Ping pong, Cina e Stati Uniti: le due racchette che cambiarono la storia

11/02/2013 di Iris De Stefano

ping-pong-cina-usa-diplomaziaLa  notizia del sorpasso cinese, con riferimento alla bilancia commerciale, portato sugli USA giunge, casualmente, nello stesso giorno della morte dell’atleta cinese più importante nelle relazioni tra le due superpotenze mondiali. Pochi sono infatti gli eventi fortuiti che hanno comportato cambiamenti radicali il cui impatto ancor oggi, a distanza di quasi quarant’anni è difficilmente quantizzabile. L’arrivo di Cristoforo Colombo alle Bahamas nel 1492 per esempio, la mela caduta in testa a Isaac Newton nel 1687 ma anche l’incontro tra Glenn Cowan e Zhuang Zedong.

Alla fine degli anni ‘60 i rapporti tra le due nazioni erano praticamente inesistenti. La Cina era vista – nell’ottica della Guerra Fredda – come il più popoloso paese al Mondo governato da comunisti. Allora ( come ancora oggi in alcuni casi ) facilmente si cadeva nell’errore di identificare qualsiasi idea radicalmente di sinistra come comunismo di stampo sovietico. In realtà i rapporti tra i leader dei due paesi non erano mai stati ottimi. Il primo incontro tra Mao Tze Tung e Stalin, per esempio, nel lontano 1949 – quindi solo pochi mesi dopo la rivoluzione comunista in Cina – era stato pressoché disastroso, tant’è che Mao etichettò l’atteggiamento del leader sovietico come “semi-colonialista”. Il fulcro dei problemi tra i leader era principalmente culturale, poiché la Cina, immaginandosi al centro di un sistema di paesi esterni considerati “barbari”, mai avrebbe accettato di essere considerata sottoposta all’Unione Sovietica, figuriamoci, poi, con una tensione lungo i confini sempre molto alta, a causa delle rivendicazioni da ambo due le parti.

L’allontanamento tra i due giganti comunisti fu lento ma netto, sancito anche da alcuni scontri nel 1969 sulla linea di confine. In realtà poco di quello che succedeva veniva conosciuto e compreso dalle alte gerarchie americane, che all’epoca però avevano capito fosse necessario avvicinarsi al gigante cinese. Già dal 1965 gli atteggiamenti dei leader ad entrambi i lati del Pacifico erano cominciati a cambiare, ma con estenuante lentezza a causa della necessità di utilizzo dei canali formali di comunicazione.

L’episodio con cui nacque la cosiddetta “ping-pong diplomacy” fu invece completamente casuale. Nel marzo del 1971 infatti, Glenn Cowan, un giocatore americano di ping-pong, si stava allenando con un giocatore della squadra locale a Nagoya, durante un torneo internazionale in Giappone. Distrattosi a causa dell’allenamento e sollecitato dagli inservienti dell’impianto per la chiusura dello stesso, si era reso conto che il pullman con i suoi compagni di squadra che doveva portarlo in albergo, era già partito. L’unico mezzo di trasporto disponibile era il pullman della squadra cinese. All’epoca, e ancora quando già molti passi nella normalizzazione dei rapporti tra i due paesi erano stati fatti, la propaganda nazionale raccontava gli stereotipi che ancora oggi ci immagineremmo. Fu quindi una scelta completamente personale, fortuita e poi passata alla storia, quella di Zhuang Zedong di sedersi accanto all’americano e di scambiarci quattro amichevoli chiacchiere. Con un interprete infatti gli disse che “nonostante il governo degli Stati Uniti non sia amico della Cina, il popolo degli Stati Uniti è amico dei cinesi” e gli regalò un ritratto in seta di alcune montagne come segno di amicizia.

La notizia della vicenda si diffuse velocemente anche perché c’era stato un colloquio tra lo stesso Mao e il suo Primo Ministro Zhou Enlai sulla possibilità di far partecipare i cinesi e sul se e come evitare la squadra americana. Fu quindi lo stesso Mao a decidere la partecipazione della squadra e il successivo invito di quella americana a Pechino. Come Henry Kissinger, segretario di stato durante la presidenza di Richard Nixon ed una delle poche persone coinvolte personalmente nell’avvicinamento tra i due paesi racconta, fu lo stesso premier cinese colui che disse agli stupefatti atleti americani accolti nella Grande sala del popolo che essi avevano “aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra il popolo americano e quello cinese.” E così fu.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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