Il Portogallo studente modello della Troika

14/10/2014 di Alessandro Mauri

Dopo essere uscito a Maggio dal piano di salvataggio della Troika, il Portogallo continua sulla strada delle riforme per cercare di rilanciare un’economia fortemente provata dalla crisi. Si tratta di un grande successo, come affermato da governo e FMI, o il Paese è socialmente distrutto, come sostengono i sindacati?

Portogallo e Troika

78 miliardi di euro – Nel 2011, in piena crisi dei debiti sovrani e in concomitanza con il sostanziale default greco, il Portogallo ad un passo dal fallimento aveva ottenuto dalla Troika (FMI, BCE e Unione Europea), un pacchetto di aiuti di 78 miliardi di euro, promettendo in cambio riforme e politiche di austerity. Tre anni ed il Paese, secondo dopo l’Irlanda, è ufficialmente uscito dalla procedura di aiuto, ed è indicato come modello da seguire per sfruttare l’intervento del FMI e mettere in sicurezza i conti pubblici, ma è anche l’emblema del costo sociale che queste operazioni richiedono. A fronte degli aiuti, infatti, il Portogallo si è impegnato in manovre economiche incentrate su tagli alla spesa e aumento della tassazione per un totale di 30 miliardi (quasi il 18% del PIL, compresi gli interventi previsti per il 2015), che hanno portato ad un tasso di disoccupazione superiore al 15%. Anche in conseguenza dei tagli a salari e pensioni, i consumi e gli investimenti sono crollati, mentre regge bene il settore del turismo, e anche le esportazioni sono in ripresa, con un aumento del 6,1% nel 2013. L’impatto sugli indici di bilancio è stato inoltre peggiore del previsto: il rapporto debito pubblico su PIL, che dal 94% del 2010 avrebbe dovuto mantenersi attorno al 115%, in realtà è arrivato ad oltre il 129%; mentre il deficit è stato dimezzato dal 9,8% al 4,9%, un buon risultato, ma ben al di sopra della fatidica soglia del 3%, che sarà raggiunta non prima del 2015, con due anni di ritardo.

http://www.tugaleaks.com/imagens/pedro-passos-coelho_11914.jpg
Il Premier portoghese Pedro Passos Coelho

Finalmente la crescita – Dopo 3 anni di profonda recessione, per il 2014 si parla di una crescita compresa tra l’ 1,2% e l’ 1,5%, anche se molti sottolineano il carissimo prezzo sociale che il Portogallo ha dovuto pagare per ottenere questi risultati. Quello che appare evidente a tutti, Fondo Monetario Internazionale compreso, è che, ora che gli aiuti sono stati ripagati, è assolutamente inutile, se non controproducente, continuare con politiche di sola austerità per raggiungere improbabili obiettivi di riduzione del debito. Un altro elemento molto interessante per l’analisi della situazione di Lisbona, è il fatto che, a differenza di quanto avvenuto in Grecia, i portoghesi hanno dimostrato un senso di responsabilità molto più radicato, accettando politiche di austerità molto dure, ma necessarie per permettere al Paese di non fallire, tanto che non si sono verificate violente manifestazioni e scontri come in altri paesi. A dare una mano in questo senso è stata anche la forza dell’economia del Portogallo che, per quanto fragile, è molto migliore di quella greca, sia per la presenza di un tessuto industriale molto più sviluppato, sia per le minori necessità di accesso ai mercati internazionali dei servizi.

Le riforme messe in atto – Un recente studio della Commissione Europea ha analizzato l’impatto delle riforme economiche messe in atto dai Paesi più deboli dell’eurozona, tra i quali il Portogallo, e ne mette in evidenza i buoni risultati raggiunti. La prima riforma degna di attenzione è il progetto “zero autorizzazioni” che permette di aprire un’impresa senza bisogno di ottenere licenze o autorizzazioni, ma semplicemente con una procedura di autodichiarazione online. Questo ha consentito la nascita di numerose nuove imprese, le cui aperture sono ritornate ai livelli pre-crisi, tendendo a ricreare quel tessuto industriale di piccole imprese necessario al rilancio del Paese. Altri importanti settori su cui è intervenuto il governo conservatore di Pedro Passos Coelho sono quello dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione, i cui tempi sono stati notevolmente ridotti, e quello degli acquisti di beni e servizi del settore pubblico, con una riduzione molto significativa della spesa pubblica. Infine un settore strategico profondamente innovato è stato quello delle telecomunicazioni, con l’implementazione di nuove infrastrutture (4G e LTE) e la riduzione delle tariffe di oltre l’80%. Resta tuttavia fragile il settore bancario, come suggerisce il caso del Banco Espirito Santo, di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi.

Lo studente modello – Il Portogallo è stato in egual misura elogiato e criticato per aver seguito alla lettera le istruzioni che sono state imposte dalla Troika. Fermo restando il sacrosanto diritto del creditore (in questo caso la Troika) di monitorare i comportamenti del debitore (il Portogallo), per avere maggiori garanzie di rientro dei capitali prestati ( 78 miliardi di euro non sono una cifra trascurabile), è altresì evidente come le misure di austerity non sarebbero state necessarie laddove si fosse provveduto a mantenere, in tempi di crescita economica, l’economia su sentieri sostenibili, senza eccedere nell’utilizzare spesa in deficit (il 3% sarà un parametro anacronistico, ma il 9,8% è palesemente insostenibile per chiunque) e nello sfruttare la leva del debito.

Quando un’impresa, e a maggior ragione un Paese, arriva a rischiare la bancarotta, le responsabilità sono tutte di chi ha gestito l’economia, ed è inutile prendersela con chi, in cambio delle risorse necessarie a coprire gli errori passati, richiede delle garanzie, anche se possono sembrare dure.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
blog comments powered by Disqus