Speciale legge elettorale: il Porcellum

07/10/2013 di Federico Nascimben

Terzo appuntamento con lo speciale legge elettorale: la legge Calderoli

Porcellum, legge elettorale

Il Porcellum – Nella prima e nella seconda parte abbiamo visto, rispettivamente, la proporzionale che rimase in vigore dal 1946 al 1993 e il Mattarellum, vigente dal 1993 a fine 2005. Oggi analizzeremo la terza legge elettorale che l’Italia repubblicana si è data: il Porcellum, in vigore da quasi otto anni e della cui riforma si discute sin dagli albori della sua approvazione.

I “perché” di una riforma – La legge n. 270 del 2005 viene approvata nel dicembre di quell’anno, pochi mesi prima delle elezioni del 2006. Definita dallo stesso Calderoli – come noto – in un’intervista televisiva “una porcata“, viene soprannominata da Sartori “Porcellum“. I motivi che spinsero Berlusconi alla riforma furono determinati dalle difficoltà di tenuta della maggioranza – che aveva riscontrato nel corso del suo secondo e terzo Governo (2001-2006) -, dall’esito non positivo delle europee del 2004 e da quello negativo delle regionali del 2005, e, infine, dalla lettura dei sondaggi che vedevano il centrosinistra di Prodi in netto vantaggio rispetto al centrodestra. Per questi motivi la riforma del sistema elettorale vide il solo consenso dei partiti che componevano la maggioranza di allora.

Roberto Calderoli, fra i principali ideatori dell'attuale legge elettorale.
Roberto Calderoli, fra i principali ideatori dell’attuale legge elettorale.

La legge Calderoli – Con l’approvazione dell’attuale legge elettorale si è tornati ad un sistema proporzionale (“in tempi di bipolarismo“,  come definito da Cotta e Verzichelli) con premio di maggioranza, liste bloccate e soglie di sbarramento. Il premio di maggioranza è eventuale, cioè “scatta” solo nel qual caso nessuna lista o coalizione raggiunga autonomamente il 55% dei seggi, e la sua consistenza è variabile, cioè è direttamente proporzionale alla differenza tra voti conquistati e soglia del 55%, e viene assegnato su base nazionale alla Camera e regionale al Senato.

Maggiori problematicità – È la struttura del premio di maggioranza a creare i maggiori problemi per quanto attiene alla formazione di maggioranze stabili e alla legittimità costituzionale. Le liste bloccate prevedono l’elezione del candidato in base al numero di voti raggiunti dal partito o coalizione di cui fa parte e secondo il numero in cui questo viene messo in lista. Le soglie di sbarramento sono differenti alla Camera e al Senato. Sia il premio di maggioranza che le soglie di sbarramento sono pensate per favorire l’aggregazione dei partiti in coalizioni sulla base di un unico e condiviso programma elettorale, visto che proprio sulle coalizioni (e sul suo capo) si fonda l’attuale legge elettorale. Il problema è che il vincolo su cui si fonda la coalizione è puramente politico, privo cioè di alcun valore coercitivo. Quest’aspetto, unito all’utilizzo dell’espressione capo della coalizione (che compare in molte schede elettorali), ha posto alcuni problemi, essendo stato utilizzato come escamotage da alcuni leader politici, autodefinitisi “eletti direttamente dal popolo“, ma, tutto ciò, all’interno di un sistema parlamentare che prevede la nomina del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica; quest’ultimo particolare, infatti, viene fatto espressamente salvo nella legge. Infine, ulteriori problematicità sono date dalla possibilità  riservata ai candidati di candidarsi in più (o addirittura in tutte) le circoscrizioni: questo fenomeno è particolarmente deleterio e tende ad eliminare qualsivoglia collegamento tra eletto ed elettore.

La legge alla Camera – Alla Camera il territorio nazionale viene diviso in 26 circoscrizioni, a cui si aggiunge il collegio uninominale della Valle d’Aosta e l’estesissima circoscrizione per gli italiani all’estero che elegge separatamente 12 rappresentanti alla Camera e 6 al Senato. Per la ripartizione dei seggi a Montecitorio occorre quindi escludere dal conteggio totale Valle d’Aosta e italiani all’estero. La lista o coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti concorre per il premio di maggioranza costituito da 340 seggi, mentre tutte le altre forze politiche si dividono i restanti 277 seggi in maniera proporzionale. Le soglie di sbarramento sono così divise: 4% per la singola lista; 10% per le coalizioni contenenti al proprio interno liste che abbiano raggiunto almeno il 2%.

La legge al Senato – Al Senato la ripartizione dei seggi, con annessi premi di maggioranza, avviene tutta a livello regionale, ma con l’esclusione di Molise, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige che prevedono modalità d’elezione diverse, per un totale di 17 regioni (e non 20). Le soglie di sbarramento, regione per regione, sono più alte rispetto alla Camera e così ripartite: 8% per la singola lista; 20% per le coalizioni contenenti al proprio interno liste che abbiano raggiunto almeno il 4%. Il principio seguito per la ripartizione è lo stesso della Camera, ma viene effettuato su base regionale e, vista la distribuzione territoriale del voto in Italia, può produrre maggioranze diverse, risicate (2008) o, addirittura, non dare alcun tipo di risultato preciso (2013). La motivazione è data proprio dalla base regionale per la conquista del premio di maggioranza che rende il risultato finale una vera e propria lotteria (D’Alimonte). Ad ogni regione sono assegnati un certo numero di seggi in base alla popolazione (per questo motivo la Lombardia viene definita l’Ohio d’Italia, eleggendo ben 49 Senatori) e la lista o coalizione che prende anche un solo voto più delle altre conquista il 55% dei seggi attribuiti a quella Regione, mentre le perdenti si devono spartire proporzionalmente il restante 45%. A causa di questa caratteristica noi avremo sempre la formazione di una maggioranza certa alla Camera ma non al Senato.

Gli esiti del Porcellum – La Legge Calderoli è stata applicata finora in tre differenti tornate elettorali: 2006, 2008 e 2013. Com’è risaputo, il Governo Prodi ebbe vita breve anche (e soprattutto) a causa della legge elettorale che portò le due principali coalizioni verso una deriva totalizzante (si ricorderà in proposito L’Unione di Prodi), incorporando al proprio interno moltissime liste e non lasciando praticamente nessun partito al di fuori di esse. Proprio a tal proposito vengono ricordate come le elezioni più bipolarizzate e frammentate della storia d’Italia. Ma il grosso del problema era al Senato, dove la maggioranza di centrosinistra si reggeva solo sullo scarto di due Senatori eletti più i Senatori a vita, dando enormi problemi di stabilità e, conseguentemente, governabilità. Nel 2008, invece, si ridussero i partiti facenti parti delle due coalizioni e, tra questi, solo l’UDC di Casini riuscì ad avere rappresentanza sia alla Camera che al Senato; il centrodestra ebbe un’ampia e (finora) unica maggioranza numerica, la quale, però, si sgretolò pian piano in seguito a divisioni interne, con la creazione di gruppi autonomi, e al perdurare della crisi economica, portando alla nascita del Governo Monti. Nel 2013, infine, si è passati definitivamente (?) ad un quadro non più bipolare, ma tripolare, in cui centrodestra, centrosinistra e M5S hanno registrato all’incirca lo stesso numero di voti; ma il problema è tornato ad essere, di nuovo, il Senato, in cui dalla maggioranza risicatissima del 2006 si è passati all’impossibilità di formarne concretamente qualsiasi coalizione che avesse i numeri per formare un Governo. Problema che ha portato alla nascita delle larghe intese.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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