Le Piccole imprese italiane fra tassazione e Total tax rate

30/04/2015 di Federico Nascimben

Il secondo rapporto Cna sull'andamento della tassazione delle piccole imprese italiane mostra come, dal 2011 al 2015, si sia registrato un aumento della pressione fiscale. Seppure con importanti variazioni fra un anno e l'altro, l'imposizione locale ha assunto un peso sempre maggiore

La Cna ha presentato il secondo rapporto sull’andamento della tassazione delle Piccole imprese in Italia, dal titolo “Comune che vai fisco che trovi”. In particolare, vengono analizzati peso ed evoluzione del fisco, nella sua accezione più ampia, sul reddito delle Piccole Imprese (Total tax rate), ponendo l’accento su un fattore che è diventato via via sempre più dirimente: il peso dei tributi locali.

Secondo l’osservatorio permanente della Cna, che ha stilato il rapporto, né il dato sulla pressione fiscale calcolato dall’Istat (43,5% nel 2015 vs 41,7% nel 2011), né il Total tax rate elaborato dalla Banca Mondiale (cioè la pressione del fisco sui profitti delle imprese: 65,4% nel 2014 vs una media dell’area Euro del 44,2%) sono rappresentativi della realtà imprenditoriale italiana. Perciò è stato preso a riferimento il Total tax rate (Ttr) di un’impresa individuale che utilizza un laboratorio artigiano di 350 mq ed un negozio destinato alla vendita di 175mq, e che dispone di macchinari, attrezzatture, mobili e macchine d’ufficio e di un automezzo per il trasporto conto proprio; mentre i calcoli sono stati effettuati tenendo in considerazione gli elementi che rientrano nel concetto di pressione fiscale Istat: tributi (Irpef, Irap, addizionale regionale e comunale Irpef, Imu e tassazione sui rifiuti) e contributi dovuti dall’artigiano o dal commerciante.

Andamento del Total tax rate complessivo della piccola impresa medio nazionale dal 2011 al 2014, con proiezioni per il 2015. Fonte: Cna.
Andamento del Total tax rate complessivo della piccola impresa medio nazionale dal 2011 al 2014, con proiezioni per il 2015.
Fonte: Cna.

Quello che viene alla luce dalla figura qui sopra è senza dubbio l’aumento del Ttr di 5,4 punti tra il 2011 e il 2012, soprattutto a causa dell’introduzione dell’Imu. Tra il 2013 e il 2014 vi è un lieve incremento dell0 0,1% dovuto all’aumento dei contributi previdenziali, all’introduzione della Tasi e all’aumento Irpef, causato dalla riduzione dell’Imu e dell’Irap deducibile dal reddito d’impresa. Incremento solo in parte compensato dalla riduzione Irap. L’introduzione della Tasi sul 2014 ha aumentato il prelievo comunale, in media, di 234 euro (ma con punte fino a 2.000 euro). La scelta di istituire la Tasi piuttosto che aumentare l’Imu non è indifferente per quanto riguarda l’impatto dell’imposizione fiscale sulle imprese perché mentre la seconda è deducibile del 20% sul reddito d’impresa, la prima ha una deducibilità totale. Nel 2015 però l’incremento viene in parte recuperato per effetto della completa deducibilità Irap del costo dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato.

Ripartizione del reddito dell'imprenditore: anni 2011, 2014 e proiezione 2015. Fonte: Cna.
Ripartizione del reddito dell’imprenditore: anni 2011, 2014 e proiezione 2015.
Fonte: Cna.

La seconda figura, invece, evidenzia la ripartizione del reddito realizzato dall’imprenditore: fatto 100 il reddito di questo, i diversi spicchi mostrano le diverse fette destinate al pagamento dei tributi comunali, regionali, erariale e, infine, quello che resta, cioè il reddito disponibile (in verde). Viene in luce l’incremento dell’incidenza sul reddito d’impresa della tassazione locale rispetto a quella erariale: aumentata significativamente tra 2011 e 2012 (ricordiamo il passaggio da Ici a Imu e da Tarsu a Tares), si è andata riducendo nel 2013, 2014 e nella proiezione per il 2015, a causa di interventi decisi a livello centrale piuttosto che locale. Nel complesso però, rispetto al 2011, il reddito disponibile dell’imprenditore nel 2015 risulta inferiore di 3 punti sul 2011.

Un interessante nota a margine, a proposito della deduzione integrale Irap del costo del lavoro per i lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato, riguarda gli effetti di questa nelle diverse aree del Paese. In sostanza, nelle regioni meridionali era prevista una deduzione forfettaria di salari e stipendi doppia rispetto a quella prevista nelle restanti regioni: la deduzione integrale Irap nel 2015 ha di fatto vanificato tali differenze, riducendo sensibilmente i costi per le imprese del Centro-Nord rispetto a quelle del Sud. Si noti anche che la netta diminuzione dell’imposizione regionale nel 2015 (6,7% vs 12,1% nel 2014) è dovuta proprio a questa misura.

Nel complesso il Total tax rate risente di forti differenze a livello comunale: la proiezione per il 2015 lo vuole al 72,9% a Bologna (71,9% a Napoli, 71,7% a Roma), ma a Trieste giunge al 58,6%: 14,3 punti di differenza.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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