Da Picasso a Matisse: ritrovato il tesoro di Hitler

04/11/2013 di Simone Di Dato

Tesoro di Hitler, Monaco

Monaco –  Che i nazisti fossero morbosamente ammaliati dall’arte e dal suo valore era cosa piuttosto nota. Loro malgrado negli anni del Terzo Reich, a circolare non senza uno spirito di orgogliosa provocazione, erano prevalentemente tele dai soggetti, concezioni e valori estetici del tutto opposti ai motivi ideologici del regime. Ma degenerata o meno, l’arte valeva eccome e gerarchi nazisti come Himmler, Heydrich e Goering lo sapevano bene. La notizia del ritrovamento di numerose opere confiscate dalla Germania nazista in giro per l’Europa ha quindi del clamoroso. Secondo quanto riporta il settimanale Focus i quadri immondi che “andavano distrutti” e ritenuti persi per sempre, hanno invece trovato rifugio negli ultimi 50 anni in un vecchio appartamento di Monaco, dietro un muro di scatolette di fagioli e cassette di frutta.

Il tesoro di Hitler a Monaco, opere sequestrate dai nazistiOpere “degenerate” – Millecinquecento opere di grandi maestri della pittura  del XIX e XX secolo come Pablo Picasso, Marc Chagall, Henri Matisse, Franz Marc,  Max Beckmann, Oscar Kokoschka, Emile Nolde e Paul Klee sono state così rinvenute tra polvere e ricordi nel quartiere di Schwabing. Un’operazione di recupero, quella delle autorità tedesche, iniziata nella primavera del 2011 ma trapelata solo ieri per la buona riuscita delle indagini. Si tratta per lo più di pezzi saccheggiati dai musei o trafugati a famiglie ebree e collezionisti del tempo che pare abbiano un valore stimato intorno al miliardo di euro. Tra di essi “Il domatore di leoni” di Beckman, “Pferde” di Marc, e ancora il Matisse appartenuto all’ebreo parigino Paul Rosenberg, lavori di Otto Dix e Ernst Ludwig Kirchner. Dopo gli studi della storica dell’arte Meike Hoffmann circa 300 dei pezzi catalogati risultano essere proprio le “opere degenerate”, mentre si cerca nel frattempo la provenienza dei capolavori restanti. Una ricerca piuttosto complicata considerando l’assenza di liste complete.

Il Collezionista – Stando a quanto anticipa il periodico tedesco, tutto ha inizio quando Hildebrand Gurlitt, gallerista e storico di origini ebree affascinato dalla proibita arte moderna, acquisisce tra gli anni ’30 e ’40  per pochi soldi o in cambio di salvezza le opere incriminate, accumulandone a migliaia. Dopo una vita di rendita, vendendo pezzi minori per garantire ricchezza alla famiglia per generazioni, il grosso della collezione passa nelle mani del figlio Cornelius. Un segreto ancora custodito, anzi, trasferito accuratamente in una palazzina della periferia di Monaco in un appartamento riempito dal pavimento al soffitto che ha tutta l’aria di sembrare piuttosto una cantina.

Le indagini – La scoperta del tesoro di Hitler, insieme nemico di quell’arte ma consapevole del suo inestimabile valore, è avvenuta per puro caso. Un normale controllo della polizia doganale tedesca su un treno diretto in Svizzera inciampa nel figlio di Gurlitt seduto in uno scompartimento di quel convoglio, notato perché nervoso tra l’imbarazzo e le preoccupazioni. Una busta contenente 9 mila euro nella sua borsa è bastata a destare sospetti, dal momento che l’uomo privo di assicurazione sanitaria e pensione, non ha lavorato neppure un giorno della sua vita. Pertanto la posizione inesistente per il fisco e welfare era evidentemente collegata alle risorse accumulate dal padre negli anni del Reich.

Un eterno paradosso – Di tutta questa storia, degna trama di un thriller, resta ancora vivo un eterno paradosso. Come è possibile che una Germania così colta, polo culturale senza uguali, patria di grandi filosofi e letterati, culla di musicisti e pittori di estrema grandezza,  abbia impedito all’arte e le sue espressioni più svariate di prolificare indipendentemente dalle ideologie politiche? Fortunatamente, dopo due anni e mezzo di perquisizioni, sequestri e studi, restano ancora incredibili capolavori da riscoprire, pronti ad essere ammirati nei musei di tutto il mondo.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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