Più contanti per tutti

19/10/2015 di Federico Nascimben

Analizziamo l'innalzamento della soglia per il pagamento in contanti prevista nella legge di stabilità, fra retaggi culturali e contrasto all'evasione

L’innalzamento del limite del pagamento in contanti da 1.000 a 3.000 euro è una delle norme che fa maggiormente discutere, tra quelle inserite nella legge di stabilità per il 2016, perché chiama in causa retaggi culturali opposti e il sempiterno tema del contrasto all’evasione fiscale.

L’attuale soglia, entrata in vigore nel dicembre 2011, è stata introdotta con la manovra salva-Italia del governo Monti che aveva ridotto il limite di 2.500 euro fissato nell’agosto dello stesso anno dal governo Berlusconi. Solo il Portogallo e, dal primo settembre, la Francia hanno un tetto per il pagamento in contanti a 1.000 euro in Europa, mentre la Grecia arriva a 1.500 euro e la Spagna a 2.500. Tuttavia ben 11 Paesi dell’Unione europea non hanno nessun limite. Con l’esclusione della Francia, quindi, i Paesi europei in cui sono fissati limiti stringenti sui pagamenti cash sono anche quelli con i tassi di evasione più elevati.

In Italia l’82% dei pagamenti avviene con contante, contro una media europea del 60% e ben 15 milioni di persone sono prive di conto corrente. Inoltre, come segnala il Corriere della Sera, l’Italia è la più grossa importatrice in Europa di banconote da 500 euro, mezzo tramite il quale entrano circa 10 miliardi ogni anno. Allo stesso tempo, nel 2013 le banche del nostro Paese hanno ricevuto dai propri clienti versamenti in pezzi da 500 pari ad un volume 100 volte superiore rispetto a quanto distribuito con lo stesso taglio: una sproporzione da 37 miliardi di euro.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha parlato della misura come di “un piccolo gesto per incoraggiare i consumi“, dichiarazione che appare in linea con la volontà di sostenere in ogni modo la domanda interna favorendo la re-immissione di modiche quantità di “nero” all’interno dell’economia. Anche perché, come sottolinea il professore di diritto tributario, Dario Stevanato, “va in primo luogo sgombrato il terreno dalla convinzione che il limite all’uso dei contanti costituisca un freno all’evasione e alla possibilità di incassare “in nero”. È evidente infatti che lavoratori autonomi, piccoli imprenditori o artigiani operanti nei confronti di consumatori finali possono tranquillamente accordarsi coi loro clienti per pagamenti “in nero”, a fronte di una riduzione del prezzo della prestazione, almeno in misura pari all’Iva non addebitata. Nei confronti di questa diffusissima forma di micro-evasione, il limite all’utilizzo del contante risulta in effetti un ostacolo solo virtuale”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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