Piano Destinazione Italia (?)

19/09/2013 di Federico Nascimben

Riusciremo veramente ad attrarre investimenti esteri?

Decreto del fare

Questa mattina si è tenuto il Consiglio dei Ministri che, fra le altre cose, ha dato il via libera al “piano destinazione Italia” necessario, secondo le parole di Letta, per attrarre “degli investimenti [esteri, ndr] a cui diamo molta importanza, ci sarà una consultazione pubblica con soggetti istituzionali e pubblici, è importante dare un segno forte al mondo di coloro che sono interessati a fare investimenti economici e finanziari. […] Cominceremo anche un road show nelle principali piazze finanziarie ed economiche, la cui prima tappa sarà l’incontro a Wall Street la prossima settimana, a cui seguirà una tappa nei Paesi del Golfo il 7-8-9 ottobreL’Italia – ha continuato Letta – “non ha paura della globalizzazione, anzi vogliamo stare in questo sistema, con un modello che non è né l’outlet, in cui si svende tutto a poco prezzo, né Fort Apache, in cui si difende con le unghie e coi denti tutto ciò che è italiano“. Con il piano destinazione Italia inizieranno anche una serie di privatizzazioni, ma che riguarderanno – sempre secondo il Presidente del Consiglio – solo “cose che è giusto privatizzare perché non sempre privato è meglio del pubblico“.

Molteplici sono le condizioni che sfavoriscono gli investimenti esteri nel nostro Paese.
Molteplici sono le condizioni che sfavoriscono gli investimenti esteri nel nostro Paese.

Troppi problemi, scarsa competitività e pochi investimenti – Secondo l’OCSE, l’Italia è il 78° Paese al mondo per quanto riguarda la capacità di attrarre investimenti dall’estero. L’anno scorso, su 617 richieste di assistenza giunte ad Invitalia – l’agenzia che dovrebbe aiutare le imprese straniere ad investire nel Belpaese -, solo 35 si sono concretamente tradotte in un investimento estero; tradotto in numeri significa meno del 5%. I motivi sono noti e stranoti, ma soprattutto sono sempre quelli (segno di quanto poco si è fatto in questi anni): burocrazia opprimente con tempi di risposta troppo lunghi; tempi dei processi civili anch’essi eccessivamente lunghi; costo del lavoro non competitivo; carenze infrastrutturali; un livello di corruzione e illegalità (specie nel Mezzogiorno) assolutamente non in linea con i Paesi più sviluppati; last but not least, l’incertezza politica che impedisce di avere continuità nelle politiche per lo sviluppo. Al contrario, l’insieme di queste condizioni, favorisce invece la c.d. “fuga all’estero” delle imprese nazionali. Come dire: c’è chi non viene ma c’è chi va .

Cosa prevede il Piano – Fermo restando che questo è un problema che non vive solo il nostro Paese – anche se da noi, come noto, si vive la “malattia” in maniera molto più acuta -, ma è un po’ la grande questione dell’economia globalizzata, al piano destinazione Italia il Governo ci sta lavorando da quest’estate. Le linee guida sono quattro: giustizia, fisco credito e semplificazioni. Si prevede l’apertura di alcuni fori appositamente dedicati agli imprenditori esteri che vogliono investire in Italia, assieme ad un “percorso di privatizzazioni” – come definito dallo stesso Letta oggi -, per un totale di ben cinquanta misure “secche e semplici” per cercare di risolvere i problemi maggiori.

Alcune considerazioni – Visto che al momento chi vi scrive non ha ancora sottomano il comunicato del Governo con i dettagli del Piano (in quanto non ancora uscito), risulta difficile poter fare delle considerazioni nel merito. Per quanto riguarda i possibili riscontri del provvedimento emblematica risulta l’immagine della conferenza stampa data dai media nella quale, oltre alle classiche frasi ad effetto, ci si è concentrati soprattutto sulla questione giudiziaria di Silvio Berlusconi, dato che proprio in tale occasione Letta ha voluto replicare indirettamente al videomessaggio diffuso dal Cavaliere. Come dire: non certo un buon inizio, anche perché – ovviamente – è ben difficile immaginare che un semplice provvedimento (che verrà certamente ampiamente modificato nelle sue varie fasi) possa produrre qualche cambiamento sostanziale.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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