Picasso e la modernità spagnola in mostra a Firenze

22/09/2014 di Simone Di Dato

Con oltre 90 opere, tutte in prestito dal Museo Reina Sofia di Madrid, il percorso espositivo sarà incentrato sul periodo compreso tra il 1910 e il 1963.

Ha rappresentato lo spirito di un’epoca durata quasi settant’anni. Ha aperto e chiuso un secolo diventando il simbolo della modernità con un talento estroso e formidabili contraddizioni. Tra un periodo e l’altro Pablo Picasso (1881-1973) è riuscito ad occupare molto spazio: ha riproposto una pittura classicheggiante e monumentale, ha fatto del rosa il colore di un mondo idilliaco, del blu quello dell’introspezione drammatica, ha attraversato periodi africani e surrealisti, percorso la strada di sperimentazioni fino a scomporre la pittura da cubista. Insomma è stato tutto. E proprio quando la ricerca pittorica sembrava ormai esaurita, il genio di Malaga mise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica, rimescolando inaspettatamente le carte in tavola. Divenne di diritto l’emblema dell’arte del Novecento.

Pablo Picasso, Donna seduta appoggiata sui gomiti, 1939
Pablo Picasso, Donna seduta appoggiata sui gomiti, 1939

Di Picasso si è detto moltissimo, ma non tutto. Nella sua lunghissima carriera gli è stato riconosciuto il talento di “dipingere quadri emotivi, colmi di invocazioni alla sensibilità e sottigliezze del sentimento” ma si è pensato anche creasse arte troppo poco realistica o addirittura infantile. Ad ogni modo l’artista spagnolo riesce ancora oggi a fornire scorci originali e spunti di riflessione sempre nuovi. Ed è proprio da questa consapevolezza che prende il via la nuova mostra organizzata a Palazzo Strozzi, dal titolo “Picasso e la modernità spagnola” interamente dedicata alla sua ricerca artistica analizzata sotto una luce inedita. “Abbiamo pensato di parlare di come fosse realmente Picasso – spiega il curatore Eugenio Carmonacome artista moderno e quali sono le principali poetiche, riflessioni e tendenze che hanno caratterizzato la modernità spagnola. Parliamo di Picasso sotto una prospettiva diversa, di un Picasso insolito, che fa cose diversissime, che mai si arrende ad un’unica direzione.” L’idea di fondo è dunque quella di offrire approcci differenti alle poetiche e alle influenze che furono determinanti per l’artista, con l’intento di suggerire l’idea di variazione come caratteristica necessaria al concetto di modernità.

Con oltre 90 opere, tutte in prestito dal Museo Reina Sofia di Madrid, il percorso espositivo sarà incentrato sul periodo compreso tra il 1910 e il 1963 e indagherà tra le altre cose il particolare rapporto tra realtà e sopra-realtà, natura e cultura, tragedia storica e desiderio erotico,  illustrando la grande influenza che il genio ha avuto su tutta l’arte del XX secolo. Le 9 sale che ospitano l’inedita parabola artistica di Picasso, non trascureranno altri illustri esponenti dell’arte spagnola perché “l’obiettivo – chiarisce ancora Carmona – è riflettere sull’ascendente di Picasso e sul confronto con personalità del calibro di Mirò, Dalì, juan Gris, Maria Blanchard e julio Gonzales.”

Pablo Picasso, Testa di cavallo. Schizzo per Guernica
Pablo Picasso, Testa di cavallo. Schizzo per Guernica

Si partirà con “Variazioni”, una sezione dedicata alla versatilità iconografica e linguistica dell’artista. Uno stesso tema, soggetto o idea, viene elaborata da Picasso con diversi linguaggi plastici, in diversi momenti o anche simultaneamente: l’assenza di un’unità di stile diventa per il pittore una regola. In “Idea e forma” troveremo invece riunite opere astratte e figurative, dal Cubismo all’arte concreta: opere che percorrono le differenti circostanze storiche, socioeconomiche e politiche nelle quali dovette ridefinirsi. Continuando con “Lirismo. Segno e superficie”, sezione che affronta il cambiamento di sensibilità di molti artisti moderni che uniscono pittura e scultura, si passa per “Realtà e sopra-realtà” e “Natura e cultura” per arrivare a due sale dedicate a Guernica e all’intuizione che porterà Picasso a rielaborare il mito classico del Minotauro, per indagare la condizione psichica dell’arte e l’orrore della guerra e del genocidio della città basca.

Tra i numerosi schizzi preparatori e studi della celeberrima opera, non mancheranno capolavori assoluti di Picasso: “Ritratto di Dora Maar”, “Testa di donna”, “il Pittore e la modella”, I gronghi, Siurana, il sentiero”, tutte opere che dialogheranno con “Arlecchino” di Dalì, “Figura e uccello della notte” di Mirò e “Composizione cosmica” di Oscar Dominguez e che illustreranno l’autorevolezza del genio di Malaga rispetto agli artisti spagnoli impegnati nell’apertura cronologica ed estetica della modernità.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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