Personal encounters: Piero della Francesca in mostra a New York

20/01/2014 di Simone Di Dato

Piero della Francesca Metropolitan Museum

Rivoluzionario, monumentale e matematico, ma più di ogni altra cosa all’avanguardia. Nell’età del primo Rinascimento, quando l’arte e la scienza si uniscono in vincoli più profondi, Piero della Francesca è senza dubbio il “monarca della pittura”, con una produzione artistica che fonde mirabilmente la prospettiva geometrica di Brunelleschi, la plasticità di Masaccio e i giochi di luci di Beato Angelico e Domenico Veneziano. Superandoli per talento e sperimentazione, il pittore di Borgo Sansepolcro riuscì, con una pittura spaziosa e razionalmente imperturbabile, a sintetizzare i valori intellettuali e spirituali della tradizione  con le nuove affermazioni del suo tempo. L’opinione dei più la definirebbe un’arte fredda e distaccata , ma nonostante  la semplificazione geometrica dei volumi e dei gesti, l’assoluta perfezione prospettica, Piero della Francesca non trascurò mai la bellezza nella sua realtà classica e tantomeno le espressioni poetiche della verità umana.

Piero della Francesca in mostra a New York
Madonna di Senigallia, 1470 e il 1485

L’ultima mostra in corso che lo vede come assoluto protagonista e che conduce così una ventata di Rinascimento italiano al Metropolitan Museum di New York, porta il nome di Incontri Personali  e rende omaggio alla stagione della “maniera moderna”, al suo più grande rappresentante. Grazie ad una speciale collaborazione tra Galleria dell’Accademia di Venezia, Galleria Nazionale delle Marche, la città di Urbino e Met, sarà possibile, fino al 30 marzo, ammirare quattro dipinti mai esposti insieme e per la prima volta riuniti allo scopo di fornire un punto di vista diverso e più complesso riguardo un preciso aspetto della produzione dell’artista toscano. “Quest’occasione – ha spiegato Keith Christiansen,  l’ideatore e curatore d’Arte europea del Met, (affiancato da Andrea Bayer) –  ci permette di isolare un aspetto della sua carriera, cioè i quadri di devozione privata. Quattro dipinti, assoluti capolavori, che sottolineano anche l’aspetto cronologico, con il primo dipinto fino a quasi l’ultimo di Piero, in una mostra dal grande fascino.”

Come mai prima di adesso, la Madonna col Bambino (da collezione privata newyorkese), il San Girolamo penitente (dalla Gemaldegalerie, Berlino), il San Girolamo e il donatore Girolamo Abadi (dalla galleria dell’Accademia di Venezia) e la Madonna di Senigallia (direttamente dalla Galleria Nazionale delle Marche, Urbino) dialogheranno insieme in una straordinaria occasione. A spiccare per il suo stile fortemente riconoscibile è l’opera del 1450, il San Girolamo Penitente. E’ qui che la storia del santo viene sintetizzata con studiata abilità nelle due rappresentazioni più popolari: da un lato la presenza di un sasso e di un rosario, segni di penitenza e preghiera, uniti al leone ammansito e il cappello cardinalizio, dall’altro la versione del santo nello studio, a cui Piero allude scavando nella roccia una nicchia occupata da libri. I colori che definiscono lo spazio, contribuiscono a dare al paesaggio maggiore risalto, creando un fiume che scorre sinuoso e solide nuvole, come cilindri galleggianti in un vasto cielo. Un’opera di grande precisione compositiva, attenta ai dettagli, tanto da suggerire l’attenzione e la meticolosità della pittura fiamminga.

In questo senso si può considerare il capolavoro successivo, che riportando molti degli elementi dell’opera che la precede, si arricchisce di più chiavi di lettura e dettagli. Nel San Girolamo e il donatore, le proporzioni gerarchiche smettono di dominare la scena e Girolamo Amadi, dipinto in ginocchio e con una ricca veste rossa, sembra realmente far visita all’eremita, quasi visibilmente indispettito per l’interruzione dei suoi studi. E’ un’opera in cui convivono armonicamente essenza divina e presenza umana, mai così devota e vicina a Dio.

Personal Encounters, Piero della Francesca
San Girolamo Penitente, 1450

Un posto d’onore tuttavia spetta a lei, la dolce e maestosa Madonna di Senigallia. Databile tra il 1470 e il 1485, l’opera mostra i protagonisti tagliati insolitamente al margine inferiore del dipinto. In una ieratica posizione il bambino tiene in mano una rosa bianca, simbolo della purezza della Vergine e porta al collo un corallo, come a preannunciare la futura Passione. La luce disegna abilmente i contorni e i riflessi entrando da una finestra aperta, ma sono piuttosto i delicati effetti materici nella pittura, come il velo di Maria, la rotondità dei gioielli degli angeli, e la plasticità delle pieghe e dei panneggi, a rendere l’opera un vero capolavoro. A testimonianza della perspicace intelligenza di una delle più emblematiche personalità dell’arte italiana, la cui astratta e iconica qualità pittorica è stata troppo a lungo sottovalutata, sebbene inedita e originale. Nessuno prima di lui infatti, ha fatto coincidere tanto efficacemente forma e sostanza, arte e pensiero, potenza di Dio e immagine dell’uomo.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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