Più donne e più giovani in Parlamento, ma non ancora abbastanza

20/02/2013 di Giacomo Bandini

Se questi anni di crisi politica ed economica dovevano far emergere ovvietà “nascoste”, allora una di queste è rappresentata dall’individuazione di una forza di rinnovamento, invocata da molti e assolutamente trascurata: i giovani e le donne. E’ necessario, allora, effettuare una stima di come queste due categorie andranno a sedere nelle aule della rappresentanza. Lo strumento per farlo è costituito dallo studio effettuato dal Cise che, in base agli ultimi sondaggi pubblicati, ha cercato di stimare le percentuali relative alla futura composizione del Parlamento. Ovviamente essendo solo stime non vanno prese come dato certa, anche se di autorevole fonte.

Quote Rosa e Parlamento
Le donne e il nostro Parlamento, un rapporto difficile

Il punto di partenza dell’analisi riguarda i partiti che, in questa campagna elettorale, hanno candidato il maggior numero di donne. In pole position troviamo il Movimento 5 Stellle con una percentuale del 30%, seguito dal partito di Bersani. Infatti, il Partito Democratico, con una media femminile superiore al 40%, guida la colazione di centrosinistra. Peggio da questo punto di vista fanno il centrodestra e il centro che candidano solamente una percentuale compresa tra il 15% e il 20%. Non si conoscono i dati precisi di Fare per fermare il declino, ma data la profonda spinta verso la parità dei generi e il lancio di giovani leve si può presupporre che anche qui vi sia una significativa quota rosa di candidate.

Passiamo quindi ad un’analisi più approfondita: non più solamente il numero di candidati del gentil sesso ma la percentuale di quante, tra queste, hanno possibilità di essere elette, in rapporto a quelle, invece, inserite nelle liste ma già sicure dell’esclusione. In testa si trova nuovamente il M5s (40%). A seguire, curiosamente, il centrodestra che ne elegge meno di Pd e M5s, ma nel quale il numero di quelle sicuramente elette supera quello delle sicure scartate. Situazione analoga si trova nel centro, capace però di eleggere meno donne rispetto a tutti. Fanalino di coda, in questo caso, è il centrosinistra, nel quale la percentuale delle non elette supera di quasi 15 punti quella di chi, quasi sicuramente, occuperà un seggio nelle Camere.

La questione giovani è stata affrontata in modo più intuitivo, ma egualmente significativo. Analogamente alla questione quote rosa, il M5s si colloca primo con una media totale intorno ai 33 anni, il Pd secondo con circa 47 anni, il centrodestra 49 e poi il centro con una media di 50 anni. Il discorso fatto precedentemente per la lista Fare vale ovviamente anche in queste circostanze.  Affrontando invece il rapporto tra possibili eletti e sicuri esclusi, anche in questo caso guida la classifica il movimento di Beppe Grillo, seguito, con un certo distacco, da PD, PdL e dal centro, quest’ultimo, in particolare, sembra quello più attaccato alle figure del passato, avendo, i suoi eletti, una media di 54 anni.

Una prima considerazione concerne le differenze con la passata legislatura. La percentuale di deputati e senatori donna si attestava intorno al 21% mentre, con la prossima, potrebbe sfiorare il 30%. Un parlamento più rosa, ma ancora profondamente indietro rispetto agli Stati cui aspirare maggiormente, fra cui certamente i Paesi Scandinavi, modello ideale per le pari opportunità. Seconda considerazione riguarda invece l’età media, più bassa di circa 3 anni (47).

Vi sono però alcune riflessioni di carattere non statistico da fare. In primis, la percentuale raggiungibile del 30% di donne in Parlamento è comunque bassa in modo desolante, anche se il parlamento europeo nel suo complesso non fa molto meglio: 34,6%, ma anche qui si ha una situazione di crescita rispetto al passato. La presenza del genere femminile nelle aule della rappresentanza deve essere simbolo del rinnovamento che l’Italia necessita sia nel mondo del lavoro che nella leadership, non solo politica. Il segnale in questo senso dovrebbe essere forse più forte, volto ad abbattere ogni forma di discriminazione di genere.

Anche per quanto riguarda i giovani può essere fatto valere un simile ragionamento. L’età media si abbassa, ma di soli 3 punti. Si poteva onestamente fare meglio, ad esempio candidandoli in posizioni più sicure, ma la politica in questo si dimostra come al solito ristagnante. Si badi bene, nelle nostre idee, il giovane, non deve essere per forza il trentenne di turno, vista un’età media nella passata legislatura di 50 anni. Non siamo qui a predicare rottamazioni a destra e a manca ma, in questa fase transitoria, nuovi volti, più freschi, con una mentalità più moderna, erano un’occasione da sfruttare dalle varie parti in competizione per dimostrare di aver compreso il mutamento necessario. Unici ad aver puntato veramente su di loro sono stati i nuovi movimenti di rinnovamento e protesta: M5s e Fare, ma l’impressione è che, soprattutto nel primo movimento, vi sia il rischio di individui non propriamente pronti ad affrontare un’esperienza in Parlamento.

Un’occasione quasi del tutto sprecata per l’appunto dai partiti più tradizionali che devono salvarsi dal declino incombente. Nella nostra Costituzione il partito è posto in posizione privilegiata, è il raccordo fra popolazione e sistema politico. Il primo cambiamento, dunque, è plausibile aspettarselo all’interno della stessa organizzazione politica.

D’altra parte qualcosa sta cambiando e la prospettiva che va delineandosi sarà di quella di un periodo transitorio. La difficoltà è riuscire a proiettarsi, finalmente e una volta per tutte, verso il futuro, abbandonando le logiche del passato. Intanto Monti ha proposto una donna al Quirinale. Scelta propagandistica o ideale che sia, la speranza di avere finalmente un Parlamento e una politica giovani e non discriminatori, non è più solamente un’utopia ma un traguardo a cui puntare nei prossimi anni.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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