Pride: dalla storia di un’insolita alleanza

23/12/2014 di Ginevra Montanari

Standing ovation a Cannes, “esilarante e commovente” secondo The Guardian, “Geniale” per Time Out, mentre l'Independent lo considera senza dubbio “Il film inglese dell'anno"

Pride - Cinema

Pride, tratto da un’incredibile storia vera, racconta gli effetti collaterali di una solidarietà incondizionata. Ambientato nei primi anni ’80, durante il governo conservatore di Margaret Tatcher, non è affatto lontano dai problemi contemporanei, che anticipa, anzi, con saggezza, ironia, e una strabiliante semplicità. Il cast è degno di nota, e vede giovani, quanto promettenti, facce sconosciute affiancate da grandi professionisti, come Bill Nighy (Underworld, Pirati dei Caraibi) e Imelda Staunton, la perfida professoressa Umbridge di Harry Potter.

Diretto da Matthew Warchus, il film si incentra su un’associazione LGBT altamente politicizzata, che decide di raccogliere fondi per sostenere la causa operaia dei minatori; questi avevano dato inizio, senza saperlo, al più grande sciopero nazionale inglese di tutti i tempi, che vide da marzo 1984 a marzo 1985 una raffica incessante di manifestazioni, anche violente. Nasce così il gruppo LGSM, Lesbiche e Gay Supportano i Minatori, con tutte le buffe e un po’ meno buffe conseguenze che ne derivano. Perché gay e lesbiche dovrebbero aiutare chi li ha sempre stigmatizzati, derisi, e allontanati? E perché mai i minatori dovrebbero accettare l’aiuto di un branco di deviati e pervertiti, perdendo peraltro credibilità? L’inizio non è certo dei migliori ma, parafrasando il leader dell’associazione, non ha senso battersi solo per la causa omosessuale, e dimenticare tutte le altre.

Gradualmente, le differenze vengono esaltate, e non costituiscono più un problema, ma un reciproco vantaggio: si viene a creare una proficua alleanza, e un’inaspettata amicizia che si dimostrerà sincera e non solo dettata dai reciproci interessi. Una storia ai più sconosciuta, e che ancora oggi potrebbe ripetersi con le stesse modalità, se non, forse, con maggiori problemi. Una storia leggera e allo stesso tempo profonda, divertente ma anche seria, portata avanti con maestria e studiata leggerezza, per un pubblico intelligente che ha voglia di divertirsi ma anche di emozionarsi di fronte a ciò che le persone riescono a fare, se unite.

Il tema dell’AIDS è sempre presente, ma fa solo da sfondo, per ricordare allo spettatore l’effimero della vita, e quindi la bellezza della stessa. Anche se solo accennata, diventa chiaro come i pregiudizi, l’odio, la disinformazione, finiscano per scomparire, abbattuti non solo dalla ragionevolezza, dall’elasticità mentale, ma da un fattore meno intellettuale e più umano: “Quando fai una battaglia contro un nemico tanto più forte, tanto più grande di te, scoprire di avere un amico di cui non conoscevi l’esistenza è la più bella sensazione del mondo.”

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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