La tassa sulle rendite finanziarie

18/04/2014 di Giacomo Bandini

Tassazione rendite finanziarie

Fare cassa con la finanza – Fra tutte le misure previste nella bozza di decreto legge spunta anche la tassazione delle rendite finanziarie,  come fonte di un gettito di 2,6 miliardi di euro e strumento di cofinanziamento per i famosi 80 euro in più in busta paga. In molti si sono chiesti dove fossero state trovate le coperture necessarie a sostenere una simile misura, una delle risposte sarebbe, appunto, tramite l’innalzamento del prelievo da transazioni finanziarie. Ciò inoltre permetterebbe di coprire una parte del mancato incasso causato dal richiestissimo taglio dell’Irap. Ma effettivamente cosa comporta tale mossa e, soprattutto, sarà efficacie?

La mossa Renzi – Occorre sottolineare come non esista ancora uno schema definitivo d’azione in questo senso. Dunque sono avanzabili solamente delle ipotesi verosimili e applicabili al modello fiscale-economico italiano. Si parte così dall’aumento dell’aliquota su tale tipologia di rendite di 6 punti percentuali, ossia dal 20% al 26%. In secondo luogo, non dovrebbe danneggiare il piccolo risparmiatore, poiché non verrà applicata ai titoli di stato. Fino all’innalzamento al 20% voluto fortemente dal centrosinistra, la tassazione si attestava su un modesto 12%. Cifra tenuta volutamente bassa poiché si sono sempre temute ripercussioni riguardanti la potenziale fuga dei capitali verso lidi meno onerosi. Timore potenzialmente infondato in quanto anche lo spostamento di capitale all’estero rende quest’ultimo soggetto alla tassazione interna, che rimarrebbe al 20% (26% in futuro), a meno che non si voglia diventare evasori. Va considerato, poi, che nel resto dell’Europa le rendite finanziare si attestano ad un livello di prelievo che non scende sotto il 15-20%.

rendite finanziariePareri e opinioni – Le motivazioni a sostegno e contro un aumento di tassazione in questo senso sono diverse. Essa rappresenta un baluardo delle sinistre basato sul concetto che una bassa pressione sulle rendite finanziarie è sinonimo di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Agevolando la fascia più ricca della popolazione, assai ristretta rispetto a quella meno abbiente, che, è comprovato, detiene quasi la metà delle intere rendite finanziarie sul capitale e di conseguenza risentirebbe assai poco dall’aumento previsto. Un altro elemento a favore di tale imposta è relativo al suo parallelismo con la patrimoniale. Con un incremento del prelievo da questo tipo di rendita si evita di doversi inventare una nuova patrimoniale, piuttosto sgradita e impopolare. Il rischio più grosso invece di questo strumento potrebbe riguardare le PMI. Essendo infatti rimasto chiuso a lungo il credito concesso da istituti bancari e strutture analoghe, esse hanno cercato sostegno e rendite direttamente sul mercato che verrebbe tassato nuovamente. Inoltre vanno considerate le ripercussioni internazionali. È possibile che in un Paese bisognoso di investimenti dall’estero e di attrarre su di sé il favore dei mercati una nuova tassa in questo senso non venga vista con favore, nonostante gli sforzi fatti.

Perché serve – Da un certo punto di vista però una forma di tassazione reddituale più consistente pare opportuna. Rivolgendosi infatti prevalentemente a redditi prodotti dalla ricchezza finanziaria, siano essi originati da cedole o da guadagni in c/capitale, permetterebbe di colpire anche quelle rendite sostanzialmente “immobili” e improduttivo di derivazione ereditaria. Capitali per l’appunto infruttuosi. Inoltre eviterebbe, come già sottolineato, l’ipotesi di una simil-patrimoniale che andrebbe a colpire, dal punto di vista delle rendite finanziarie, anche e soprattutto il risparmiatore medio. Tutto ciò poi potrebbe raffigurare un nuovo sistema di sostegno all’economia reale, ma per vedere la luce in fondo al tunnel serve ancora molto.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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