Poesia a Civita, dove le parole non muoiono

26/09/2016 di Emanuele Bucci

Dal 30 settembre al 2 ottobre, il festival di poesia La Parola che non Muore ospita incontri ed eventi artistici dedicati al valore della parola in ogni sua articolazione: il tutto nella sede di uno dei più suggestivi borghi italiani, che la cultura può salvare da isolamento e abbandono.

Civita

Un grappolo di case arroccate sulla cima di un colle d’argilla e tufo, ogni anno un po’ più solo e sospeso per l’erosione del terreno: siamo a Civita di Bagnoregio, detto anche “il paese che muore”, borgo antico in provincia di Viterbo che ha visto negli anni i suoi abitanti diminuire fino a meno di una decina. Eppure, niente più di questo monumento alla natura che scava nella sua stessa roccia trasmette già a colpo d’occhio un’immagine di vita se, come tanti poeti ci hanno detto o suggerito, la più grande opportunità dell’esistere sta nel poter comunicare: Civita comunica, sa farlo e vuole farlo ancora, la torre del campanile si solleva in alto come il dito di un’anziana signora che, con dignità e discrezione, interviene per raccontare oltre duemila anni di storie, di civiltà. Di parole. La parola, quello strumento straordinario per condividere ciò che pensiamo, vogliamo e facciamo, quella parola che oggi, erosa tra piogge ininterrotte di immagini, rischia di rimanere isolata, abbandonata come il borgo di Civita a un tempo che scorre senza ascoltare; quella parola e la sua carica magmatica di inesauribile vitalità sono al centro di un’iniziativa culturale che vedrà non casualmente il borgo di Civita come teatro d’eccezione: il festival di poesia La Parola che non Muore (diretto da Massimo Arcangeli e Giancarlo Liviano D’Arcangelo), alla sua seconda edizione.

Dal 30 settembre al 2 ottobre, si festeggeranno la parola e il suo rifugio privilegiato, il libro, attraverso una serie di incontri e iniziative che porranno al centro anzitutto la poesia: l’arte di giocare con le parole per costruire itinerari cui le direttrici logiche e grafiche della prosa non accederebbero con la stessa efficacia. Ad esempio, l’itinerario da cui molto (o forse tutto) è partito, nella letteratura italiana, quello tra pene infernali e beatitudini celesti compiuto di terzina in terzina da Dante Alighieri, primo grande nome omaggiato dal festival: quest’ultimo s’inserisce difatti (con letture, traduzioni inconsuete e addirittura un omaggio in musica folk) nel quinquennio di celebrazioni che culminerà col settecentesimo anniversario della morte del poeta, nel 2021. Altra ricorrenza rammentata e celebrata, il quattrocentocinquantesimo dalla morte di Annibal Caro, autore del Sedicesimo secolo famoso in particolare per la sua traduzione di un altro pilastro della poesia occidentale, l’Eneide virgiliana. All’opera del Caro è dedicata una delle principali iniziative ospitate dal festival, il concorso a premi Caro poeta, riservato alle raccolte in versi pubblicate tra il 2015 e il 2016. I vincitori si aggiudicheranno la traduzione dell’opera in tre diverse lingue (inglese, francese, spagnolo) e un soggiorno nel borgo della Commenda di Montefiascone, dove Caro realizzò la sua importante traduzione.

Dalla poesia, dunque, ma anche oltre la poesia, per esplorare e vivere la parola in tutte le sue declinazioni e potenzialità: la parola adoperata per raccontare una vita, per leggerla ed offrire quella lettura anche a chi è più distante e a chi verrà dopo. Ospite d’onore su questo fronte sarà il musicista e compositore Stelvio Cipriani, autore di colonne sonore per i più disparati generi del cinema italiano. Del maestro sarà presentata la biografia, ma il maestro stesso omaggerà il luogo della manifestazione con una composizione originale, dedicata al borgo di Civita, che sarà suonata per la prima volta in apertura del festival. C’è invece una parola che tende a uscire fuori dai confini della vita individuale per farsi racconto e testimonianza del mondo con le sue varietà e le sue divisioni: la parola del reportage, da sempre luogo-chiave d’incontro tra le vie della letteratura e quelle del giornalismo, e che sarà al centro dell’evento Parole senza barriere. Ma c’è anche la parola usata per costruire tipologie ulteriori di narrazione, come quella che intreccia mistero e delitto, suspense e indagine, per intrattenere con intelligenza ma anche, spesso, per denunciare con forza: ciò che, insomma, la nostra editoria suole chiamare “giallo”. Civita in giallo sarà dunque un appuntamento quotidiano del festival, con dibattiti e partecipazioni di interpreti nostrani del genere, da Enrico Luceri a Sabina Marchesi.

Parole non solo per narrare e narrarsi, ma anche per dialogare, oltre le distinzioni tra identità e linguaggi. Sarà infatti un capitolo rilevante della manifestazione quello dedicato alle Parole migranti, dove si rifletterà su uno dei problemi più gravi e complessi del mondo di oggi attraverso la costruzione di un nuovo Padre Nostro, tra parole e musica. E sul dialogo della parola con altri media e arti saranno basati ulteriori momenti, uno su tutti La parola filmata, dove si discuterà sul cinema e con il cinema attraverso la proiezione del documentario sulla condizione giovanile a Napoli Le Cose Belle, ospite il co-regista Agostino Ferrente. Chiuderà significativamente il festival un contributo sulla Parola creatrice della teologa suor Teresa Forcades. A ricordarci che, ci sia stato o meno in principio il Verbo, la parola è anche risorsa fondamentale per porsi domande e cercare risposte su dilemmi che non smetteranno mai di coinvolgere gli esseri umani di ogni credenza: almeno, finché esisteranno la vita e un linguaggio così audace da volersi misurare col prima e col dopo di essa.

Ma, come avevamo accennato in apertura, non semplicemente di parole si tratterà a Civita, ma del supporto che costituisce la loro casa, i libri; il festival difatti informerà sullo stato dei lavori per una delle più importante iniziative che coinvolgono il borgo e la valorizzazione del suo patrimonio: l’apertura di una Casa del libro che ospiterà i volumi donati da tutti coloro (organizzatori, ospiti o semplici spettatori) che avranno voluto regalarne nell’ambito dell’iniziativa. Una volta inaugurata, la Casa sarà aperta al pubblico ma, per un mese all’anno, potrà invece diventare luogo di residenza per un artista o un intellettuale che voglia farne luogo di raccoglimento per le proprie composizioni e ricerche. La persona in questione verrà nominata cittadina onoraria di Civita, col merito di aver vissuto e fatto vivere il paese eleggendo la Casa del libro a laboratorio della propria attività culturale. A questa iniziativa chiunque, anche a distanza, potrà contribuire con l’invio di un libro e con una simbolica dichiarazione di cittadinanza “virtuale” per il paese, attraverso il sito e la pagina social del progetto CivitainWeb. Un modo, anzi tanti modi per dimostrare che la parola non soltanto è viva e vuole restarlo, ma che festeggiandola possiamo far vivere un po’ di più, e un po’ meglio, ogni angolo del mondo in cui ci troviamo.

The following two tabs change content below.

Emanuele Bucci

EMANUELE BUCCI Nasce a Roma il 9 febbraio 1992. Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo, studia Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Appassionato di scrittura in ogni sua forma, dal racconto al romanzo alle e-mail chilometriche, è ben felice di sfornare e condividere articoli su altre sue fissazioni, come il cinema e il teatro.
blog comments powered by Disqus