POS: evasione e molta confusione. Il decreto inutile

04/07/2014 di Giacomo Bandini

POS

Se si passa una settimana in Croazia è possibile notare anche da quelle parti una spiccata insofferenza nei confronti dei controlli fiscali della Guardia di Finanza e sorrisi smaglianti quando alla richiesta “paga con carta o cash?” il turista risponde “cash”. In Italia l’uso del contante è stato limitato più volte per motivi, soprattutto, di evasione fiscale, ma a suscitare scalpore è arrivato l’obbligo di dotazione e utilizzo del POS. Tuttavia, mediaticamente si è fatta un po’ di confusione e i molteplici pareri di associazioni, politica e cittadini non hanno favorito una cognizione chiara della situazione.

POS, questo conosciuto – Prima di tutto è necessario sottolineare come si tratti della mera entrata in vigore del decreto n. 179 del 2012, chiamato “Crescita Bis”. Esso prevede, nella sua declinazione finale, che a partire dal 30 giugno studi medici e professionali, commercianti, artigiani e imprese dovranno dotarsi di POS per ricevere pagamenti con bancomat. La sigla POS, Point Of Sale, indica un servizio bancario generico, nonché tutti gli strumenti elettronici per attuarlo, tramite il quale può avvenire il pagamento con carte di credito e debito, ossia scambi virtuali di moneta. Nel concreto tale imposizione si applica nei casi di importi superiori al limite di 30 euro.

BancomatNessun vero obbligo – Dal momento che, a livello nazionale, si è usato il termine “obbligo” a sproposito, ossia meramente a scopo critico, si analizza qui che invece di obbligatorio sembrerebbe esserci poco o nulla. In primis la norma non prevede alcuna sanzione per la sua violazione. Sembra infatti più un suggerimento alla dotazione di POS. Esiste forse un reale obbligo quando non viene menzionata alcuna sanzione? Va considerato, poi, che nemmeno i clienti subiranno un obbligo in questo senso. L’unico vincolo legato all’acquisto sul versante di chi deve pagare pare rimanere quello legato alla soglia dei 1000 euro in contanti. Nessuno, dunque, è obbligato veramente a fare nulla di concreto se non a dotarsi di una certa strumentazione tecnica per quanto riguarda l’esercente.

Costi senza benefici – Gli effetti sperati e cercati dovrebbero essere principalmente due: scoraggiare l’uso massiccio di contante che effettivamente comporta meccanismi onerosi e obsoleti, anche per allinearsi con altre evolute realtà, e combattere l’evasione fiscale legata al sommerso e al nero. Da questo punto di vista l’obbligo potrebbe ottenere determinati effetti solamente se prestasse fede al concetto che la parola stessa esprime, ma, come evidenziato esso non sussiste di fatto. Da un punto di vista economico invece pare comportare un costo abbastanza penalizzante per chi dovrebbe disporne. Uno studio della CGIA di Mestre fa emergere evidentemente il problema in questione. Semplificando, per un volume di transizioni totali pari a 100.000, la media dei costi si attesta intorno ai 1.200 euro.

Sommersi sorrisi – Oltre i dati numerici rimane una considerazione di tipo politico-pratico. L’applicazione del decreto, come leggermente modificato, non porta di per sé alcun serio beneficio alla lotta all’evasione. La pratica del nero semplicemente rischia di essere portata all’esasperazione, generando, forse, nuove forme di sommerso. Sia esercente che consumatore potrebbero benissimo accordarsi per una risoluzione che prevede l’uso di contanti e la mancata registrazione dell’intero importo, per lo meno poiché esistono innumerevoli forme di transazioni escludenti l’uso del POS. L’idea che rimane, allora, è quella dell’ennesima pezza posta su un problema ancora eccessivamente complesso e sul quale le idee non paiono chiarissime. Non affrontando il problema alla radice si evita nuovamente il ricorso ad una scomoda riforma strutturale sull’evasione, al momento impossibile visti gli innumerevoli soggetti in campo e le innumerevoli interpretazioni dell’argomento. Ci si trova così di fronte all’ennesima norma inutile che faràsorridere, in Italia come in Croazia, alla risposta “pago cash”, solamente gli evasori.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus