Pio II, tra umanesimo e crociata

01/12/2015 di Davide Del Gusto

Nella lunga fase di transizione affrontata dal Papato tra il Tre e il Quattrocento emerse la figura di Enea Silvio Piccolomini, eletto Papa nel 1458 col nome di Pio II. Raffinato e colto umanista, dapprima conciliarista e poi sostenitore della monarchia papale, egli combatté a lungo per l’unione della Cristianità e per guidare una crociata contro i Turchi

PIOII

Per la Chiesa romana il XV secolo fu un periodo di cambiamenti. Profondamente in crisi nel corso del Trecento, lacerata dalla cattività avignonese e dalle lotte tra riformatori e scismatici durante il concilio di Costanza (1414-1418), la navicella di Pietro riuscì a ritrovare una propria collocazione politica e spirituale grazie all’azione di alcuni Pontefici intenti a ricucire gli strappi della Cristianità; l’Urbe stessa tornò ad occupare il suo posto di centro della Chiesa occidentale, pur dovendo fronteggiare le mai sopite sacche di insofferenza alla sua egemonia sparse per tutti i regni cristiani. Nel 1420, dunque, Martino V Colonna, a tre anni dalla sua elezione al soglio pontificio, poté varcare le porte di una Roma segnata dal declino in cui era precipitata in assenza dei Papi. Ma, con un avvio lento, la città beneficiò di importanti restauri e cantieri, avviandosi verso quello che sarebbe stato lo sfarzo del Rinascimento romano: accanto ai manovali all’opera per il rifacimento delle strade e degli edifici, iniziarono ad affollare l’Urbe sempre più artisti, artigiani e letterati, portatori di una cultura rinnovata e volta alla celebrazione dell’uomo e del passato classico.

Incoronazione
Enea Silvio Piccolomini incoronato poeta da Federico III d’Asburgo

Il pontificato di Martino V, comunque, fu una sorta di prologo alla pompa della corte papale della prima Età Moderna: dopo di lui, infatti, Eugenio IV, Niccolò V e lo spagnolo Callisto III posero le basi per una vera e propria monarchia pontificia, reazione al convulso scisma d’Occidente e alle spinte centrifughe esercitate dalle altre realtà europee. Le teorie fondate sulla superiorità del concilio sull’azione dottrinale e pastorale del Papa non si erano certo spente con il consesso di Costanza, tanto più che lo stesso Martino V convocò una nuova assemblea a Basilea nel 1431, destinata a durare fino al 1445 e a spostarsi prima a Ferrara e poi a Firenze; la situazione non trovò una soluzione netta, tanto più che, alla promulgazione nel 1438 di una Prammatica Sanzione da parte di Carlo VII di Francia a favore del conciliarismo, Niccolò V rispose con un Concordato tra Roma e l’Impero di Federico III d’Asburgo nel 1448.

Sullo sfondo di queste divisioni che da fin troppo tempo attanagliavano la Cristianità emerse la persona di Enea Silvio Piccolomini. Figlio di Silvio e Vittoria Forteguerri, radiati dal Comune di Siena in quanto nobili, egli nacque nel 1405 nel feudo di famiglia di Corsignano: le fortune dei suoi genitori,  prosciugate dall’esilio, lo fecero crescere in condizioni economiche appena sufficienti al mantenimento della numerosa famiglia. Il padre lo inviò, appena diciottenne, a studiare diritto a Siena, mentre il giovane Enea preferiva sprofondare avidamente nella letteratura classica, trovando in Cicerone, Virgilio, Livio e Petrarca i suoi veri maestri. Respirando a pieni polmoni il clima creato dall’ormai consolidata cultura dell’umanesimo, Enea iniziò a copiare lo stile dei suoi prediletti autori antichi e moderni, scrivendo poesie di argomento profano. Gli anni della gioventù furono per lui forieri di grandi incontri, dagli umanisti Filelfo, Bruni e Bracciolini, fino a Bernardino da Siena, di cui apprezzò le concitate predicazioni; nel 1431 conobbe il cardinale Domenico Capranica che, apprezzatone il talento letterario e giuridico, lo prese come segretario personale per il concilio di Basilea. Fu un momento fondamentale per la sua formazione: Enea abbracciò in pieno le teorie conciliariste, contestando aspramente il verticismo romano, e la permanenza nella città svizzera fu per lui l’occasione per passare al servizio di altri vescovi, tra cui Niccolò Albergati di Bologna, che seguì in numerosi viaggi.

Nonostante la sua professione, Enea non abbandonò mai la grande passione che nutriva per le lettere: risultato delle sue peregrinazioni sarebbe stato infatti nel 1453 un trattatello eloquentemente intitolato De Europa. Tornato a Basilea, fu testimone di un piccolo scisma nel 1439, nel quale i padri conciliari elessero il duca Amedeo VIII di Savoia antipapa col nome di Felice V: dopo aver dichiarato deposto Eugenio IV, costui scelse immediatamente Enea come suo segretario inviandolo, nel 1442, alla Dieta di Francoforte onde guadagnare la fiducia dell’Imperatore. Appena arrivato nella città tedesca, egli venne benaccolto da Federico III che lo incoronò poeta alla stregua di Petrarca, accrescendone così la popolarità e il prestigio di umanista raffinato. Durante la sua permanenza nei territori imperiali, Enea iniziò ad abbandonare il conciliarismo riavvicinandosi alla visione romana, centralistica e universalistica, anche perché, nel 1444, era rimasto profondamente colpito dalla sconfitta cristiana a Varna contro i Turchi. Di fronte ad una sempre più concreta minaccia, si accorse che un’Europa frammentata e divisa sarebbe presto potuta cadere sotto le scimitarre nemiche: riformare la Chiesa riportandola all’ordine gerarchico sarebbe stato l’unico possibile rimedio per riunificare la Cristianità e non cadere nella disfatta. Questo suo cambiamento fu finalmente sancito dalla consacrazione a sacerdote nel 1447, una volta abbandonata la ricerca spasmodica della gloria mondana in nome di ideali ben più intimistici e spirituali.

