Piano riforme, governo rimandato a settembre

29/07/2014 di Giacomo Bandini

Su Matteo Renzi tutto si può dire tranne che non abbia fegato e coraggio. Tali caratteristiche ci vogliono infatti per poter promettere ad un elettorato deluso e stanco da vent’anni di mala politica e malaffare la realizzazione di un impianto di riforme a scadenza pressoché mensile. La palude politica ha, dunque, accolto a braccia aperte un simile temerario per poterlo inghiottire nel vortice delle scadenze e delle critiche. Prevedibilmente, infatti, pochissimi “appuntamenti riformatori” sono stati rispettati ed ora bisogna fare i conti con un Italia ancora immobile che non sembra affatto cambiata in meglio. Settembre si rivelerà ancora una volta il mese decisivo?

Riforme istituzionali, rinviate – Il piano generale avviato in febbraio prevedeva un primo disegno di legge di riassetto della struttura istituzionale: nuovo Senato, legge elettorale che sostituisse l’orrido Porcellum e modifiche al Titolo V. Un progetto piuttosto ambizioso e prevedibilmente tortuoso. L’annuncio primario fissava la dirittura d’arrivo entro febbraio 2014, ma era sinceramente parsa una fiduciosa frase di convincimento che la legislatura sarebbe stata retta davvero da un governo del fare, e subito. Il percorso di riforma subisce una serie di deviazioni infinite, in primis deve essere sottoposto all’approvazione di Silvio Berlusconi, fra ostruzionismo, slittamenti programmatici, critiche, dissidenti e una quantità di emendamenti infinita. Al momento, si parla di chiusura delle votazioni entro il 10 agosto, poi ci sarà una pausa nella settimana di ferragosto e subito dopo il governo tornerà a lavoro. Il sì definitivo alla riforma non arriverà prima del 2015 poiché, per Costituzione, si tornerà a votare nelle Camere dopo tre mesi dalla prima votazione.

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Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti

Lavoro a metà – A marzo, poi, si parlò molto della tanto agognata riforma del lavoro. La disoccupazione, specialmente giovanile, in crescita preoccupante e un mercato del lavoro stagnante rientrano nelle priorità del nuovo governo. Il Jobs act era stato annunciato per marzo eppure ha ricevuto il via libera delle Camere solamente a maggio, e parzialmente, poiché il decreto approvato è atto a semplificare solo apprendistato e contratti a tempo. Vi è in realtà una seconda parte che comprende il grosso della riforma, occupandosi ad esempio del riordino di contratti e degli ammortizzatori sociali, per ora  rimandata a dopo l’estate, che il ministro del Lavoro Poletti promette sarà legge entro la fine dell’anno. Alla quale va aggiunta la riforma del Terzo Settore, recentemente annunciata sempre da Poletti sulla quale i dettagli sono ancora pochi ed i lavori ancora ai preliminari.

Riforme in sospeso – Seguono poi una serie di riforme altrettanto importanti. In primo luogo quella relativa al riordino della giustizia. Dopo le bacchettate dell’Ue e le promesse di Renzi di portare a casa il risultato entro giugno 2014, il Consiglio dei Ministri riunitosi il 30 giugno ha riprogrammato l’iter del “cambiamento”: nel documento ufficiale dal sito governo.it si legge testualmente a proposito che sono state approvate solamente “le linee guida  della riforma della giustizia, su cui ora si avvia una fase di consultazione che si concluderà il 31 agosto 2014.”. Un altro slittamento: lo sblocco dei debiti della Pa verso le imprese. Annunciato a febbraio, entro 15 giorni dall’insediamento a palazzo Chigi, subito dopo viene spostato a luglio e infinte entro il 21 Settembre. Nel Def, però, non solo il pagamento è previsto ad ottobre, ma l’esborso viene ridotto sensibilmente. Stessa sorte subisce il completamento della riforma delle pensioni, il cui iter verrà ridiscusso a settembre, dopo la pausa estiva che si preannuncia più breve del solito.

Rimandati a settembre – Nel frattempo il ministro Boschi ha presentato a sua volta la versione estesa del “piano dei 100 giorni”. Si chiama “piano dei 1000 giorni” e partirà da settembre per arrivare al “naturale decorso della legislatura”, ma sin dal primo step appare molto come  l’ennesimo slogan di galleggiamento. Strano infatti in quale modo i tempi delle riforme siano rapidamente decuplicati. Le idee del governo, in realtà, sembravano tutto sommato valide, la determinazione anche. Sono evidentemente e prevedibilmente emersi nodi di tipo economico, vedi le numerose coperture mancanti, e politici, a partire dagli accordi forzati con Fi per arrivare all’accanita opposizione interna dei dissidenti, soprattutto sul nuovo assetto istituzionale. Il problema da porsi diventa se è possibile sciogliere questi nodi in futuro per velocizzare il processo di riforma. La risposta appare piuttosto incerta poiché va considerata la nuova spinta del centrodestra, l’accanita opposizione grillina e il solito Pd governativo tutt’altro che unito. Inutile girarci attorno, agosto sarà il solito mese di stallo e se qualche nodo verrà sciolto toccherà aspettare ancora un mese.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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