Pluralismo linguistico: ostacolo o benedizione?

25/11/2014 di Ginevra Montanari

"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo", diceva Wittgenstein: perché le lingue valorizzano l'unicità culturale ed aiutano a vedere le cose da un'altra prospettiva

“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’Oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Poi dissero ‘Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra’” (Genesi:11,1-9). Ma il Creatore aveva ben altri piani: non approvava, così confuse la loro lingua, in modo tale che non si comprendessero più tra di loro. La situazione divenne talmente insostenibile, tra grida, disordine e confusione – come la stessa parola Babele, per l’appunto, indica – che fallirono miseramente nell’intento.

La leggenda della Torre di Babele apparentemente comunica negatività, visto che si conclude con una punizione divina: la totale incapacità di comunicare con gli altri. In verità la lingua degli uomini non fu affatto danneggiata irrimediabilmente, o distrutta, ma mescolata. Gli esseri umani decisero di distinguersi costruendo una torre la cui cima arrivasse a toccare il cielo; non tanto per sfidare il proprio creatore, come di routine, ma nel disperato tentativo di sentirsi un unico corpo, compatto e forte, lontano dalle contingenze e dalle difficoltà terrene. Dio decise di fermarli. Volendo trovare un “movente” che regga – ovvero la morale della fiaba, indipendentemente dal contesto religioso – potremmo vederla sotto quest’ottica: non bisogna chiudersi, ma osare, mescolarsi, aprirsi all’altro senza pregiudizi o paure, conoscere e quindi conoscersi in modo più profondo e autentico; forse non è poi così giusta la perpetua ricerca della definizione finale, perfetta, di quell’etichetta che alla fine ci caratterizzerebbe limitatamente, rendendoci per altro qualcosa che non siamo: una realtà statica estranea al dinamismo della vita e al processo evolutivo. Accogliere il cambiamento, la condizione dell’eterno provvisorio, è sempre stato difficile da accettare.

Dunque: la diversità linguistica va intesa come un problema… oppure no? Riusciremo mai a comprenderci davvero, nonostante tutte le difficoltà? Sembra quasi che solo un’unica lingua possa sopprimere ogni controversia, ogni contraddizione sociale; che solo questa possa, concretamente, promuovere l’integrazione e la solidarietà. Un tentativo simile è stato fatto con l’Esperanto. Ma, fortunatamente, un’unica lingua non può esistere, perché il pensiero umano non è – e non sarà mai – univoco.

Il pluralismo dei valori, in questo caso delle lingue, non è affatto negativo. “Se non ci fosse la torre di Babele, dovremmo inventarla” disse Karl Popper, uno dei più influenti filosofi del Novecento. Ludwig Wittgenstein allo stesso modo scrisse “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Tornando all’omonima leggenda, l’intervento divino non va quindi inteso come un castigo, ma come un insegnamento molto importante, che dimentichiamo fin troppo spesso e con disarmante facilità: la diversità è un valore sacro e non lo si può cancellare, né sostituire con qualche surrogato artificiale, perché fa parte del patrimonio universale dell’umanità. In un mondo a rischio di omologazione, le lingue valorizzano l’unicità culturale, instaurano il senso della comunità, stimolano il desiderio di conoscersi, di apprendere gli uni dagli altri, di aprirsi a nuove idee e nuovi orizzonti, aiutano a vedere le cose da un’altra prospettiva; inoltre, grazie allo studio delle lingue, la mente dell’uomo si arricchisce sempre di più, così da riuscire a cogliere le diverse sfumature della realtà, che prima si percepivano in maniera diversa, o che non si coglievano affatto, magari proprio per mancanza di strumenti adeguati.

Quando muore una lingua, si spegne anche una visione del mondo che contribuiva in modo insostituibile alla sua conoscenza.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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