Piano Juncker: il PE approva

30/06/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Pochi ne hanno parlato. Settimana scorsa il Parlamento Europeo ha approvato con 464 voti a favore, 131 contrari e 19 astensioni, le regole sul piano quinquennale d’investimenti per €315 miliardi

Europa

Lo scorso novembre è stato presentato dalla Commissione Europea il cosiddetto Piano Juncker. L’intento di tale piano era creare un Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI) di 5 miliardi di euro, finanziato dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e un Fondo di garanzia di 16 miliardi di euro. Quest’ultimo fondo dovrebbe essere finanziato con 8 miliardi dal bilancio dell’Unione, che saranno utilizzati dalla BEI in caso di una richiesta di garanzia da parte di uno stato membro. In seguito alla proposta della Commissione, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea, dopo mesi di negoziati critici (otto incontri informali chiamati triloghi che si sono tenuti dal 20 aprile al 4 giugno) riguardo al regolamento di tale fondo di investimenti, hanno finalmente raggiunto un compromesso sulla proposta originale della Commissione.

A suo tempo, il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker aveva affermato che l’attivazione di tale piano “sarà un test di credibilità fondamentale per gli investitori ed i mercati internazionali; non si tratterà di una banca ma di un meccanismo facile da utilizzare e che potrà evolversi nel tempo”.

Finalmente, pochi giorni fa, più precisamente il 24 giugno, Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva, con 464 voti a favore, 131 contrari e 19 astensioni, le regole sul piano quinquennale d’investimenti per €315 miliardi . Questo fondo ha il compito di cominciare il periodo di finanziamento di investimenti vitali per l’Europa. Durante i negoziati col Consiglio, il Parlamento ha modificato la struttura di finanziamento del Fondo, ottenuto voce in capitolo nella scelta della leadership e rafforzato il controllo democratico sul suo funzionamento.

Il voto segna la fine di un processo legislativo che, anche se rapido, è stato troppe volte oggetto di accuse di rigorosità e di immobilismo nel campo degli investimenti economici a favore della produzione europea. Il Parlamento Europeo, discutendo animosamente con le fazioni interne contrare a tale pacchetto di investimenti ha cercato di migliorare la struttura finanziaria del fondo di garanzia del piano, le regole di Governance del fondo stesso, le sue modalità di lavoro e ha fortemente aumentato e favorito il controllo democratico sull’allocazione e distribuzione dei fondi a disposizione.

Ciò che ha clamorosamente interessato l’opinione pubblica europea è stato il ripensamento del PE rispetto  al programma di ricerca e innovazione “Orizzonte 2020” e al Meccanismo per collegare l’Europa (CEF – per collegare reti digitali, energia e trasporti in Europa), che verranno seriamente ridimensionati e riconsiderati, un paradosso considerato come questo dovrebbe essere l’anno europeo per lo sviluppo.

Ora che il Parlamento ha approvato le norme, il Consiglio deve fare altrettanto: un obbligo quasi morale, diremmo, in quanto solamente una forte spinta degli investimenti potrà seriamente rimettere in sesto l’economia dell’Europa che, purtroppo, si dimostra essere sempre meno competitiva e sempre meno versatile. Il Consiglio ha già confermato l’accordo provvisorio con il Palamento Europeo il 9 giugno scorso e perciò sarebbe impossibile anche solo pensare ad una cambio di rotta così incomprensibile. Di conseguenza esso dovrebbe presto dare il suo consenso con procedura scritta. Una volta che ciò sarà avvenuto, il regolamento del Piano Juncker entrerà in vigore (si spera già dall’inizio del prossimo mese) e il Fondo dovrebbe essere pienamente operativo entro settembre.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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