Peter Schlemil, la storia meravigliosa

19/09/2015 di Nicolò Di Girolamo

Oggi si propone un libriccino estratto dal cuore pulsante del romanticismo tedesco, una fiaba addirittura, il piccolo capolavoro di Adalbert Von Chamisso titolato ‘La storia meravigliosa di Peter Schlemil’. La parabola di uno sventurato giovane ottocentesco nell’ottica verista, fatalista e disincantata così caratteristica del nostro paese.

Peter Schlemil

È ben comune sentir parlare de ‘Gli Italiani’, come qualunque altro collettivo nazionale, ma non è semplice comprendere a cosa esso si riferisca. Infatti poniamo caso di considerarlo un’ipotetica unità di misura, ‘L’Italiano’, cosa va a indicare? È forse un qualcosa di genetico, o caratteriale, oppure una semplice questione di territorio, magari ancora è un insieme di convenzioni sociali.

Non è facile trovare una risposta. In fin dei conti è possibile che questo ipotetico ‘Italiano’ non esista nemmeno, che sia un semplice frutto della fantasia. Eppure ognuno di noi uomini che parla la lingua “dove il sì risuona”, ha in mente una chiara idea di cosa questo nome significhi e di cosa comporti. Cosicchè forse potremmo semplicemente immaginare che questo nome richiami un modello di comportamento, una sorta di stereotipo base che forma un’identità in cui individualmente si può decidere se riconoscersi o meno.

Per avvicinare il nostro punto di vista e cercare di dare un quadro più preciso di questa idea astratta possiamo dire, senza allontanarci troppo dal nostro campo di interesse, che ‘L’Italiano’ non è certo un romantico, anzi rigetta ogni forma di romanticismo. Naturalmente si parla di romanticismo in ambito letterario e filosofico, non si sta facendo alcun cenno a telenovelas o ad alcun tipo di cioccolatini. Nonostante questo chiarimento, l’affermazione sembra ancora un po’ traballante in quanto sono stati chiamati italiani alcuni dei più grandi poeti e scrittori dell’epoca romantica, ma ecco proprio qui è l’errore di fondo.

Per fare un esempio basti pensare a Manzoni: quello che lo definisce è la sua grande opera, la sua scientifica ricerca linguistica che ha dato forma definitiva alla nostra lingua, ma con l’idea astratta di ‘Italiano’ non ha nulla (o poco) a che fare.  Verga d’altro canto – lui sì – è un ‘Italiano’ vero, a tutto tondo, infatti ha condotto una ricerca altrettanto scientifica non riguardo la lingua italiana ma sulla gente, sui dialetti, sulle piccole cose e, soprattutto (indizio determinante) sulla sventura.

Infatti, a ben guardare, il popolo italiano, perlomeno nell’ultimo abbondante millennio, non si può definirlo che un popolo sventurato, straziato da innumerevoli dominazioni e guerre civili di ogni sorta; tanto che ha sviluppato ‘darwinianamente’, una sorta di atteggiamento distaccato diffidente e sospettoso nei confronti di ogni ideale. Le abilità che abbiamo sviluppato nel vivere al centro delle più grandi confusioni sociali e politiche di tutti i tempi ci hanno portato a sviluppare un certo orgoglio che alcuni definirebbero voluptas dolendi un  sentimento agrodolce, un atteggiamento di sfida verso il destino e i suoi dardi.

Eppure oggi si propone un libriccino estratto dal cuore pulsante del romanticismo tedesco, una fiaba addirittura, il piccolo capolavoro di Adalbert Von Chamisso titolato ‘La storia meravigliosa di Peter Schlemil’. Infatti, sarebbe interessante provare ad osservare la parabola di questo sventurato giovane ottocentesco nell’ottica verista, fatalista e disincantata così caratteristica del nostro antico paese.Vi basterà sorvolare su tutti i piagnistei e i salamelecchi con cui gli scrittori di quei tempi amavano adornare l’essenziale e troverete una vicenda davvero intrigante, di un simbolismo ambiguo e indefinito che lascia svariate possibilità di interpretazione ma sempre in una particolare, soffusa luce di positività.

Come commenta Gaetano Cappelli: ‘Pensare alla possibilità di un’interpretazione definitiva della Schattenlosigkeit (la mancanza dell’ombra) significherebbe comunque non comprendere la natura stessa del simbolo, impoverirne la illimitata virtualità espressiva da cui la meravigliosa storia trae quell’aura di lieve ironica ambiguità che, come scriveva Bonaventura Tecchi, ne costituisce l’intrigo e insieme l’incanto.’

Non riuscirete ad evitare di immedesimarvi in questo giovane strampalato impacciato e un po’ sfortunato che vive le più incredibili avventure prima di trovare la pace nella passione per la ricerca e lo studio. Pur simile ad un Candide, Schlemil è forse meno caricaturale e più umano, riuscirete a percepire il pulsare dei suoi pensieri nelle tempie e la lettura vi lascerà un senso di leggerezza e buonumore che non posso che augurarvi.

In fondo si deve forse ammettere che anche una qualche piccola, infinitesimale particola di romanticismo debba essere presente nel concetto di ‘Italiano’.  Questo libriccino è un piccolo vanto per questa rubrica in quanto anche il Cappelli stesso ci racconta come ha provato la nostra stessa gioia della scoperta.

Girai, chiesi in tutte le librerie che mi capitava. Niente. Eppure si trattava della celebre Storia di Peter Schlemil, tra i racconti più belli del romanticismo tedesco, un ‘classico’ di quella letteratura. La scoperta devo confessarlo, solleticò la mia vanità: conoscevo, con pochi altri, un piccolo tesoro dimenticato: dovevo assolutamente procurarmi il libretto prezioso.’

Ora siamo, di buon diritto, tra quei pochi altri.

The following two tabs change content below.

Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
blog comments powered by Disqus