Presidenti delle Commissioni Permanenti. Un’altra occasione persa

08/05/2013 di Andrea Viscardi

Commissioni Permanenti – “Vorrei che questo governo inaugurasse una fase nuova nella vita della  Repubblica. Non il canto del cigno di un sistema imploso sulle sue  troppe degenerazioni, ma un primo impegno per la ricostruzione della  politica e del nostro modo di percepirci come comunità” – questo uno dei passaggi più significativi del discorso per la fiducia di Enrico Letta, alla Camera. I segnali giunti sino ad oggi, in realtà, parlano più che di un cambiamento in tal senso, si un camuffamento della corsa alle poltrone nascosto – ma neanche poi tanto bene – da una retorica di coesione in stile DC. Se la lista dei viceministri – già pesantemente influenzata da un gioco di equilibrio politico piuttosto che di competenza – ci aveva messo di fronte a mostruosità come Gianfranco Miccichè e Micaela Biancofiore, la lista dei presidenti delle Commissioni permanenti ha completato l’opera.

Presidenti delle Commissioni permanenti. All'agricoltura, in Senato, Roberto Formigoni (PdL)
Presidenti delle Commissioni permanenti. All’agricoltura, in Senato, Roberto Formigoni (PdL)

Cosa sono, in poche parole – Le Commissioni permanenti hanno un compito di fondamentale importanza nel nostro sistema di produzione legislativa. Ogni commissione ha uno specifico ambito di azione, al quale applicare funzioni di controllo, indirizzo e di tipo legislativo. Infatti qualsiasi tipo di progetto di legge viene assegnato alla relativa Commissione di competenza, la quale valuta il testo del progetto. Di particolare importanza, quindi, la “Commissione bilancio” perché, detto nei termini più semplici possibile, deve verificare gli aspetti di costo e di copertura di ogni progetto di legge, potendo, de facto, fermare i progetti di legge stessi. Per quanto occorre evidenziare siano organi politici e non tecnici, formati in modo da mantenere la proporzione dei gruppi politici, ciò che si richiederebbe ad un governo nato con queste premesse sarebbe la nomina di politici dotati, almeno, di certe competenze nelle rispettive materie.

Presidenti Commissioni Permanenti
Presidenti delle Commissioni permanenti. All’industria, in Senato, Massimo Mucchetti (PD)

I Presidenti delle Commissioni Permanenti – Iniziamo dalla Commissione Esteri, dove possiamo ritrovare uno dei sopravvissuti politici della P2. Fabrizio Cicchitto. Ex membro di spicco del PSI, ex alleato del centro-sinistra di Occhetto, quindi, nel 1999, il passaggio a Forza Italia. Membro della Commissione Mitrokhin, si è occupato di “esteri” – se così si possono definire – solo in relazione al Trattato di Maastricht. Non troviamo questa spinta o questa passione per le relazioni estere, per la diplomazia o una certa conoscenza in materia, neanche tra le sue opere letterarie. L’ultima? “L’uso politico della giustizia”.  Alla Difesa Elio Vito del PdL. Laureato in sociologia, passò per una serie di colpi di fortuna da essere un tecnico del suono a Radio Radicale ad arrivare in Parlamento. Un esperto di questioni di difesa, insomma. Veniamo ora ad un altro pezzo forte, la Commissione Finanze che, in un momento di questo tipo, non è certo un organo di secondo piano. Chi è stato scelto? Un economista, un esperto in materia? Figuriamoci. Daniele Capezzone (PdL). Molti di voi lo ricorderanno per essere passato dall’essere uno dei volti principali dei Radicali – di cui fu anche segretario – al divenire portavoce del PdL nel giro di una settimana. Le sue competenze sono più che altro giuridiche, avendo abbandonato la facoltà di giurisprudenza senza essere arrivato alla fine. Gli esempi sarebbero molti, basti pensare, in Senato, all’improbabile nome per la Commissione Permanente Agricoltura, dove al vertice ritroviamo un Roberto Formigoni (PdL) in splendida forma, probabilmente appena rientrato da una vacanza alle Antille. O ancora Casini (SC) alla Commissione Esteri, Emilia Grazia De Biasi (PD) – fermatasi ad un diploma di Liceo – alla Commissione Sanità e il noto giornalista, Massimo Mucchetti (PD), alla Commissione Industria. Evitata, per il momento, la nomina di Nitto Palma alla Commissione Giustizia.

Poltronissima – Molte – ma per fortuna non tutte – di queste nomine sono state fatte seguendo semplicemente il criterio della spartizione delle poltrone tra i deputati che PD e PdL avrebbero fatto fatica a lasciare senza incarico.  “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca”, sostanzialmente. Un brutto inizio per chi dichiarava come priorità assoluta il cambiamento di rotta degli usi deviati della politica, la riconquista della fiducia del popolo, la consapevolezza di aver intrapreso – negli ultimi due decenni – una strada completamente sbagliata. Enrico Letta, intanto, ha annunciato un ritiro in Monastero. Speriamo almeno che, chiusi a socializzare, possa arrivare un’epifania. Perchè la prima opportunità di dare un segnale forte, deciso, simbolico – mettendo da parte per un attimo il gioco delle poltrone e delle ricompense – è andato perduto. La responsabilizzazione tanto attesa, da parte dei Partiti, sembra oggi ancora molto lontana.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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