Poste Italiane, un successo annunciato

15/10/2015 di Alessandro Mauri

L'Ipo di Poste Italiane rappresenta una delle più importanti operazioni degli ultimi anni. Scopriamo il perché di tanta attenzione

Poste Italiane si prepara all’esordio in borsa il 26 ottobre con una delle Ipo più importanti degli ultimi anni. Un’operazione che potrebbe portare nelle casse dello Stato oltre 3 miliardi di euro, e che metterà sul mercato un colosso estremamente diversificato.

I numeri dell’operazione – L’offerta pubblica delle azioni di Poste Italiane, iniziata lo scorso lunedì 12 ottobre, terminerà il 22 ottobre, dopodiché verrà comunicato il prezzo al quale verranno effettivamente collocati i titoli. La collocazione avrà un prezzo compreso in una forchetta tra i 6 e i 7,5 euro per azione, e verrà suddivisa in due tranche: il 70% riservato agli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi di investimento, etc.) e il restante 30% ai risparmiatori. Sarà possibile sottoscrivere lotti di 500, 2000 o 5000 azioni o multipli di essi, per un investimento minimo di circa 3000 euro. La quota di capitale di Poste Italiane che il Tesoro intende collocare è pari al 34,7% del totale, ma potrebbe salire fino al 38,2% in caso di applicazione integrale di alcune opzioni di acquisto. E’ prevista inoltre una clausola di fedeltà che consentirà a coloro i quali manterranno nel proprio portafoglio di investimenti le azioni di Poste per 12 mesi consecutivi, di ottenere una azione per ogni 20 azioni sottoscritte.

Numeri importanti – La valutazione complessiva di Poste Italiane, dunque, si collocherà tra i 7,8  e i 9,7 miliardi di euro, con un guadagno per le casse dello Stato che si aggira attorno ai 3 miliardi di euro. Per gli investitori valutare Poste Italiane non è un’operazione semplice, dal momento che il modello di business adottato è estremamente diversificato, con la consegna della posta che rappresenta una parte estremamente marginale (e in perdita) delle attività di Poste. Si tratta di una società da 13 mila uffici e 142 mila dipendenti, sempre più orientata verso servizi finanziari come l’attività bancaria (risparmio amministrato di 469 miliardi di euro) e quella assicurativa, dalla quale provengono gran parte degli utili. Grazie anche alla imponente rete distributiva, Poste è stata classificata dagli investitori come società operante nel campo delle utility, e ci si aspetta un rendimento del 4-5%.  Questo potrebbe essere garantito dalla generosa politica di distribuzione dei dividendi della società, che prevede di distribuire agli azionisti nei prossimi due anni l’80% degli utili conseguiti.

Un successo annunciato – Dopo soli 2 giorni dall’inizio del collocamento delle azioni di Poste Italiane, secondo fonti di mercato, la quota del collocamento istituzionale (pari, come detto, al 70% del totale) è stata già interamente coperta a prezzi che si avvicinano alla parte più alta del range previsto di 6-7,5 euro ad azione. Ad attirare gli investitori la buona prospettiva di dividendi, con un rendimento previsto per l’anno in corso del 4% anche in caso di collocamento al prezzo massimo. Inoltre il gruppo Poste Italiane gode anche di un buon rating, dal momento che le agenzie lo manterranno pari a quello dell’Italia (al momento BBB+ con outlook stabile per Fitch), che rappresenta un certo grado di affidabilità per le imprese. Non sono invece ancora emersi dati per quanto riguarda la collocazione presso il pubblico del restante 30% delle azioni, di cui il 10% è riservato ai dipendenti di Poste Italiane.

Privatizzazione a metà – Quella di Poste Italiane è indubbiamente una delle più importanti privatizzazioni degli ultimi anni, anche se lo Stato manterrà saldamente il controllo della società. Dunque perché quotarsi? Innanzitutto perché l’ingresso sul mercato permetterà a Poste Italiane di ottenere risorse, di fare affidamento su un maggior numero di azionisti e, quindi, di potenziali finanziatori anche per il futuro. In secondo luogo la quotazione permette alla società di modernizzarsi e di ampliare il proprio campo di azione; infine, le rigide regole di trasparenza e di correttezza nella gestione imposte da Borsa Italiana permetteranno a cittadini e risparmiatori di verificare con precisione lo stato di salute di una delle più importanti società del nostro Paese. In ogni caso si tratta di un importante passo avanti verso un modello di gestione più dinamico e proiettato verso il futuro, da cui tutti potranno beneficiare.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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