Pollock e gli irascibili

16/09/2013 di Simone Di Dato

La mostra al Palazzo Reale di Milano

Mark Rothko, white and greens in blue.
Mark Rothko, white and greens in blue.

Ribelli, creativi e anarchici, ma più di ogni altra cosa irascibili. Sulla scia delle avanguardie del primo Novecento, il talento di un gruppo di artisti sconvolge per sempre la pittura e la visione dell’arte in genere. E’ la New York del dopoguerra tra New Deal americano e dittature europee che accoglie il talento e l’originalità di uomini rivoluzionari, dalla sensibilità insolita, uomini pronti a sviluppare un senso estetico ben lontano dagli standard europei di bellezza. Il primo è il carismatico  Jackson Pollock, seguito da Mark Rothko, Robert Motherwell, Willem de Kooning, Arshile Gorky,  Clyfford Still,  e ancora William Barziotes, Barnett Newman, David Smith, Adolph Gottlieb e Lee Krasner. Il risultato di queste provenienze ed esperienze così diverse darà vita al primo fenomeno artistico tipicamente americano, l’espressionismo astratto. Nasce così, dall’intesa di questi protagonisti, la necessità di fare pittura puntando all’inconscio, all’irrazionale tra forme astratte e chiaramente espressive. Che sia action painting, pittura viva e gestuale o  colorfield abstraction con campiture di colore piatto e ipnotico, l’intento è unico: esprimersi liberando una forte sensibilità esistenziale.

Un approccio questo,  non condiviso dal grande pubblico e ancor più disprezzato dalla critica. Nel 1950 infatti il Metropolitan Museum of Art taglia fuori gli esponenti di questa nuova corrente  da una mostra sull’arte contemporanea americana. L’ingiustizia è evidente, una lettera di protesta degli esclusi e una famosa fotografia che li ritrae tutti vestiti da banchieri induce l’Herald Tribune a coniare il famoso appellativo di “irascibili”. Ed è proprio il coraggio e l’intraprendenza di queste 18 menti rivoluzionarie più unite che mai, ad essere al centro di un’importante rassegna a Palazzo Reale di Milano che proporrà i capolavori e le storie degli artisti che le hanno create, tra sperimentazione e rottura col passato. Le opere esposte sono oltre sessanta, appartenenti al Whitney Museum di New York, dalla tecnica di Pollock, al tormentato esistenzialismo di De Kooning, fino alle campiture di Rothko, il pittore dell’anima e della luce.

La mostra Pollock e gli Irascibili, curata da Carter Foster con la collaborazione di Luca Beatrice, racconterà la nascente arte americana dagli anni Quaranta ai Sessanta, guardando attentamente agli influssi espressionisti, astrattisti e surrealisti che fecero della libertà di pensiero e di azione dell’individuo  gli elementi tipici della Scuola di New York.

Jackson Pollock, number 27.
Jackson Pollock, number 27.

Opera di punta sarà la Number 27 di Pollock, un prestito davvero speciale considerando le grandi dimensioni di quello che probabilmente è il suo dipinto più celebre. Una tela che occuperà un’intera sala di Palazzo Reale nonchè realizzata con il dripping, per chi non lo sapesse,  lo sgocciolamento di colore attraverso le mani, barattoli, pennelli o bastoni. Ed è lo stesso Pollock a spiegare il nuovo metodo operativo:  “La mia pittura non nasce sul cavalletto. Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente dentro al dipinto. E’ soltanto quando perdo il contatto con la tela che il risultato è un disastro. Altrimenti si stabilisce uno stato di pura armonia, di spontanea reciprocità, e l’opera riesce bene.” Un metodo che lascia spazio unicamente alla tensione mentale, creativa, muscolare, e che predilige l’intimo rapporto tra l’artista e la sua tela, a discapito di autorevoli pareri di disprezzo. La sintesi perfetta di una concezione che cambierà per sempre il modo di percepire l’arte.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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