Contro le preferenze e contro le candidature multiple

03/02/2014 di Federico Nascimben

Perché le prime non vanno bene in Italia e perché le seconde si possono ritenere incostituzionali

Le preferenze sembrano essere diventate il nuovo mantra nazional-popolare. O meglio, sembrano essere l’unico modo per riavvicinare la politica ai cittadini perché così questi ultimi potranno eleggere direttamente chi li rappresenta. Questo mantra, oggi, viene ripetuto con forza da diverse forze politiche con M5S e NCD in testa. Più volte abbiamo provato a spiegare (qui e qui) che non è così, elencando le varie problematiche a cui – soprattutto in Italia – tale sistema di scelta si espone. Ma questa volta ci può venire in aiuto anche una sentenza della Corte EDU (qui il link) poco nota che, dando ragione all’allora Governo italiano, fa salvo il porcellum.

In sintesi – (Chi vi scrive ha pensato che chi non avesse tempo e voglia di leggersi in dettaglio tutto l’articolo può leggersi in sintesi quanto sostengono nel merito la CEDU e la Consulta) Nella sentenza CEDU viene fatta un’analisi comparata dei Paesi con sistema elettorale paragonabile a quello italiano: su un totale di 22 Paesi, 13 utilizzano liste bloccate e/o chiuse, 5 un sistema che prevede le preferenze e 4 un sistema misto fra i due; da tale comparazione è possibile desumere che le preferenze non appartengono al “bagaglio europeo”. La Corte EDU, inoltre, riconosce che fra i motivi per cui in Italia è possibile e legittimo utilizzare un sistema di liste bloccate – o, se letto in negativo, fra i motivi per cui è preferibile non utilizzare un sistema che preveda il voto di preferenza – inserisce, soprattutto, una serie di caratteristiche del contesto specifico italiano, e cioè: “contrastare l’influenza della criminalità organizzata sul risultato elettorale […], prevenire il commercio dei voti e favorire l’emergenza di candidati che possiedono competenze specifiche“. La Consulta nella sua recente sentenza, ritiene incostituzionale il sistema di liste bloccate lunghe in quanto questo comprime la libertà di voto del cittadino, non permettendo la conoscibilità dell’eletto. Per quanto riguarda le candidature multiple, sempre nella recente sentenza della Corte Costituzionale, questa ne fa esplicito riferimento e le individua come una delle cause della rottura del legame fra eletto ed elettore, facendo sì che, anche in questo caso, venga meno un criterio di conoscibilità; sul punto, infatti, la C. scrive: “[…]tenuto conto della possibilità di candidature multiple e della facoltà dell’eletto di optare per altre circoscrizioni sulla base delle indicazioni del partito“.

La sentenza CEDU, il confronto con gli altri Paesi – Nel ricorso alla CEDU n. 11583/08, Saccomanno vs Italia (qui il testo della sentenza), la Corte, al punto 26, scrive che “dei ventidue Stati aventi un sistema elettorale paragonabile a quello dell’Italia e che sono pertanto oggetto di uno studio di diritto comparato, tredici (Germania, Bulgaria, Croazia, Spagna, Federazione di Russia, Georgia, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo, Serbia, Svezia, Turchia e Ucraina) riconoscono esplicitamente le liste bloccate e/o chiuse, almeno in una delle camere del Parlamento, mentre cinque (Cipro, Estonia, Lituania, Polonia e San Marino) hanno optato per un sistema di «liste aperte» che permette agli elettori di esprimere la loro preferenza per uno o, in alcuni casi, vari candidati che compaiono sulla lista. Gli Stati rimanenti, ossia Austria, Belgio, Islanda e Norvegia, hanno adottato una soluzione intermedia. Di fatto, benché gli elettori possano esprimere la loro preferenza per un candidato in particolare, un certo numero di condizioni devono essere soddisfatte affinché tali preferenze siano prese in considerazione“.

