Vecchie sfide e tempi nuovi per la prima donna presidente in Corea del Sud

22/12/2012 di Iris De Stefano

Park Geun-hye
Park Geun-hye

Quando  si parla di Corea, generalmente, il pensiero corre alla guerra combattuta tra il 1950 e il 1953 dalle truppe del governo comunista guidato da Kim Il-sung ( con supporto cinese e in minor misura, sovietico ) e quelle di Syngman Rhee insieme con la forza internazionale ONU a guida statunitense. A distanza di sessant’anni, la divisione territoriale segnata dal trentottesimo parallelo non è mutata, come non lo è la chiusura del regime nordcoreano al mondo esterno, nonostante le attese riposte su Kim Jong-un, successo al potere nel dicembre dell’anno scorso, dopo la morte del padre, il Caro leader Kim Jong-il. Ciò che è cambiato però, è il peso specifico di questi due stati all’interno della regione e dunque l’importanza che riveste l’analisi politica delle loro vicende.

Stato tributario del grande Impero cinese prima, oggetto delle mire espansionistiche di Giappone e Russia poi e utilizzato da Cina, Urss e Stati Uniti d’America infine per tenere a bada gli interessi vicendevoli,  solo oggi, grazie alla diminuzione dell’influenza statunitense in Corea del Sud a seguito degli eventi dell’ 11 settembre 2001 e, soprattutto, della diminuzione di credibilità a causa della crisi economica del 2008, questo stato ha la possibilità di rivendicare il posto che gli spetta nella regione grazie alla sua ottima posizione geografica. A guidare questo momento, per la prima volta nella storia del paese, una donna, Park Geun-hye.

La neopresidentessa, eletta con il 51,6% dei voti, ha sconfitto lo sfidante Moon Jae-In con proposte come la necessità di riavvicinarsi al regime di P’yongyang e una migliore distribuzione della ricchezza nel paese. Inizialmente, però, ha dovuto confrontarsi con l’eredità, pesante, del padre Park Chung-hee, terzo Presidente coreano salito al potere nel 1961 con un colpo di stato. La figura di Park resta una delle più controverse nell’intera storia sudcoreana poiché le riforme economiche messe in atto nei diciotto anni del suo governo, con le quali si favoriva l’incremento delle esportazioni, furono la chiave per una rapida industrializzazione del paese. Nonostante il beneficio per l’economia, Park Geun-hye ha dovuto chiedere perdono per le numerose violazioni dei diritti umani compiute, durante quella che viene considerata a tutti gli effetti una dittatura, nei confronti di chiunque venisse sospettato di sentimenti anti-governativi.

I primi incontri effettuati dal nuovo leader mostrano la voglia di cambiare direzione rispetto alla politica estera del predecessore Lee Myung-bak, più fedele all’alleanza statunitense. Park Geun-hye, eletta solo quattro giorni fa, ha infatti già incontrato l’ambasciatore cinese e giapponese, rispettivamente rappresentanti del paese più vicino alla Corea del Nord ( oltre ad essere il principale partner commerciale della Corea del Sud ) e di quello titolare del maggior valore di investimenti diretti esteri ( IDE ). Ciò che forse spera la presidentessa è una ripresa del clima di collaborazione creatosi in seguito alla dichiarazione firmata del giugno 2000 tra il presidente Kim Dae-jung e il capo del Comitato di difesa nazionale Kim Jong-il, clima bruscamente raffreddatosi con l’avvento alla presidenza statunitense di George W. Bush l’anno successivo.  Il progressivo sgretolamento dell’influenza statunitense dal Pacifico, non più “lago americano”, pone quindi nuove sfide nel riposizionamento cinese e dei paesi vicini, per i quali i prossimi cinque anni saranno cruciali.

Altra sfida da affrontare per la neopresidentessa sarà sicuramente quella del ruolo delle donne nel paese. Come è stato sottolineato infatti da tutti i media nostrani, quella della Corea del Sud resta una società patriarcale,  dove tra i 300 seggi dell’Assemblea Nazionale, solo 47 sono occupati da donne, numero esiguo rispecchiato anche dalla percentuale di dirigenti di aziende con più di mille dipendenti , il 6,2%. Nel Global Gender Gap Index del 2012 stilato dal World Economic Forum la Corea del Sud è posizionata al 108esimo posto, contro il 22esimo statunitense, il 69esimo cinese e il 101esimo giapponese. Gli avversari di Park Geun-hye l’hanno accusata di strumentalizzare la questione femminile, poiché delle 15 proposte di legge formulate nei quattordici anni da parlamentare nessuna riguardava questo tema. Non c’è quindi da sorprendersi se la campagna elettorale è stata giocata su altri temi come quelli della sicurezza nazionale e conseguentemente dei rapporti con la Corea del Nord, sicuramente i più pressanti per la 15esima economia del pianeta, che dopo gli incidenti della corvetta Ch’on’an e sull’isola di Yonp’yong durante il 2011 e il lancio del missile nordcoreano a lunga gittata della settimana scorsa, devono cercare di risolvere un contenzioso che va avanti da sessant’anni e che, loro malgrado, riflette equilibri internazionali su cui i governi dalle due parti del trentottesimo parallelo hanno poca capacità ricattatoria.

P.S. L’Italia nel Global Gender Gap Index è all’80esimo posto.

 

Iris De Stefano

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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