Grasso presidente del Senato. Boldrini alla Camera. Una scelta giusta?

16/03/2013 di Andrea Viscardi

I presidenti – Dopo lo stallo di venerdì, oggi sono stati eletti i due nuovi presidenti di Camera e Senato. A Montecitorio, infatti, è stata scelta Laura Boldrini (327 voti), deputata SEL ed ex portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il ballottaggio tra Grasso e Schifani, invece, ha visto prevalere il primo con 137 voti contro i 117 del candidato PdL.

Camere a sinistra – Le camere, dunque, sono state entrambe poste sotto il controllo della coalizione di relativa maggioranza. Una scelta in linea con l’atteggiamento tenuto nel 2006 – reo di aver attirato critiche non solo da parte dell’opposizione – ma con una grande differenza. Tra l’altro, anche allora, alla Camera venne eletto il rappresentante del partito più a sinistra della coalizione, Fausto Bertinotti.

Boldrini, neo presidente della Camera
(foto: Ansa)

Rinnovamento – Esiste, però, una differenza molto significativa. Un forte segnale di rinnovamento. Grasso e la Boldrini, infatti, non incarnano le caratteristiche tipiche dei presidenti espressi tradizionalmente dalla sinistra italiana. Anzi, se possibile le stravolgono. Napolitano, Bertinotti, Marini, erano tutti uomini di grande tradizione politica, militanti da diversi anni, espressione dei quadri dirigenziali dei rispettivi partiti. I due nuovi presidenti, invece, sono completamente estranei a qualsivoglia logica di partito. Rappresentano il nuovo PD, quello che ha cercato di rinnovarsi  – anche se non nella direzione sostenuta da Renzi – e di attuare una sorta di ricambio all’interno delle proprie fila. Un’operazione parziale, certo, ma che il PD vuole sottolineare con queste nomine.

La strategia di Bersani – L’impressione è che il Segretario PD abbia riflettuto molto sul da farsi. Il papabile per la Camera, almeno alla vigilia, era infatti Dario Franceschini. Non proprio una new entry nè tantomeno simbolo di un futuro diverso. Logico, però, a quel punto, consegnare il Senato al PdL. Altrimenti sarebbero piovute pesanti critiche su tutto il PD. Un atteggiamento irresponsabile, dal momento in cui le consultazioni per il nuovo governo – decise per il 20 Marzo – dovranno gioco forza esprimere una soluzione allo stallo attuale. Un appoggio esterno, dunque, potrebbe sempre servire. Difficile, a quel punto, tenere aperto uno spiraglio per soluzioni di compromesso. Con i deputati del M5S a interpretare il tutto come il tentativo della casta di perpetuare il proprio potere. Una nuova stoccata verso i vecchi partiti, capace di portare ancora più consensi alla creatura di Grillo.

La scelta – Bersani, invece, ha voluto lanciare tre distinti messaggi. Chiari, netti, precisi. Il primo, il più evidente, è una chiusura al PdL. Chiusura già affermata nelle settimane passate, ma qualcuno ancora pensava che, all’ultimo, si sarebbe potuto trovare un accordo di sorta per un governo di responsabilità capace di traghettare la nazione sino a Settembre. Il secondo segnale, questo indirizzato sia ai cittadini che, in parte, ai grillini, è quello del rinnovamento. Il PD ha cercato di dimostrare – in una sorta di operazione pubblicitaria – come abbia capito che, per riconquistare la fiducia di tutti, occorra puntare su volti nuovi, freschi, slegati dalle logiche del Partito. Poi, chi lo sa, magari la strategia potrebbe far presa anche su qualche grillino tra i meno convinti delle direttive del Beppe nazionale. Il terzo e ultimo messaggio, invece, è quello di un PD intenzionato ad assumersi le piene responsabilità nelle prossime settimane, di trovare un modo per dotare il Paese di un governo che sia espressione in tutto e per tutto della coalizione guidata dal Segretario.

Una strategia ben precisa, quindi. Chi ha seguito i miei articoli in passato sa perfettamente quanto personalmente pensi la scelta migliore, o almeno più logica – in una situazione come quella italiana – sarebbe stata la creazione di un governo di larghe intese, capace di affrontare alcuni punti fondamentali e riportarci alle elezioni. La decisione di Bersani potrebbe rivelarsi, nel giro di poche settimane, un’arma a doppio taglio. In caso di insuccesso, infatti, le critiche per aver mantenuto una posizione di arroccamento arriveranno puntuali e forti, tanto quanto la perdita ulteriore di consensi.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus