Le prime sfide del Governo per il 2016

04/01/2016 di Federico Nascimben

Un breve elenco delle prossime sfide che l'esecutivo dovrà affrontare nel corso del 2016, aspettando il via libera di Bruxelles alla legge di Stabilità. Perché fare più deficit non basta

Un articolo di Marco Rogari sul Sole 24 Ore ci ricorda quali sono le prime sfide che il Governo dovrà affrontare nel corso del 2016, aspettando il via libera di Bruxelles al deficit aggiuntivo per un punto di Pil previsto nella legge di Stabilità. Ebbene, fra queste troviamo:

1 – La riforma Madia della Pubblica amministrazione: la prima parte dei decreti attuativi dovrebbe essere approvata entro metà gennaio e dovrebbe contenere la digitalizzazione della Pa, la nuova Conferenza dei servizi, il taglio delle società partecipate, la riorganizzazione dei servizi pubblici locali e il “taglia leggi”.

2 – Il rinnovo del contratto del Pubblico impiego: il Governo nella legge di Stabilità ha messo a disposizione 300 milioni di euro che i sindacati non ritengono sufficiente, oltre a voler approvare per ultima la delega che prevede la riorganizzazione del comparto pubblico.

3 – La prosecuzione (?) della spending review con il possibile riordino delle delle tax expenditures: nel primo caso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha detto che le eventuali risorse che deriveranno da un efficientamento dei servizi pubblici andranno ai Comuni, mentre nel secondo bisognerà capire se verrà data attuazione parziale al piano di risparmi da 1,5 miliardi messo a punto da Roberto Perotti.

4 – Un intervento sulle pensioni che aumenti la flessibilità post riforma Fornero: nella legge di Stabilità è entrata la settima (!) salvaguardia per gli “esodati” ed è stata prorogata di un anno la sperimentazione dell’opzione donna; al tempo stesso Renzi ha più volte ribadito che non verranno toccate le pensioni al di sotto dei 2.500-3.000 euro. Ma resta da capire come verranno concretizzate le molteplici uscite del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sul tema.

Tutto ciò, naturalmente, entro la cornice da 35 miliardi di euro rappresentata dalle clausole di salvaguardia da disinnescare tra il 2017 e il 2018. Quindi, se si vorrebbe concretizzare nel 2016 la “svolta” (così è stata definita dallo stesso esecutivo) avviata l’anno appena trascorso, occorre fare ben più che un semplice ricorso al deficit. Questo perché il rallentamento della congiuntura globale in corso, causato dal cattivo stato di salute degli “emergenti”, rischia seriamente di scontrarsi contro una lieve ripresa che preferiamo identificare su base congiunturale e spinta da fattori esterni.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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