Una politica economica seria? Non in Italia

31/10/2013 di Federico Nascimben

Continuiamo a vivere di emergenza in emergenza e di compromesso in compromesso, guardando sempre il dito e mai la luna, e non riuscendo quindi a risolvere i nostri problemi strutturali

Dispiace vedere che giornali e telegiornali siano occupati a parlare quasi esclusivamente della decadenza di Berlusconi quando, molto probabilmente, buona parte degli italiani (o almeno chi vi scrive questo presume) non ne possono più. Dispiace essere praticamente costretti a leggere di tutto questo, quando – vista la situazione venutasi a creare con la legge di stabilità – sarebbe forse più opportuno mettere in rilievo altro. Proprio la vecchia finanziaria vuole essere lo spunto di riflessione per questo articolo.

Analisi e programmazione – Qualche mese fa, durante una trasmissione televisiva, Oscar Farinetti disse che questo Governo, subito dopo essersi insediato, avrebbe dovuto prendere le “carte” in mano e analizzarle per qualche tempo, mettendosi a fare i conti; così, una volta completata la fase di analisi, avrebbe potuto passare alla seconda: la programmazione. Questa riflessione rappresenta il punto d’inizio e di fine del nostro discorso, perchè riuscire a portare avanti una politica economica seria e programmata, in Italia, non è possibile, e ciò che sta accadendo con l’approvazione della legge di stabilità lo dimostra.

Crisi Governo Letta
Il giuramento del Governo Letta

Legge di stabilità – Il governo di larghe intese ha deciso di mettere all’apice dei due ministeri economici più importanti (economica, lavoro e welfare) due personalità estranee al mondo della politica: due tecnici. Ovviamente, le condizioni politiche rendevano impossibile un qualche nome di primo piano dei due principali partiti (come Brunetta o Fassina). In tal  modo i due tecnici sono costretti a muoversi “come un cammello in una grondaia”, con le mani legate, di mediazione in mediazione, senza potersi esporre troppo, visto che altrimenti andrebbero incontro ad accuse di falsa indipendenza. Il caso IMU lo dimostra: Saccomanni e il suo Ministero avevano presentato otto proposte per superare l’attuale imposizione sulla casa, dichiarando, in maniera non troppo velata, ciò che tutti immaginavano, ovvero la loro opposizione all’abolizione dell’IMU sulla prima casa. Ma sappiamo come sono andate le cose: prima rata eliminata, seconda sospesa in attesa di sapere cosa verrà deciso con la legge di stabilità. Nel frattempo, qualcuno fa notare che probabilmente la nuova TRISE (che mischia imposte sugli immobili, sui rifiuti e sui servizi indivisibili) sarà più cara della vecchia IMU.

L’instabilità e la precarietà sono la condanna di noi italiani e di chi (non) vuole venire nel nostro Paese ad investire, frutto dell’incapacità nostrana di trovare un accordo sulle regole del gioco. Sembriamo essere apparentemente tutti d’accordo su cosa fare, ma tutti in disaccordo sul come: nessuno vuole rinunciare a scontentare il proprio elettorato. E così, nel Belpaese, una procedura per riscossione crediti riesce a durare tre volte più della media europea, un processo di primo grado con relativa esecuzione della sentenza il 172% in più della media OCSE, solo per citare due esempi. Fin quando, però, non riusciremo a riformare, semplificare, modernizzare e rendere più efficienti le nostre istituzioni, il nostro welfare, il nostro diritto del lavoro, la nostra giustizia civile, la nostra pubblica amministrazione, il nostro sistema imprenditoriale e bancario non ne verremo fuori e continueremo ancora – in una sorta di legge del contrappasso – a discutere sempre degli stessi problemi, incapaci di uscire dal circolo vizioso in cui ci siamo impantanati. Conseguentemente, quindi, continuerà ad essere impossibile avere una politica economica coerente con una qualche visione di rinascita del Paese.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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