Enea II
Enea Silvio Piccolomini creato cardinale da Callisto

Grazie al talento diplomatico maturato negli anni, Enea riuscì a far riavvicinare Federico III a Eugenio IV: la Dieta di Francoforte riconobbe la supremazia spirituale del Papa e terminò la momentanea frattura con il mondo germanico. Inoltre, per i suoi servigi in nome dell’unità della Chiesa, Niccolò V lo nominò vescovo di Trieste e, nel 1450, lo assegnò alla diocesi di Siena. In virtù del Concordato stipulato nel 1448 con Roma, Federico scese in Italia nel 1452 per essere incoronato Imperatore e, in tale occasione, Enea si distinse pronunciando un’accorata denuncia contro il disinteresse dei principi cristiani nei confronti della minaccia turca, esortando alla crociata contro il comune nemico per la liberazione di una Costantinopoli ormai assediata. Ma l’appello rimase sostanzialmente inascoltato: il 19 maggio 1453 la capitale dell’Impero d’Oriente cadde sotto le armate ottomane nel pieno silenzio dell’Occidente. Constatato ciò, Enea decise di entrare a far parte della Curia romana: nel 1456, fu inviato come legato a Napoli da Callisto III e pochi mesi dopo venne nominato cardinale e mandato in missione in Germania, per risanare i nuovi focolai di rivolta contro Roma.

Quegli anni furono tra i più delicati per la diplomazia pontificia e per la vita dello stesso Enea: nel 1458 Callisto moriva, mentre i Turchi, conquistata la Grecia, stavano risalendo i Balcani. Il conclave stesso si aprì con una lotta tra fazioni: da un lato, i sostenitori del gallicanesimo e del conciliarismo appoggiarono Guillame d’Estouteville e la sua politica francofila; dall’altro, i principi italiani videro nell’eventuale vittoria del cardinale normanno un inevitabile asservimento a Carlo VII: in particolare Ferrante d’Aragona di Napoli e Francesco Sforza di Milano premerono per un Papa italiano. Grazie al suo prestigio di umanista e diplomatico e alla sentita relazione nella quale aveva denunciato il pericolo di una nuova Avignone, Enea riuscì a guadare il consenso del Sacro Collegio, che lo elesse Papa. Preso il nome di Pio II, in onore della pietas del suo omonimo virgiliano, nonostante le numerose malattie che lo affliggevano, il nuovo Pontefice diede una scossa vigorosa alla restaurazione di una Chiesa trionfante, a capo di tutte le monarchie d’Europa.

Le sue prime mosse furono tutte focalizzate all’esaltazione del suo casato, del suo borgo natale (fatto ridisegnare come città ideale col nome di Pienza) e soprattutto al disegno di uno status quo in Italia, immaginando così il pieno appoggio dei principi alla causa della crociata: riconobbe la legittimità sul trono napoletano a Ferrante d’Aragona e assicurò il potere a Francesco Sforza. Dopodiché, convocò, con la bolla Vocavit nos, una Dieta a Mantova, ove i principi cristiani avrebbero dovuto costituire un esercito per fronteggiare l’avanzata turca. Gli appelli del Pontefice rimasero però inascoltati: arrivato nella corte gonzaghesca, non trovò nessuna legazione ad attenderlo poiché a nessun regno o principato europeo interessava davvero armarsi per una guerra santa, concentrati tutti sulle proprie questioni interne; Pio cercò così di risolvere la situazione scrivendo nel 1460 una celebre lettera al Sultano Maometto II, in cui lo esortava a convertirsi al cristianesimo, concedendogli addirittura il titolo di Imperatore.

Pio II
Pio II presiede la Dieta di Mantova

Ormai minato dall’insuccesso di Mantova, il Papa concentrò le sue energie nella cura dello Stato della Chiesa: per assicurarsi la piena fiducia del Sacro Collegio nel 1463 emanò la Bulla retractationis, con la quale abiurò il suo passato di umanista e conciliarista, offrendosi completamente alla causa della monarchia papale. Così facendo, riuscì ad abbattere le rivolte dei baroni romani e la smania espansionistica di Sigismondo Malatesta di Rimini in Romagna, nonché a gestire i delicati rapporti con le potenze europee; non abbandonò comunque la passione per le lettere: scrisse infatti i Commentarii, un poderoso e interessante testamento letterario in cui celebrò la sua persona e la sua storia. Nel 1464, nonostante le continue malattie, richiamò nuovamente i cristiani alle armi, dal momento che su gran parte dei Balcani sventolava ormai la bandiera ottomana; forte dell’appoggio della Borgogna, dell’Ungheria e di Venezia, Pio decise quindi di porsi alla testa della “nona crociata”: attraversando l’Adriatico sarebbe stato semplice attaccare in Bosnia e ricacciare indietro gli invasori. Ma, arrivato al porto di Ancona, il battagliero Pontefice non trovò ad attenderlo che pochi volontari male armati che presto si dispersero. Assalito dalla febbre e dalla fame, Pio II si spense così tristemente nella città marchigiana, nell’illusione della vittoria della croce sulla mezzaluna.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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