La performance della Borsa specchio del Paese

07/06/2016 di Alessandro Mauri

La performance negativa di Borsa Italiana negli ultimi anni mette in evidenza la mancanza di fiducia nel sistema Italia, non solo per la crisi

L’investimento sulla Borsa di Milano, negli ultimi anni, si è rivelato il peggiore possibile per gli investitori, anche nel lungo periodo infatti la performance è stata estremamente negativa, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare fino a 10 anni fa. Vediamo cause e conseguenze del declino di Piazza Affari.

Il calo dei mercati – I mercati azionari sono, per loro stessa definizione, rischiosi e soggetti ad elevata volatilità, specialmente nel breve periodo. Quello a cui si dovrebbe assistere nel lungo periodo tuttavia, secondo una nota legge economica che associa maggior rischio a maggior rendimento, è un generale apprezzamento delle azioni quotate in borsa, o quantomeno un trend che annulli le perdite verificatesi nel breve periodo. Se si considera tuttavia il periodo che va dal 2006 ad oggi, ovvero i 10 anni che sono convenzionalmente considerati come “lungo periodo”, sono ben poche le azioni che hanno registrato rendimenti positivi in borsa, mentre il calo medio del paniere di titoli quotati su Piazza Affari è di circa il 50%, con alcuni titoli che hanno perso quasi interamente il loro valore. Si tratta di una tendenza registrata in molti paesi europei, ma particolarmente significativa alla Borsa di Milano, che spesso è “maglia nera” nelle performance azionarie del vecchio continente, e raramente mette a segno rimbalzi significativi.

Crisi e banche le cause – Certo, se si considera il minimo storico del 2012, quando il FTSE Mib aveva toccato i 13000 punti, ad oggi il recupero è stato evidente, con il paniere che oscilla tra i 17.000 e i 18.000 punti. Tuttavia se ci si spinge più indietro nel tempo, ci si accorge che solo 10 anni fa Piazza Affari raggiungeva tranquillamente i 35/36 mila punti, ben il doppio delle attuali quotazioni. Di mezzo, tra il 2006 ed oggi abbiamo assistito ad una delle più gravi crisi finanziarie della storia recente, che ha sicuramente depresso la borsa di Milano e degli altri paesi europei, ma buona parte del crollo si è verificato solamente negli ultimi anni. In particolare il settore bancario è quello che più ha sofferto la volatilità dei mercati, depresso dalla crisi di diversi istituti, dagli stress test dell’EBA e, ultimo in ordine cronologico, dalla necessità di smaltire uno stock di crediti deteriorati difficilmente gestibile, tanto che anche le banche più in salute (per esempio Unicredit) hanno registrato performance peggiori della media del listino.

Il problema italiano – Quello dello scarso appeal che la borsa di Milano dimostra nei confronti degli investitori è un problema noto da tempo, e che può essere ricondotto alla scarsa dinamicità dell’economia italiana e all’altrettanto carente propensione al mercato delle aziende italiane, troppo piccole e troppo poco capitalizzate per essere quotate. Questo comporta due problemi: innanzitutto in borsa sono presenti poche imprese, per la maggior parte banche, la cui volatilità si propaga con estrema facilità al resto del mercato; il secondo è che il tessuto produttivo del Paese continua ad essere costituito da imprese troppo piccole per poter competere seriamente sul mercato, e che sono eccessivamente dipendenti dal credito bancario. E’ dunque evidente come il problema sia strutturale e non legato solamente alla contingente situazione di crisi finanziaria.

L’aiuto indiretto che arriva dalla BCE, che con il Quantitative Easing inonda il mercato di liquidità, spingendo gli investimenti da titoli sicuri a titoli con maggior rischio e rendimento, sembra non essere sufficiente a bilanciare la mancanza di fiducia nel sistema Italia, e in particolare nel settore bancario. Serve dunque riconquistare gli investitori attraverso il rafforzamento del sistema bancario, che è un obiettivo che si sta difficilmente perseguendo, e favorire la quotazione, anche sul mercato principale (il Ftse MIB) di quelle imprese innovative che stanno registrando performance molto positive.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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