Philadelphia patrimonio UNESCO: se la cultura è un motore economico

16/11/2015 di Laura Caschera

Con numerosi investimenti in cultura e qualità della vita, Philadelphia diventa la prima città degli USA ad essere “incoronata” patrimonio mondiale dell'umanità, oppure, per dirla all'americana “world heritage”.

Philadelphia

Philadelphia è la prima città statunitense a divenire patrimonio UNESCO. L’organizzazione aveva già dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità nel 1979 la sua “Independence Hall”, dove fu firmata la Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776. Questa altissima onorificenza, che fa invidia a città cosmopolite come New York, oltre a dare un prestigio incommensurabile alla città più importante della Pennsylvania, contribuirà certamente anche ad un rilancio del turismo, e, di conseguenza, ad  entrate economiche aggiuntive.

Secondo il sito web dell’Unesco, la città “tra i due fiumi”, è stata scelta per i suoi principi di libertà e democrazia, e, soprattutto, per la vitale importanza del luogo, dal punto di vista storico e culturale, per la memoria dell’intera Nazione. Si sottolinea inoltre la sua fondamentale influenza nella conquista dei diritti nelle altri parti del mondo. La campagna per garantire a questa città la possibilità di entrare nello “walk of fame” delle bellezze mondiali, è cominciata tre anni fa, con l’iniziativa di Richard Hodges, e poi con le parole del direttore dell’Università della Pennsylvania, che durante un intervento si chiese: “Perchè Philadelphia non è patrimonio mondiale dell’umanità?”.

La scelta, avvenuta tra 260 città “papabili”, riflette senza dubbio l’evoluzione di Philadelphia, passando dal campo economico, fino ad arrivare all’importanza che negli ultimi anni ha rivestito l’ambito culturale e dell’educazione scolastica.  La città del fiume Delaware ha avuto dalla sua anche importanti eventi internazionali, che hanno contribuito a farla conoscere di più. Philadelphia, infatti, ha ospitato a settembre Papa Francesco, e la prossima estate ospiterà la Convention del Partito Democratico. Non dobbiamo però dimenticare che la città era già notevolmente conosciuta per la sua ricchezza di storia e per la sua scena artistica vibrante, compresi il museo della “Barnes Foundation” e il “Philadelphia Museum of Art”, dove sono state girate alcune delle scene più famose di “Rocky”, che ha consacrato la star Sylvester Stallone.

In realtà, questa candidatura non piove come un dono dal cielo. Philadelphia non ha fatto altro che investire in cultura, per valorizzare i suoi importanti musei e la sua storia. Le amministrazioni degli ultimi decenni hanno ribadito in modo forte e deciso come la promozione delle arti avrebbe poi prodotto sviluppo economico, ma ha guadagnato la spinta definitiva con l’elezione a sindaco nel 1991 di Ed Rendell. Il ruolo fondamentale di Rendell è stato quello di comprendere che le istituzioni culturali avrebbero potuto contribuire a “rivitalizzare” il centro città. Uno dei suoi sforzi fondamentali fu quello di “restaurare” la salute fiscale della città, in piena crisi economica e con un problema di disoccupazione elevata. La visione inaugurata da Rendell ha permesso, attraverso la valorizzazione di cultura e arte, di essere uno dei tasselli su cui costruire il rilancio della città. Partendo proprio dal considerare il settore come fondamentale per creare opportunità di lavoro.  Un’intuizione in realtà che si è affermata in molte parti del globo, ma che qui in Italia fatica ancora, a distanza di quasi 30 anni, a trovare spazio.

Negli anni, facendo da accompagnatori alle politiche cittadine, diverse istituzioni e associazioni esistenti hanno aumentato il loro focus di azione nel settore artistico e culturale anche nell’ambito economico. Basti pensare alla “Pew Charitable Trusts” e alla “William Penn Foundation”, che contribuito ad aiutare diversi gruppi a lavorare collettivamente per lo sviluppo del mercato dei loro prodotti.

Una città, Philadelphia, che ha saputo fare della sua storia un’arma a proprio vantaggio, in grado di recuperare con investimenti in cultura i risultati di un tracollo finanziario che rischiava di portare la città ad un punto di non ritorno. E allora ben venga questa onorificenza, che porta la bella città della Pennsylvania al centro della scena mondiale, e chissà se questa scelta non possa contribuire anche al rilancio di altre città degli Stati Uniti, spesso dimenticate dal grande pubblico.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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