Il pranzo, il Segretario, il Sindaco ed il partito

05/01/2013 di Federico Nascimben

Matteo-RenziIl 2 dicembre si concludevano le primarie con la vittoria di Bersani. Il 3 gennaio c’è stato l’atteso pranzo. La distanza temporale che intercorre fra i due eventi è di un mese esatto. Perché c’è voluto così tanto tempo? Diciamolo subito chiaramente: Bersani ha paura che il suo partito venga visto come “troppo di sinistra”, come troppo vicino al triumvirato Fassina-Vendola-CGIL.

Il coinvolgimento di Renzi per la campagna elettorale è sinonimo anche di un’altra evoluzione interna al PD: con le primarie, infatti, è stata sancita la fine del correntismo e la riapertura dello scontro tra l’ala sinistra e l’ala destra del partito, guarda caso incarnate rispettivamente dal Segretario e dal Sindaco di Firenze. E chi ha prevalso alle urne così come all’interno della classe dirigente del PD? Ha prevalso il leader che non tacita nessuno ma svolge un ruolo di sintesi tra queste due anime (guarda caso), per parafrasare le parole di Bersani.

Ovviamente l’uscita dall’ombra (e dal silenzio) di Renzi è voluta, serve per cercare di prendere voti alla/alle lista/e Monti. In questo modo però il perdente alle ultime primarie si viene a trovare in una posizione assai scomoda, specie nel momento in cui uno come Ichino, azionista di riferimento dei renziani, ha di fatto ammesso l’impossibilità di sconfiggere il conservatorismo che fa capo al triumvirato ed ha deciso di candidarsi con la/le lista/e Monti.

Riuscire a sconfiggere quel conservatorismo era stato l’obiettivo che Renzi aveva cercato di portare avanti alle primarie. Ci troviamo quindi davanti ad un possibile conflitto d’interessi per il Sindaco? Sicuramente Renzi reciterà la parte con più di un occhio al futuro, cercando di evitare prese di posizione che potranno risultargli scomode un domani. D’altro canto Bersani ha bisogno di fermare l’emorragia di voti e politici renziani in fuga per cercare di limitare il più possibile i danni al Senato.

Bersani ha bisogno in sostanza, per governare, di trasformare il PD in un partito pigliatutto (o pigliatutti, definizione preferita dal politologo Pasquino), però non è disposto a rinunciare alla tradizione, alle radici storiche e alla rappresentanza di specifici settori della società italiana (pensionati e lavoratori pubblici in particolare: guarda caso la maggioranza degli iscritti al sindacato). Di nuovo, guarda caso, categorie facenti parte della battaglia portata avanti da Renzi, dalla sua “rottamazione” e dalla sua ventata di rinnovamento. E questo sì che è un conflitto d’interessi: è l’eterno conflitto d’interessi che coinvolge il vecchio/nuovo PD.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus