Pier Paolo Pasolini: la morte di un marxista

02/11/2013 di Iris De Stefano

Pier Paolo Pasolini

“Eccolo che arriva: piccolo, fragile, consumato dai suoi mille desideri, dalle sue mille disperazioni, amarezze, e vestito come il ragazzo di un college. Sai quei tipi svelti, sportivi, che giocano a baseball e fanno l’amore nelle automobili. Pullover nocciola, con la tasca di cuoio all’altezza del cuore, pantaloni in velluto a coste nocciola, un po’ stretti, scarpe di camoscio con la gomma sotto. Non dimostra davvero i quarantaquattr’anni che ha. Per ritrovarli, quei quarantaquattr’anni, deve andare verso la finestra dove la luce si abbatte spietata sul viso e schiaffeggia quegli occhi lucidi, dolorosi, quelle guance scarne, appassite, la pelle tesa agli zigomi fino a rivelare il suo teschio.” È difficile scrivere di Pier Paolo Pasolini dopo che un gigante come Oriana Fallaci gli ha dedicato interviste e lettere ma a 38 anni dalla sua morte, avvenuta il 2 Novembre 1975, il suo ruolo di romanziere, regista, poeta e giornalista resta inalterato.

Pier Paolo Pasolini, morteLa vita – Pier Paolo Pasolini, che oggi avrebbe circa 90 anni, si inserisce indiscutibilmente in uno dei periodi più fecondi da un punto di vista culturale per il nostro Paese. Ungaretti, Gadda, Bassani, Bertolucci, Gassman, Moravia, la Morante, la Magnani, Rossellini, Vittorini, Modugno, De Filippo e la stessa Fallaci sono solo alcuni dei nomi di personaggi dal talento fuor dal comune con cui Pasolini ebbe a che fare nel corso della sua vita, nomi la cui concentrazione non ha forse pari durante la storia della nostra Repubblica. Figlio di un ufficiale di fanteria fu costretto a passare tutti i primi anni della sua vita in giro per l’Italia, trasferendosi a cadenza quasi annuale da un luogo all’altro. Stabilitosi a Bologna per quasi sette anni e diplomatosi a diciassette anni si iscrisse alla facoltà di Lettere ed iniziò a dedicarsi alla letteratura, al disegno e alla poesia. L’avvento della guerra non interruppe il flusso creativo; con alcuni amici nel 1945 venne fondata l’ Academiuta di lenga furlana, nello stesso anno della morte del fratello da parte di un gruppo di partigiani comunisti. Con la pubblicità dell’omosessualità, le prime opere e l’adesione al comunismo vennero alla luce idee e lati di personalità fino ad allora solo appena accennati ad amici e parenti e iniziò un periodo, che durò tutto il resto della sua vita in cui i filoni letterario e politico vennero portati avanti a pari passo, anche se quello letterario si biforcò ulteriormente tra cinema e letteratura in due binari come lui stesso li definì, chiedendo ai “mediocri” letterati romani ( dove si era trasferito nel 1950 ) di considerarla una scelta eroica.

La morte – Le opere pasoliniane sono molte e complesse, gli Scritti Corsari, Petrolio, L’odore dell’India per dirne alcuni sono scritti di inestimabile valore per la cultura italiana e così come film tipo Comizi d’amore, Mamma Roma o Medea offrono uno spaccato sull’Italia di quel tempo come pochi altri autori hanno saputo fare. La mattina del 2 novembre 1975 però il corpo di Pier Paolo Pasolini venne ritrovato da una donna nei pressi dell’idroscalo di Ostia. Giuseppe Pelosi, un ragazzo allora diciassettenne e condannato per l’omicidio dell’intellettuale bolognese raccontò di aver passato la serata con Pasolini e di essersi alterato, fino ad ucciderlo, a causa di alcune pretese sessuali non corrisposte. In realtà molte sono le falle nel racconto di Pelosi, dall’argomentazione sui tempi dell’omicidio all’arma ai segni di colluttazione mancanti sul corpo di Pasolini che rendono invalido il racconto di una colluttazione. Il presunto omicida, condannato nel 1976 con sentenza d’appello, nel 1998 prima e nel 2008 si è dichiarato innocente, riferendo che l’omicidio sarebbe stato commesso non da lui, ma da altre tre persone, i cui nomi non sono stati pubblicati e di cui non si era parlato fino ad allora per paura di ritorsioni; in effetti, la sentenza di condanna di primo grado parlava di omicidio volontario in concorso con ignoti, specificazione poi cancellata dalla Corte d’Appello. Le ipotesi di cui si è parlato nel corso degli anni sono molteplici e alcune degne dei migliori film di spionaggio: c’entrerebbero l’Eni per alcuni, per altri la mafia, per altri ancora i servizi segreti o politici di vario schieramento. Oriana Fallaci qualche giorno dopo pubblico sull’Europeo un articolo con un titolo chiaro “È stato un massacro” rendendo chiaro quello che molti ancora pensano della morte di Pasolini.

Oggi, come molti altri casi nella storia italiana, poca luce è stata fatta sulle vere vicende che portarono alla morte uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso la cui fama è forse maggiore oggi che all’epoca. Riprendendo la Fallaci, nella sua Lettera a Pier Paolo: “ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. [..]Poi sullo schermo della televisione [..] apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?”

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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