Solo la Consulta può salvare la faccia alla maggioranza, di ieri e di oggi

04/12/2013 di Andrea Viscardi

Per non perdere la faccia ancora più del dovuto, il Senato e la politica tutta sperano in un rinvio a gennaio della decisione sul porcellum; e nel miracolo dell'avvento

Riforma Legge Elettorale, Porcellum, Consulta

Come oramai noto, la Corte Costituzionale si sta riunendo in queste ore per avviare la discussione sulla questione di costituzionalità in riferimento alla legge elettorale vigente, l’oramai arcinoto – criticato, insultato, denigrato, disprezzato ma mai cambiato – porcellum. Una storia all’italiana, una delle tante, di una legge elettorale considerata da tutti la rovina del Paese, su cui pende una causa di costituzionalità che potrebbe, de facto, deligittimare agli occhi dei cittadini questo parlamento (insieme ai due precedenti). Una storia italianissima, appunto. Perchè tutti la cambiano a parole, ma “la porcata” rimane sulla testa degli italiani, pendente e inquietante come una spada di Damocle.

Porcellum, riforma della legge elettoraleItalianissima presenza – Oramai, anche il presidente del Senato Grasso non ne può più. Minaccia il trasferimento della legge alla Camera, invita i partiti a considerare un’esplosione ancora più significativa della rabbia dei cittadini contro i partiti, che continuano, per giustificare lo stallo, a considerare l’argomento strettamente legato alle riforme istituzionali. Peccato che, 100 giorni fa, il Premier dichiarasse come “riforme istituzionali e legge elettorale saranno i temi prioritari dell’autunno”, senza che alcun passo significativo in materia sia stato fatto. Regna il caos. Voci di un accordo tra Renzi e Letta su un sistema a doppio turno non considerano la bocciatura, provocata dai Senatori grillini, ad inizio novembre, della proposta di inserire il doppio turno nella riforma, presentata in Commissione Affari Costituzionali. Ed ora che Silvio Berlusconi è decaduto, l’esecutivo, ma potremo dire tutto il parlamento, faticherà non poco a trovare un altro argomento su cui sviare l’attenzione.

Caos d’interessi –Così, mentre i cittadini vedono crescere la sfiducia nella politica e nelle istituzioni, a Palazzo Madama continua ad esservi un’orgia di interessi in capo ai partiti. Qualcuno vuole tornare al Mattarellum – lasciando aperta la possibilità di paracadutare i candidati nei collegi più favorevoli e un rebus enorme sulla futura governabilità del Paese. Qualcuno vuole un sistema alla francese. Il Movimento 5 stelle ha proposto una legge non troppo distante da quella spagnola. Ognuno ha la sua posizione e non vuole muoversi di un millimetro. Ognuno guarda al proprio schieramento politico e alla riforma che più farebbe comodo.

Le speranze della politica –L’ultima speranza, per far passare un Natale un po’ più tranquillo ad Enrico Letta, è quindi deposta nella Consulta, che potrebbe decidere di rinviare a metà gennaio la decisione riguardo la questione di costituzionalità. Altrimenti, l’Italia, sarebbe l’unica nazione che, de facto, avrebbe, anche se momentaneamente, una legge elettorale modificata dalla Corte Costituzionale per anticostituzionalità. Una legge che, in due anni, non si è riusciti a cambiare e che, comunque, difficilmente si riuscirà a sostituire nel prossimo mese. Una legge che probabilmente verrà definita non conforme alla Costituzione, approvata dal Parlamento, che non ha saputo, in più di 600 giorni, rimediare ai propri errori. Immaginiamo, poi, una situazione tragicomica qualora il governo dovesse cadere da qui a fine gennaio. Allora sì che ci sarebbe da versare lacrime, ma forse ci si laserebbe andare a una fragorosa risata. Per non piangere.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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