Il Portogallo e la fine del salvataggio

05/05/2014 di Giovanni Caccavello

Dopo Irlanda e Spagna anche il Portogallo, per bocca del suo Primo Ministro, Pedro Passos Coelho, ha deciso di uscire dal salvataggio accordato tre anni fa con la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la BCE

Goodbye Troika – Domenica sera il Primo Ministro portoghese, Pedro Passos Coelho, in un’intervista televisiva ha spiegato come il piccolo Paese iberico sia pronto a smettere di ricevere aiuti dalla Troika e tornare sul mercato senza una linea di credito protettiva. Dopo l’Irlanda (dicembre 2013) e la Spagna (gennaio 2014) anche il Portogallo dà il benvenuto ad una nuova ritrovata stabilità economica.

La crisi – La crisi del Portogallo esplose nel 2009, a seguito della grave crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti tra il 2007 ed il 2008. Fino alla fine del 2010, così come in tutti quasi tutti i paesi periferici dell’Eurozona, la situazione, seppur difficile e complicata, sembrava poter essere gestita. Ciò però non accadde ed il Portogallo, a causa sia di una spesa pubblica poco sostenibile ed un sistema bancario molto debole subì una forte speculazione che portò l’allora Governo di Josè Socrates, di stampo Socialista, a dichiarare il Paese incapace di gestire la pesante recessione. Ad inizio Aprile 2011, la Troika (CE, FMI e BCE), incominciò la sua intensa azione di austerity.

La foto del Primo Ministro Portoghese, Pedro Passos Coelho, tratta dal sito del Governo.
La foto del Primo Ministro portoghese, Pedro Passos Coelho, tratta dal sito del Governo.

La situazione macroeconomica – Nel corso di questi tre lunghissimi anni di “lacrime e sangue” il Portogallo è stato uno dei Paesi Europei, insieme da Irlanda e Spagna, ad iniziare un percorso di riforme strutturali al fine di stabilizzare l’economia interna nel lungo periodo e ridare fiducia ai mercati. Quest’operazione sembra essere riuscita, nonostante un debito pubblico pari al 130% ed una disoccupazione al 15,2%, comunque in diminuzione di oltre il 2% rispetto ad un anno fa (qui il link).

Buone previsioni – La crescita del Prodotto Interno Lordo dovrebbe attestarsi attorno ad un +1,2% quest’anno (+2,6 rispetto all’anno precedente) e dovrebbe crescere dell’1,5% nel 2015. Al tempo stesso, secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, la disoccupazione continuerà a diminuire, seppur in modo meno marcato rispetto a questi ultimi mesi e nel 2015 il rapporto deficit/PIL sarà pari al 2,5%, sotto la soglia psicologica del 3%. Infine il debito pubblico su PIL è previsto calare di oltre tre punti percentuali entro la fine del 2014 (qui il link).

Titoli di Stato – E’ poi interessante far notare come anche il sistema bancario portoghese abbia avuto modo di rafforzarsi, nonostante alcune lacune persistenti, ed il tasso di interesse sui titoli di stato si sia fortemente abbassato a partire dal luglio 2012, cioè dal famoso intervento di Mario Draghi. Nel corso di questi ultimi due anni il Portogallo è tornato a finanziarsi sul mercato, ed i suoi titoli di stato a lungo termine vengono oggi valutati con un tasso di interesse pari al 3,63% (basti pensare che nel luglio 2012 il rendimento era pari al 7,30%), mentre il differenziale (spread) nei confronti dei Bond tedeschi è pari a 218 punti base.

La decisione del governo – Secondo quanto riportato dal Governo attuale, di stampo centrista, i principali partner europei (Germania, Finlandia e Paesi Bassi in primis) hanno “confermato inequivocabilmente il loro supporto verso le politiche riformiste del governo portoghese in qualsiasi circostanza, sia nel caso in cui il Portogallo deciderà di avere una linea di credito protettiva, sia nel caso di proseguire nel percorso di risanamento da solo”. Il Governo sembra infatti intenzionato a non appoggiarsi a nessun programma di salvataggio europeo come il “Meccanismo di Stabilità Europea” (EMS), successore del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF).

Pro & Contro – Questa decisione ha i suoi effetti positivi così come i suoi rischi. Da un lato, decidere di appoggiarsi al Meccanismo di Stabilità Europeo permetterebbe al Portogallo di assicurarsi una maggiore tranquillità in caso di future turbolenze finanziarie. Dall’altro, invece, il fatto di voler proseguire la strada senza alcun tipo di sostegno, potrebbe favorire un ulteriore miglioramento nelle prospettive economico-finanziarie nel caso in cui, il piccolo Paese che nel 2011 aveva alzato bandiera bianca, continuerà nelle riforme strutturali necessarie per renderlo più “competitivo” e più “produttivo”. Tutto dipenderà dalla volontà del Governo di continuare nel faticoso percorso iniziato nel 2011, quando il deficit pubblico era superiore al 9% del PIL ed il settore pubblico era uno dei più grandi e più inefficienti d’Europa, in proporzione alle dimensioni del Portogallo.

La scelta rimane comunque assai dubbia e, viste anche le future scadenze di rifinanziamento del debito nel corso dei prossimi tre anni, la mossa sembra essere azzardata. Secondo i calcoli riportati dall’OCSE, infatti, nei prossimi tre anni il Governo portoghese dovrà finanziarsi per oltre 42 miliardi di Euro ed “avere una linea di credito preferenziale potrebbe essere una soluzione più saggia“. Questa, è comunque un’altra buona notizia che mostra come, al di là delle difficoltà di decisione a livello comunitario, il peggio della recessione sembra essere passato.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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