Porti d’Italia: prime prove di una riforma necessaria

06/07/2015 di Lucio Todisco

Un progetto essenziale, soprattutto se l’Italia intende recuperare un ruolo centrale nel Mediterraneo. Si avvicina il momento della riforma portuale che rientra nell’ambito del Piano Nazionale della portualità e della logistica che intende cambiare completamente la governance degli scali italiani.

Una riforma necessaria – L’adozione del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica viene prevista nello Sblocca Italia, precisamente all’art.29 comma 1 della Legge 164/2014. Si tratta di un’esigenza diventata sempre più necessaria anche a causa dei dati che segnano una crisi del nostro sistema logistico portuale.  Secondo i dati del Global Competitiveness Index del World Economic Forum, il nostro paese è al 49 posto per efficienza delle infrastrutture, al 26 posto tra i paesi del Mediterraneo superata da tutti gli altri paesi ad eccezione della Grecia. Il nostro paese riscontra ritardi che devono assolutamente essere superati.

E’ proprio il tema dell’efficienza che risulta fondamentale per ritornare a giocare un ruolo centrale nel complesso sistema infrastrutturale del Mediterraneo. Il Ministro Graziano Delrio, a cui si deve la paternità della riforma, ha dichiarato nei giorni scorsi che non è interessato tanto al numero delle autorità portuali che verranno create quanto alla loro efficienza, massimizzando quella che viene definita nel report ministeriale come “risorsa mare”, rendendola leva di maggiore competitività per la ripresa economica.

Sicuramente è dal punto di vista della governance che la riforma cambierà drasticamente il sistema portuale italiano, creando sicuramente dibattito e qualche malcontento inevitabile. L’obiettivo assolutamente necessario da raggiungere è quello di superare il “municipalismo portuale” attraverso una serie di politiche di razionalizzazione, semplificazione, efficientamento e riduzione degli “administrative burdens”. Il Ministro Delrio, nelle ultime uscite pubbliche, ha inteso accendere i riflettori sul superamento delle logiche particolaristiche. Secondo i dati forniti dal Ministro, per questo motivo le aziende italiane perdono circa 12 miliardi. Risulta quindi impensabile pensare di mantenere il sistema attuale dei porti, dove ognuno è in competizione tra di loro, un sistema dove ne va a perdere principalmente il “sistema Italia”. Nasce da questo principio, l’idea presente nella ultima e più recente bozza di riforma della governance degli scali italiani che prevede un accorpamento di 24 Port Authority suddivisi in otto distretti denominati Autorità di sistema portuale (Adsp).

Infine, una delle grandi difficoltà del nostro sistema portuale è legata alla tempistica ed è determinato dal numero delle procedure amministrative che, di fatto, fanno raddoppiare i tempi lavorativi nei nostri porti rispetto ai nostri competitor: questo è uno dei temi su cui intervenire nel più breve arco di tempo possibile.

Le opportunità da cogliere – Qualsiasi tipo di riforma che vedrà la luce dovrà, inoltre, cogliere una serie di opportunità che, di fatto, non sono mai state colte dal nostro paese o solo parzialmente. Rendere l’Italia un moderno gateway d’ingresso da Sud per le merci con origine o destinazione dall’Europa Centrale e dai Balcani. Un’idea praticabile e che porterebbe ad un riequilibrio delle rotte commerciali in Europa, ad oggi troppo spostate verso Est. Riammodernare il sistema portuale italiano renderebbe possibile rioccupare un ruolo di porta verso l’America Settentrionale nello scambio delle merci che nel tempo abbiamo perduto.

Il secondo tema che bisognerà affrontare è quello di creare dei canali di collegamento con le economie in forte crescita della sponda Sud-Occidentale ed Orientale del Mediterraneo. Sebbene le situazioni dal punto di vista politico siano instabili, le economie di Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto continuano a rappresentare delle importanti opportunità d’investimento per un Paese come il nostro che intende riassumere un ruolo centrale nel Mediterraneo, e soprattutto si potrebbero creare interessanti opportunità economiche per le nostre aziende, che sono occupate nel settore del manifatturiero e dei servizi. E’ una sfida che il nostro paese deve giocare, perché a tale opportunità non è mai corrisposta una nostra attiva presenza nel campo della logistica e del trasporto con il risultato che il traffico merci si è spostato dal nostro paese verso Est.

Un piano dei porti e della logistica che intende rafforzare la competitività. E’ questa la filosofia dietro tale riforma che punta a semplificazione amministrativa, efficienza nei controlli e ammodernamento delle strutture. La partita è appena iniziata e saranno i fatti e l’effettiva realizzazione di tale riforma a farci capire se la strada intrapresa sarà quella giusta.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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