Possiamo? Se la sinistra diventa Possibile

09/06/2015 di Francesca R. Cicetti

Che Civati possa essere un profeta di se stesso piuttosto che una valida alternativa. Che il suo sia un bel progetto, un ottimo progetto, ma resti tale. Che non voglia essere una spaccatura totale ma lo diventi. Rischi e speranze di un progetto discusso ancora prima di essere iniziato

Da un lato Cofferati che, dopo aver per anni riempito le piazze, si compiace di un quarto posto alle regionali. Dall’altro c’è Renzi, per il quale la sconfitta ligure è tutta colpa di Cofferati, di Civati e dei colleghi della loro specie, maestri nel disperdere il voto. Nel primo caso sembra di vedere un attore festeggiare per il Razzie Award. Nel secondo ritroviamo la solita tendenza a scaricare la colpa a destra e (è il caso di dirlo) a sinistra, pur di non ammettere le proprie responsabilità. Nel clima apocalittico post elettivo, il nuovo movimento di Giuseppe Civati nasce già coccolato dalle polemiche. Il 2 giugno, data simbolica, abbiamo dato il benvenuto a Possibile. Ma è davvero una coalizione possibile, o il titolo somiglia più a una speranza? C’è la possibilità concreta di una sinistra che parta dal basso e, da manifesto, si dedichi a “tutti coloro a cui manca qualcosa”? E soprattutto, con molta più praticità e meno poesia, è possibile che questa sinistra vinca?

Civati sembra pensare che Possibile sia possibile. Che vada a colmare il vuoto creato da un renzismo troppo spostato al centro (e, secondo alcuni, persino a destra). Inutile dire che i giochi di parole, anche piuttosto beceri, abbondano con un nome del genere. Così, come scrive Bartezzaghi, non ci vergogniamo a definire “manca” il terreno in cui Possibile vorrebbe attecchire. “Manca” intesa come “sinistra”, ma anche come vuoto. Che manca, appunto. E se c’è, non è abbastanza a sinistra per la sinistra. O è dispersa, disciolta. Allora, per unificarla, Civati pensa ad un nuovo movimento.

Non è un controsenso, dividere per unire. O forse lo è. Ma Civati ci ha tenuto a precisare che non si tratta dell’ennesima scissione, bensì di una ricomposizione. Le scissioni non hanno mai portato troppa fortuna, e di sicuro non hanno mai portato al governo. Possibile vuole invece riunire la sinistra del centro sinistra. Forse è grammatica, forse una speranza reale. Col tempo lo si scoprirà.

Il simbolo scelto è un uguale bianco, su uno sfondo color vinaccia. Qualcuno fa notare che, nella riproduzione grafica, l’immagine è un po’ decentrata a destra. Di già. Non è un buon auspicio, ma non importa. Nelle intenzioni vuole significare la lotta contro le disuguaglianze. E poi ambientalismo, Europa, economia circolare, cooperazione, laicità, liberalità e cultura della differenza. Insomma, una coalizione autonoma che impedisca alla sinistra scoraggiata di appoggiarsi al Movimento Cinque Stelle e che sia da sostegno (o da alternativa) a un poco brioso Sel. Soprattutto, che ripudi le grandi intese e ristabilisca un netto confine nell’ormai banalizzata distinzione tra destra e sinistra.

Insomma, Possibile non si ispira a nessun modello straniero, ma è impossibile non pensare a Podemos. Non sta con Renzi o con il M5S, ma sembra non appoggiarsi neppure al resto della sinistra. E il dubbio che sorge è sempre lo stesso. Che Civati possa essere un profeta di se stesso piuttosto che una valida alternativa. Che il suo sia un bel progetto, un ottimo progetto, ma resti tale. Che non voglia essere una spaccatura ma lo diventi. In breve, che si riveli un altro insuccesso della sinistra scissionista. Perché come Renzi non si stanca di dichiarare, è la sua l’unica sinistra che vince in Europa. Quella più al centro che agli estremi. E forse Possibile invertirà il trend, forse non lo farà. Per adesso bisogna solo osservarlo germogliare.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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