La sentenza CEDU, perché le liste bloccate – Il Governo italiano, difendendo il sistema di liste bloccate, sostiene che questoe rispondono ad alcuni scopi legittimi, ed in particolare: “impedire le manovre e le intimidazioni delle organizzazioni criminali volte a infiltrarsi nei centri del potere politico; prevenire il commercio dei voti e l’indebitamento dei candidati per finanziare la loro campagna elettorale; favorire, infine, la presenza di candidati aventi una competenza specifica“. La Corte, dal canto suo, vista l’estrema diversità presente nei Paesi membri CEDU (che sono 47, di cui tutti i 28 membri UE: qui il link), scrive che i “vari sistemi elettorali possono perseguire scopi politici divergenti se non addirittura antagonisti, per quanto riguarda specificamente l’organizzazione delle liste” (punto 60). La Corte, inoltre, riprendendo quanto sostenuto dal Governo, scrive che “il legislatore ha istituito dei meccanismi di questo tipo allo scopo, in particolare, di contrastare l’influenza della criminalità organizzata sul risultato elettorale tenuto conto del contesto specifico italiano, prevenire il commercio dei voti e favorire l’emergenza di candidati che possiedono competenze specifiche“. I magistrati, sostenendo l’infondatezza della pregiudiziale riguardante le liste bloccate, e riprendendo quanto detto in precedenza, scrivono che “i sistemi elettorali europei non ignorano la disciplina delle liste bloccate e/o chiuse. A questo riguardo, dall’analisi degli Stati membri aventi un sistema elettorale assimilabile a quello dell’Italia emerge che la maggior parte di questi ultimi ha adottato un sistema che prevede liste di candidati bloccate, almeno in una delle camere legislative, ossia 13 Stati membri su 22“.

Corte Costituzionale
I giudici della Corte Costituzionale.

La recente sentenza della Consulta – La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 1 del 2014 (qui il testo), riguardante il “porcellum”, al punto 5.1, sostiene l’illegittimità del sistema di liste bloccate lunghe in quanto esclude “ogni facoltà dell’elettore di incidere sull’elezione dei propri rappresentanti, la quale dipende, oltre che, ovviamente, dal numero dei seggi ottenuti dalla lista di appartenenza, dall’ordine di presentazione dei candidati nella stessa, ordine di presentazione che è sostanzialmente deciso dai partiti. La scelta dell’elettore, in altri termini, si traduce in un voto di preferenza esclusivamente per la lista, che – in quanto presentata in circoscrizioni elettorali molto ampie, come si è rilevato – contiene un numero assai elevato di candidati, che può corrispondere all’intero numero dei seggi assegnati alla circoscrizione, e li rende, di conseguenza, difficilmente conoscibili dall’elettore stesso“. Ma il punto rilevante, riguardante la condanna delle liste bloccate lunghe e, invece, la difesa di quelle corte, sembra piuttosto essere questo: “[…]simili condizioni di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori, rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali)“.

Le candidature multiple – Una delle novità che molto probabilmente la nuova versione della legge elettorale vedrà al suo interno è quella del ritorno delle candidature multiple (qui il link), cioè la possibilità data ad un candidato di candidarsi in più circoscrizioni/collegi. Com’è facilmente intuibile, tale sistema rompe di fatto qualsiasi tipo di legame tra eletto ed elettore in quanto il primo è libero di scegliere, se eletto, in quale circoscrizione/collegio farsi proclamare e, se non eletto in uno o più collegi, questo sistema aumenta le possibilità del candidato di venire comunque eletto, oltreché possibili favori da parte di alti dirigenti di partito a candidati meno noti. L’emendamento porta la firma di tre esponenti del NCD, proprio i piccoli partiti infatti sono i principali interessati all’utilizzo delle candidature multiple (anche se la logica non è certo invisa ad alcuni dirigenti di partiti più grandi), in quanto in tale modo è possibile candidare in più circoscrizioni i nomi più in vista che, conseguentemente, attraggono maggiori consensi.

La Consulta e le candidature multiple – Anche in questo ci può venire in aiuto la recente sentenza della Consulta che, al punto 5.1, ragionando sempre sulle liste bloccate lunghe, scrive che la libertà di voto del cittadino risulta compromessa, “posto che il cittadino è chiamato a determinare l’elezione di tutti i deputati e di tutti senatori, votando un elenco spesso assai lungo (nelle circoscrizioni più popolose) di candidati, che difficilmente conosce“. Ma a tale ragionamento, la Consulta, subito dopo, ne aggiunge un altro riguardante le candidature multiple: “questi, invero, sono individuati sulla base di scelte operate dai partiti, che si riflettono nell’ordine di presentazione, sì che anche l’aspettativa relativa all’elezione in riferimento allo stesso ordine di lista può essere delusa, tenuto conto della possibilità di candidature multiple e della facoltà dell’eletto di optare per altre circoscrizioni sulla base delle indicazioni del partito“. Da quanto scrive la Corte è quindi possibile desumere – visti i passaggi logici e le motivazioni che hanno sancito l’incostituzionalità delle liste bloccate lunghe – anche l’incostituzionalità delle candidature multiple, in quanto queste fanno venir meno quel principio di conoscibilità a cui si rifà l’elettore per poter scegliere quale candidato votare.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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