Il Presidente della Commissione Europea? I dubbi di Angela

12/05/2014 di Andrea Viscardi

Elezioni Europee, Presidente della Commissione

‘Occorreranno certamente alcune settimane, fino a quando si potranno prendere le decisioni necessarie” queste le dichiarazioni di Angela Merkel in riferimento all’elezione del futuro Presidente della Commissione Europea. Una dichiarazione che, se confermata nelle intenzioni, potrebbe stravolgere – in negativo – i tentativi di avvicinare i cittadini europei alle istituzioni di Bruxelles. Come è noto ai più – anche se, a dirla tutta, recenti sondaggi dimostrano il contrario – con l’introduzione del Trattato di Lisbona, è previsto che la scelta del Candidato alla Presidenze della Commissione da rimandare al voto del Parlamento, stabilita dal Consiglio Europeo, sia eseguita tenendo conto dei risultati delle elezioni europee.

Martin SchulzCandidati? Deboli e malvisti. La Commissione, nei mesi precedenti, aveva invitato tutti gli schieramenti ad indicare il proprio candidato alla presidenza. Un punto di partenza, appunto, per una scelta riservata, sino a ieri, solo ed esclusivamente ai vertici governativi degli Stati Membri. L’invito sembrava essere stato accolto al meglio, con l’indicazione, da parte dei principali partiti, del proprio Candidato – anche se, in realtà, solo i Verdi hanno rimesso tale designazione ad un sistema diretto come le primarie. Ecco allora che, i due partiti princiapli, PSE e PPE, hanno scelto di optare rispettivametne per Martin Schulz e Jean-Claude Juncker. Una scelta che a qualcuno ha fatto storcere il naso: il primo è considerato un candidato incapace – a livello di carisma e capacità – di rilanciare l’immagine dell’Europa negli stati in cui l’ondata populista risulta dilagante. Il secondo, invece, non solo è osteggiato dai conservatori inglesi – estranei al Ppe, e pronti a dare battaglia per non vedere nessuno dei due candidati nominato Presidente – ma anche e sopratttutto a Francia e Germania, verso cui non aveva risparmiato qualche frecciata in occasione del suo abbandono a capo della presidenza dell’Eurogruppo, nel 2012.

Autogol europeo? Ora, però, si prospetta una nuova occasione di distacco dell’Unione Europea dai propri cittadini. Quella che doveva essere una campagna atta a sostenere una maggiore partecipazione della popolazione, ricevuta anche come un segnale di partenza per una futura, sempre meno probabile, elezione diretta del presidente del Consiglio, rischia di trasformarsi in una vera e propria katana con cui fare harakiri. Il risultato può essere shoccante: una campagna europea mai decollata, ma che ha visto i due candidati esporre – per quanto sommariamente – un proprio programma, o quantomeno le proprie intenzioni rispetto ad un’Europa che, inevitabilmente, dovrà cambiare. Ecco, il rischio è che, una volta conquistato il voto degli elettori e, magari, aver arginato, momentaneamente, l’ondata euroscettica, al Consiglio Europeo tirino tutti un sospiro di sollievo e facciano cartastraccia dei due candidati – soprattutto in caso di vittoria del PPE. Insomma, che il tutto si concluda in una vera e propria farsa legalizzata. Un’ipotesi, in realtà, che a Bruxelles in molti danno già per scontata da parecchie settimane.

Sia chiaro, tenere conto dei risultati del voto espresso non significa essere obbligati a seguirne le indicazioni, soprattutto considerando che, dalle elezioni, non uscirà una maggioranza realmente stabile. Ma tutta la campagna degli ultimi mesi è stata incentrata sulla novità dei candidati prescelti che risulterà importante – come scritto – per limitare il voto euroscettico. Un bel problema di immagine, sicuramente, ma anche un segnale forte di un’Europa che continua a rimandare la necessità di rinnovare se stessa e intraprendere la strada del cambiamento. Ossigeno per gli euroscettici nelle future elezioni nazionali, ma un colpo basso anche per gli europeisti più convinti. Una domanda, però, sorge spontanea. Come giustificare tale mossa, dopo mesi in cui si è detto di voler riavvicinare i cittadini all’Europa?

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus