Piano Cottarelli, i primi annunci

19/03/2014 di Federico Nascimben

Arrivano i primi dettagli del piano del neo-commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, ma i risultati dipendono solo dalla volontà politica, ovvero da ciò che è sempre mancato

Dopo molte indiscrezioni, e dopo essere stato tirato più volte per la giaccia dalla politica, iniziano a trapelare i primi annunci sul Piano Cottarelli (qui la biografia del neo-commissario) e su come razionalizzerà e diminuirà la spesa pubblica. Appare opportuno parlare ancora di annunci in quanto, come da tradizione, la politica, non volendosi assumere tout court la responsabilità di tagli che scontenteranno – si spera, altrimenti vorrà dire che non produrranno alcun effetto – più di qualcuno, ha delegato un esterno, un tecnico, per individuare quei centri di spesa che necessitano di una “sforbiciata”. Appare inoltre opportuno ricordare che l’entità dei tagli, oltreché la loro efficacia, dipende solo ed esclusivamente dall’appoggio che la politica darà a Cottarelli e dalla conseguente volontà che questa avrà nell’attuare le proposte del Commissario. Renzi, oggi alle Camere, l’ha ricordato (qui il link): vedremo quindi se cambierà qualcosa rispetto al passato.

Carlo Cottarelli, Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica.
Carlo Cottarelli, Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica.

Il Piano Cottarelli, premessa – Carlo Cottarelli ha ricevuto l’incarico di Comissario straordinario per la revisione della spesa pubblica nel novembre 2013. Nell’interessante dibattito che si è venuto a creare sul sito lavoce.info (si veda qui, qui e qui), Cottarelli ha così spiegato in cosa si caratterizza, e cosa rende diverso dai precedenti tentativi, il suo lavoro: “la Rs [revisione della spesa, ndr] sarà attuata dalle stesse pubbliche amministrazioni. È questo il modo in cui viene realizzata all’estero […], e per due motivi ben chiari. Primo, le amministrazioni conoscono meglio di chiunque altro i punti di forza e di debolezza dei processi produttivi, sono loro che detengono le informazioni necessarie per analizzare i problemi e proporre interventi correttivi. Secondo, occorre responsabilizzare e motivare le pubbliche amministrazioni. Si dirà che in questo modo sarà difficile ottenere risultati perché le amministrazioni non coopereranno e che l’unico sistema di fare Rs è di prendere decisioni a livello centrale. Mi verrebbe da obiettare che l’approccio centralistico non mi sembra aver funzionato particolarmente bene nelle precedenti esperienze. Alla fine si è dovuto ricorrere ai tagli lineari. […] In altri termini, si è deciso di seguire un approccio bilanciato che stimolerà il dibattito senza deresponsabilizzare le pubbliche amministrazioni, anzi rendendole direttamente partecipi del processo”.

Com’è possibile leggere dal Programma di Lavoro (qui il link), gli obiettivi del Commissario sono due: condurre la revisione della spesa “delle amministrazioni pubbliche e società controllate […] per il periodo 2014-16“; istituzionalizzare tale processo di revisione della spesa di modo che “diventi parte integrante del processo di preparazione del bilancio dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche”.

Piano Cottarelli, contenuti – Nelle slide anticipate ieri dal quotidiano Il Tempo (qui il link), e diffuse oggi in tutti i quotidiani nazionali, è possibile vedere le prime anticipazioni del lavoro svolto finora dal Commissario e dal suo team (qui le slide). Senza entrare nel dettaglio, per il 2014 (ma su base annua, non parziale) i risparmi lordi massimi sono pari a 7 miliardi, sono invece 18 per il 2015 e 34 per il 2016. Nelle slide inoltre si ricorda che “quanto effettivamente realizzare di questi importi è una scelta politica“: ad esempio, se si vuole portare il cuneo fiscale a livello dell’area euro occorrono 32 miliardi di euro, circa due punti di PIL. In ogni caso, viene ricordato che “è opportuno utilizzare nel quadro macrofiscale cifre più basse per evitare sorprese, soprattutto nel 2014”; una precisazione che sembra essere un richiamo a chi ha parlato senza troppi problemi di 7 miliardi di euro subito, visto anche che “le proposte per il 2014 richiedono tempi per la preparazione della necessaria legislazione”. Inoltre, fra le criticità viene indicato che “a obiettivi di indebitamento netto su PIL invariati rispetto alla Legge di Stabilità, una parte rilevante dei risparmi di spesa andrebbero a riduzione del deficit non della tassazione, soprattutto nel 2015 e 2016″.

Aldilà di ogni possibile ragionamento sulle indicazioni presenti nel Piano Cottarelli, innanzitutto, scorrendo le slide, viene subito un sorriso in quanto, nella sostanza, i centri di spesa da razionalizzare o tagliare sono sempre quelli e non vi sono certamente novità in questo. Ma non poteva essere altrimenti, visto che bene o male ciò che bisogna fare per ridurre la spesa pubblica in questo Paese è noto più o meno a tutti da venti o trent’anni. Quello che emerge – ed è un lavoro che viene svolto nel Piano – è la mancanza di trasparenza da parte delle amministrazioni pubbliche e delle società partecipate, e quindi la difficoltà nel determinare il quantitativo da tagliare e le conseguenti comparazioni necessarie per svolgere questo lavoro. Quello che emerge è un sorriso (o un pianto?) perché scorrendo le slide, per l’ennesima volta, viene in luce quella zona grigia che grazie alla politica ha potuto nutrirsi prosperamente, in barba a crisi e annunci di tagli, e che proprio la politica per mancanza di volontà, incapacità o pura convenienza elettorale non ha mai voluto realmente contrastare. Un esempio di quanto appena scrittoci viene dal recente paper realizzato dai Proff. Arrigo e Di Foggia (qui il link da First online) sui sussidi pubblici a Ferrovie Italiane, in cui “si mette a confronto la spesa pubblica per le ferrovie nei principali paesi europei dal 1992 al 2012 dimostrando che il sussidio complessivamente corrisposto nei 21 anni presi in esame dallo Stato italiano è stato il triplo di quello medio corrisposto dagli altri quattro paesi europei presi in esame (Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia). E di conseguenza circa il 20% dell’attuale debito pubblico italiano di quasi 2000 miliardi di Euro deriva dalle erogazioni che il Tesoro ha fatto alle Fs“.

Chi vi scrive non pensa sia opportuno aggiungere altro riguardo ad uno dei temi maggiormente triti e ritriti degli ultimi anni, ma che dimostra come troppo spesso il Paese sia preda di sacche di corporativismo che difendono senza pudore i propri privilegi.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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