Pieczenik: la morte di Aldo Moro sacrificio necessario. Ma è credibile?

01/10/2013 di Andrea Viscardi

A Radio 24 emergono nuovi particolari su come andarono i fatti del 1978. Ma abbiamo scoperto che, in un'intervista del 1994, Pieczenik affermava esattamente il contrario di quanto dichiarato oggi

Steve Pieczenik, Aldo Moro

Steve Pieczenik e Aldo Moro – “L’obiettivo di Aldo Moro era restare vivo, a questo scopo era pronto a minacciare lo stato, il partito e i suoi stessi amici. Nel quadro della crisi, quell’uomo si stava trasformando in un peso, e non in un bene da salvaguardare”. Questo è uno dei passaggi dell’intervista rilasciata a Radio 24 da Steve Pieczenik, intervista immediatamente acquisita dalla procura di Roma. Psichiatra laureato ad Harvard, dottore in scienze politiche, Piczenik, funzionario del Dipartimento di stato americano, venne mandato in Italia ad assistere il governo durante il sequestro di Aldo Moro. Quarantacinque giorni in cui, lo statunitense – che afferma di aver agito senza direttive da parte del governo americano, se non quella di assistere i vertici italiani nella gestione della crisi – ricoprì un ruolo di primo piano, in qualità di consigliere di Francesco Cossiga. Resta un mistero, però, il fatto – scoperto proprio da noi – che lo stesso Pieczenik, nel 1994, affermò esattamente il contrario di quanto dichiarato oggi. Questo prima della pubblicazione di un libro-intervista, nel 2008, in cui sostenne di aver messo in atto una strategia di manipolazione al fine di salvare l’Italia. L’unico costo? Il sacrificio di Aldo Moro.

Aldo Moro, Steve PieczenikL’intervista a Radio 24 – Le sue parole svelano nuovi retroscena di quanto accadde nel 1978. Piczenik, freddo calcolatore, aveva compreso dopo pochi giorni dal suo arrivo a Roma che Moro, in quel momento, non poteva che rappresentare il sacrificio necessario per garantire all’Italia stabilità. Cossiga lo capiì, a suo dire, solo alcune settimane dopo. La morte dell’esponente della DC, insomma, sarebbe stata più un bene che un male. “Lo stato viveva in una condizione di terrore, tutti erano concordi che, se i comunisti fossero arrivati al potere, si sarebbe verificato un effetto a valanga, gli italiani non avrebbero più controllato la situazione. Mi dicevo, di cosa ho bisogno? Qual è il centro di gravità necessario, al di là di tutto, per salvare l’Italia? A mio giudizio questo si sarebbe creato sacrificando Aldo Moro”.

Stabilità per lo Stato – Il problema, per  Pieczenik, era riuscire a far perdere ogni briciolo di legittimità alle Brigate Rosse. Perciò l’emissario americano avrebbe teso una trappola: quella del falso comunicato, in cui si affermava che Aldo Moro fosse stato ucciso e gettato in fondo al lago della Duchessa. Se le BR fossero state intelligenti, cosa che il funzionario di stato dice aver capito non essere, avrebbero rilasciato il politico. Altrimenti, come accaduto, lo avrebbero ucciso, sancendo la loro fine e cadendo nel tranello teso dal funzionario. Con quel gesto, infatti, le BR persero qualsiasi tipo di appoggio da parte dell’opinione pubblica e la stabilità italiana poté considerarsi salva.

Vaticano e riscatto – Nell’intervista integrale vengono svelati altri retroscena particolarmente interessanti, in primis il ruolo propositivo della Chiesa. Come oramai noto, infatti, il Vaticano aveva raccolto molto denaro per il riscatto. Pieczenik afferma di essere stato lui a bocciare tale eventualità, perchè, in quel momento, si stava lavorando “per chiudere ogni canale attraverso cui Moro avrebbe potuto essere rilasciato. La posta in gioco erano le Brigate Rosse e il processo di destabilizzazione del’Italia”.

Steve Pieczenik, Aldo Moro e Br
Aldo Moro

Craxi? Era stato neutralizzato – Un altro mistero, invece, si apre su un personaggio fondamentale per l’Italia del decennio successivo: Bettino Craxi. I suoi tentativi di trovare una soluzione per il rilascio dell’esponente della DC erano, a dire di Pieczenik, già stati neutralizzati. “Craxi non mi preoccupava perche avevamo il coltello dalla parte del manico, sapevamo (il governo) qualcosa su di lui”. Quali fossero queste informazioni di cui il governo italiano era a conoscenza e che dissuasero Craxi dall’andare sino in fondo, però, resterà un mistero. In ogni caso, Pieczenik, ripartì per Washington pochi giorni prima del ritrovamento del corpo, perché, oramai, il destino di Moro era cosa assodata.

Ma nel 1994… – Dichiarazioni, comunque, che abbiamo scoperto smentire in toto quanto sostenuto dallo stesso Pieczenick in passato, in particolare rispetto ad un’intervista rilasciata, nel 1994, a Robert Katz e pubblicata su Panorama . Pieczenick dichiarava “il mio obiettivo principale è sempre stato salvare gli ostaggi facendo pagare allo Stato, o all’istituzione colpita, il prezzo minimo indispensabile” e sosteneva che i suoi inviti a trovare un intermediario legittimato da entrambe le parti, come il Vaticano o la Croce Rossa, insieme ai consigli su come gestire la questione, sebbene accolti positivamente da Cossiga e dai vertici italiani, non trovavano spesso riscontro nelle azioni del governo. I tentativi del Vaticano disse essere stati bloccati per iniziativa della DC, la delegittimazione delle lettere di Aldo Moro decisa da Andreotti e Cossiga, mentre affermò di essere rimasto sbigottito quando, nelle riunioni, si rese conto che “a nessuno di loro Moro stesse simpatico o andasse a genio come persona, Cossiga compreso. Era lampante che non stavo parlando con i suoi alleati”.

Congiura politica – Non mancava, allora, di gettare grandi sospetti su Cossiga e sulle trame politiche dietro al sequestro, eventualità assolutamente negata nell’intervista ascoltata ieri: “Dopo un po’ mi resi conto che quanto avveniva nella sala riunioni filtrava all’esterno. […] Così decisi di restringere il numero dei partecipanti alle riunioni, ma la falla continuava ad allargarsi, tanto che alla fine ci ritrovammo solo in due. Cossiga e io, ma la falla non accennò a richiudersi. […] Ciò che sospettavo, e fu il motivo per cui ripartii anzitempo, era che in realtà non gli interessasse affatto tirare fuori Moro vivo. A quel punto seppi che la mia presenza a Roma aveva un unico scopo di legittimare ciò che stavano facendo, che io ero funzionale ai loro obiettivi”. Qualche domanda, quindi, sorge spontanea anche a noi. Dove sarà la verità?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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