Portogallo : la lezione del Banco Espirito Santo

05/08/2014 di Alessandro Mauri

Dopo la sospensione per eccesso di ribasso di venerdì, arriva il salvataggio della banca, con il sostegno del Fmi, Ue e Bce

Banco Espirito Santo

Dopo una settimana a dir poco preoccupante, in cui il titolo della principale banca del Portogallo aveva perso circa il 75% del suo valore, la Banca Centrale portoghese, in accordo con l’UE, interviene per salvare l’istituto con 4,4 miliardi di euro.

Perdite record – A preoccupare i mercati, e non solo, erano stati i dati diffusi dallo stesso Banco Espirito Santo (BES), secondo i quali nel primo trimestre del 2014 l’istituto ha perso la cifra record di 3,57 miliardi di euro, pari al 2% del PIL del Portogallo, mettendo in evidenza tutte le difficoltà del sistema bancario di Lisbona, nonostante sia stato uno dei cinque Paesi europei che già aveva chiesto, e ottenuto, l’intervento di UE e Fondo Monetario Internazionale per arginare la crisi. Un altro elemento di forte preoccupazione, all’inizio della scorsa settimana, erano state le difficoltà mostrate dalla società che controlla il BES, ovvero la Espirito Santo International, nell’onorare il pagamento degli interessi sulle obbligazioni a breve termine, riaccendendo i timori sulla solvibilità del sistema bancario portoghese, da molto tempo sotto osservazione. La possibilità che la crisi di un intermediario si trasmetta non solo all’interno del Paese, aumentando la pressione sui titoli di Stato, ma anche nel resto dell’ Unione Europea, è giustificata dal fatto che il sistema di Unione Bancaria non è ancora entrato a regime, anche se mostra i suoi primi effetti.

Banco Espirito Santo, salvataggioSacche di vulnerabilità” – Nei giorni scorsi tuttavia lo stesso FMI aveva cercato di calmare le acque sostenendo che “il sistema bancario portoghese è in grado di sostenere la crisi, aiutato da un consistente sostegno di capitali pubblici e misure straordinarie della Bce. Tuttavia, come la Banca del Portogallo riconosce, rimangono sacche di vulnerabilità.”  Ad aumentare l’incertezza è stato però la scarsa trasparenza del gruppo che detiene la maggioranza delle partecipazioni in BES,  che ha invano tentato di rassicurare tutti sul fatto che si trattasse di una crisi circoscritta ma, evidentemente, così non era. Il pericolo di contagio ad altri settori dell’economia del Portogallo e, più in generale, al resto del sistema bancario europeo, era inoltre amplificato dalla struttura proprietaria della banca, se si considera che il colosso francese Crédit Agricole, già alle prese con altre partecipazioni “difficili”, detiene il 14,6% del capitale del BES; mentre un’altra impresa molto esposta, e che è stata infatti oggetto di pesanti vendite sul mercato azionario, è la Portugal Telecom, principale azienda di telecomunicazioni del Paese.

Il salvataggio – Di fronte a tutti questi dati importanti, nonché alle disastrose prestazioni in borsa, con il titolo sospeso venerdì dopo un calo settimanale che si attestava intorno al 75%, l’unica soluzione opportuna è stata quella di un intervento della Banca Centrale del Portogallo, con il sostegno di Fmi-Ue-Bce, che erano già intervenuti nel 2012 creando il Fondo per la risoluzione delle banche portoghesi. Lo Stato interverrà con una iniezione di 4,4 miliardi di euro, finanziata mediante l’intervento della Banca centrale del Portogallo, secondo il governatore Carlos Costa infatti: “Era urgente adottare una soluzione per garantire la protezione dei depostiti ed assicurare la stabilità del sistema bancario”. Le attività sane, ovvero i depositi e i prestiti meno rischiosi, saranno conferiti ad una nuova banca, il Novo Banco, che avrà un capitale sociale di 4,9 miliardi di euro, tra cui i sopra citati 4,4 prelevati dal fondo per la ricapitalizzazione delle banche, e 500 milioni dal Fondo per la risoluzione delle banche. Tutte le attività tossiche confluiranno invece in una cosiddetta “bad bank”, che sarà gestita dagli azionisti e dai possessori di obbligazioni subordinate, che dovranno quindi addossarsi in prima persona delle perdite che deriveranno dai titoli più rischiosi che la banca aveva in portafoglio.

Test per le nuove regole – Il caso del Banco Espirito Santo sarà utile per verificare la bontà delle nuove regole transitorie in materia di supervisione bancaria, in attesa dell’entrata a regime nel 2016, in quanto è il primo istituto al quale verranno applicate. A causa di queste nuove regole infatti saranno gli azionisti e gli obbligazionisti non privilegiati ad accollarsi le perdite, prima dell’intervento pubblico, in modo da evitare,o comunque limitare, il ricorso ai contribuenti. Dunque, per la prima volta, saranno coloro i quali non hanno controllato adeguatamente o non hanno gestito in maniera sana e prudente l’attività bancaria ad accollarsi la maggior parte delle perdite, comunque molto ingenti, senza che queste gravino troppo sulla collettività. In attesa che vengano attivati anche il nuovo fondo di tutela dei depositi e che la supervisione passi definitivamente all’EBA, i primi passi dell’ unione bancaria sembrano assolutamente incoraggianti.

Seppur la fase acuta della crisi finanziaria sia alle spalle, ci troviamo di fronte ad un momento delicato: da un lato esistono ancora criticità non superate, dall’altro le nuove normative non sono ancora entrate a regime; occorre quindi intervenire prontamente per evitare l’aggravarsi delle crisi, come fatto in questo caso dal Portogallo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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