre 1930 la svolta: l’incontro a New York con il campione Paulino Uzcudum, davanti a ottantamila spettatori paganti. Costretto dagli organizzatori a utilizzare guantoni più piccoli del solito al fine di smorzare ogni eventuale accusa di broglio, Carnera ebbe la meglio al termine di un incontro durissimo ed esaltante. La sua fama divenne internazionale. Il regime fascista e, in particolare, il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) non persero l’occasione di esaltare le doti di un virile connazionale oramai balzato agli onori delle cronache mondiali. Esaltato dalla stampa del regime come «forza e valentia della buona razza italiana che a ogni svolta di storia ripullula e risorge», alla fine del 1930 Carnera poté tornare nella sua amata patria, accolto trionfalmente dal Duce in persona.

Il 1933 fu l’anno più importante della carriera di Carnera. Conquistò il titolo italiano ed europeo dei pesi massimi e stabilì il record di 30 vittorie consecutive. Tra queste, quella contro l’americano Ernie Schaaf, morto in seguito a un’emorragia celebrale procuratagli dai pugni del pugile di Sequals. Il gigante italiano, uomo buono e privo di ogni malizia, sconvolto dall’accaduto decise il ritiro e cadde in una profonda depressione. Aiutato dagli amici e dall’adorata madre Ernie, fu convinto a riprendere l’attività agonistica. Dopo mesi di allenamento intenso, il 29 giugno 1933 l’evento che il mondo dello sport attendeva da tempo: al Madison Square Garden il big match Carnera vs Jack Sharkey, valido per il titolo mondiale dei pesi massimi. Gli «impressionanti, devastanti, sconvolgenti» montanti di Carnera spinsero il team di Sharkey a chiedere una verifica sui guantoni indossati dall’italiano, a loro avviso rinforzati con del metallo. Nessun trucco, Sharkley rapidamente al tappetto, l’arena in festa, gli italiani immigrati in visibilio: Primo Carnera campione del mondo.

Conservò il titolo fino alla fine del 1934, quando dovette soccombere all’amico Max Baer. Iniziò il declino sportivo, ma trovò l’amore, quello di Pina Kovacic, dal quale nacquero Umberto e Giovanna Maria Carnera. Combatté per alcuni anni nel catch, la lotta libera, e iniziò una proficua attività di attore, girando ben venti film tra gli anni Trenta e Sessanta.

A Primo Carnera sono stati dedicati film, libri, mostre, eventi. Sovente ne è stata esaltata la figura e altrettanto spesso è stato descritto come un eroe. Questo è quello che rimane dell’atleta friulano nell’immaginario collettivo, chi lo conobbe e gli fu a stretto contatto preferisce menzionarne la bontà, la lealtà, la genuinità. A noi piace ricordarlo con una sua celebre frase, riassunto della sua storia e probabilmente monito interiore che l’ha accompagnato per tutta la vita: «I pugni si danno, i pugni si prendono. Questa è la boxe, questa è la vita. E io nella vita ne ho presi tanti di pugni, veramente tanti. Ma lo rifarei, perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli».         

 

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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